"Io e l'Avvocato", il primo libro di Mimmo Calopresti

Il romanzo del regista calabrese, tra la storia d'Italia e quella personale

Mimmo Calopresti, "Io e l'Avvocato", Mondadori

Micol De Pas

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Il mondo spaccato in due. Tra Nord e Sud, tra ricchi e poveri. L’inizio de Io e l’Avvocato è fissato nel 1936, data impressa sulla prima pagina del primo romanzo di Mimmo Calopresti. Come in un film, la scena iniziale è in mano a una nobildonna che viaggia in treno, insieme ai suoi sette figli, governanti e inservienti vari, tanti da occupare un intero vagone.

Poi, la cinepresa si sposta in Calabria, interno povero: la prima colazione in una famiglia con padre, madre e otto figli. Il clima è gelido, non solo per un fatto stagionale: non si può sgarrare. Tanto che Emilio deve lasciasre la scuola suo malgrado per portare a casa i soldi, come gli altri. Gianni, invece, è il prescelto nella famiglia dei ricchi e dovrà prendere in mano l’azienda di famiglia.

Il romanzo procede con zoomate sulle due realtà, tra sarti a domicilio e vestiti eleganti e la vita di paese di Emilio. Finché Gianni diventerà il presidente. Del gruppo Fiat, naturalmente. Aveva 45 anni e solo due anni dopo, Emilioarriverà a Torino come operaio, proprio alla Fiat. Le vite procedono in parallelo, con la distanza di sempre. Emilio viene raggiunto dalla famiglia, («Sulla banchina della stazione di Porta Nuova, era sembrato che tutta la Calabria fosse arrivata a Torino»), mentre i fasti degli Agnelli consentivano all’Avvocato viaggi, barche e quell’abbronzatura che lo rese famoso.

Poi il mondo cominciò a cambiare. Il figlio di Emilio, Mico, cresceva a Torino, dove reagiva con cura all’emarginazione: «Alla fine delle scuole medie avevo unito il mio destino con quello di ragazzi aristocratici, della borghesia, che si erano illusi di poter fare una rivoluzione, impossibile in un Paese che di rivoluzioni non ne aveva mai voluto sapere (...) Per reazione mi ero messo a studiare con furia e, invece di trovare la chiarezza che cercavo, avevo aggiunto confusione a confusione. Un solo concetto era rimasto in me come un marchio indelebile: ero figlio di un operaio della Fiat. Questa definizione, quando la ripetevo, mi inorgogliva, mi sentivo uno di loro e lo sarei stato fino al giorno in cui uno di quegli uomini fosse rimasto sulla faccia della terra». La contestazione era cominciata, poi gli anni ’80, Mico si laurea, diventa professore e poi regista di successo. Intanto, il figlio di Gianni Agnelli, Edoardo,  finisce per imboccare un cammino di fallimenti che lo guiderà a un tragico epilogo. Dal quale, per le strane storie della vita, Mico tenterà di salvarlo, ma non ci riuscirà.

C’è tutto: la storia dell’Italia, della contestazione, del divario sociale e un po' di biografia dell'autore, nato a Polistena, in Calabria, ma cresciuto a Torino. Nel romanzo c’è anche tanto cinema: il Calopresti scrittore punta, come un regista, la cinepresa sui dettagli, nelle case, nelle piazze e negli animi dei personaggi. Il tutto, naturalmente, accompagnato da adeguata colonna sonora: Guccini, i Clash, i Nomadi…

Io e l'Avvocato di Mimmo Calopresti

Mondadori Strade blu, 276 pagine, 17 euro

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