Intervista a Mogol: gli aforismi, la musica, la vita

Giulio Rapetti parla del volume da lui scritto, presente al Salone del libro di Torino, dei talent show, della sua scuola per cantautori e musicisti e della passione per il calcio

Giulio Rapetti, noto come Mogol (Credits: Ansa)

Marida Caterini.

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Il meccanismo che lo spinge a scrivere aforismi è il medesimo grazie al quale ha scritto indimenticabili brani musicali: il desiderio di raccontare. L'unica differenza è l'assenza della suggestione musicale. Giulio Rapetti, in arte Mogol, personalità di spicco nella musica leggera italiana non solo per il fortunato sodalizio artistico con Lucio Battisti, confessa a Panorama.it che lo ha incontrato, un desiderio tenuto nascosto per anni: estrinsecare stati d'animo, pensieri, riflessioni, idee, episodi di vita attraverso gli aforismi. Tutta la momentanea produzione è raccolta adesso nel volume Le ciliegie e le amarene: aforismi, pensieri, parole, autore Giulio Rapetti, edizioni Minerva di Bologna. Il libro ha già avuto una serie di riconoscimenti ed è presente anche al Salone del libro di Torino. Ma Mogol ha ancora molto da raccontare come ci ha svelato in questa intervista.

Come ha scoperto questa tendenza?
In effetti scrivo aforismi da anni ma li tenevo nel cassetto. Poi con l'avanzare dell'età, all'atavico e proverbiale ritegno ereditato da mia madre, si è sostituito il desiderio di comunicare agli altri il mio pensiero libero fatto solo di riflessione, prescindendo da qualsiasi esigenza di scrittura musicale come autore. Credo che in questo modo il fascino della vita da me descritto in maniera semplice possa essere compreso da una larga fascia di pubblico a cui io stesso mi approccio in maniera semplice.

Il suo libro è anche al salone del libro di Torino?
Non solo, ha vinto anche il Nux Premio Internazionale della Fiera del Libro di Milano e il Premio Fondazione Carife alla Cultura 2013, riconoscimenti che mi gratificano e mi incentivano a continuare su questa strada, perché "le cose più evidenti non sono colte da tutti". E questo è un aforismo che aggiungerò alla mia nuova raccolta creato in diretta per i vostri lettori.

Dall'alto della sua esperienza professionale, qual è la sua opinione sui talent show?
Dal punto di vista spettacolare hanno una propria validità, ma non sono certo basati sulla qualità. La valutazione delle canzoni sembra facile ma deve basarsi su una conoscenza profonda. Invece sembra che uno degli aspetti fondamentali sia il litigio tra i docenti. Tutte le manifestazioni canore si basano sullo spettacolo e contengono un errore di base: non hanno compreso che a lungo andare la vera qualità canora è riconosciuta dal pubblico che trattiene e tramanda, negli anni, soltanto il meglio della musica. Se molte canzoni vengono dimenticate, dipende soltanto dalla scarsa quantità di emozioni che son riuscite a comunicare.

Lei, dunque, crede nella potenza della cultura popolare nel campo musicale?
È davvero l'unica cultura che la gente comune assorbe e fa propria per consegnare al futuro determinate canzoni. Oggi, ad esempio, intorno ai talent show e a molti cantantisi costruisce un grande apparato pubblicitario e visivo che contribuisce a far diventare quasi familiari i cantanti stessi. Ma spesso tutto questo può anche esaurirsi in pochi anni.

Invece al CET (Centro Europeo Toscolano) la sua modernissima scuola per autori, musicisti e cantanti, in Umbria, le cose vanno in maniera ben differente.
Innanzitutto il CET è una istituzione nella quale si diventa docenti dopo un lavoro lungo e formativo. La scuola, negli anni, ha diplomato 2400 allievi, ha dato possibilità professionali a tanti giovani di talento grazie ad una linea di insegnamento all'avanguardia che pone al centro dell'attenzione i singoli allievi, la loro personalità. I docenti cercano il modo migliore per valorizzare aspetti magari sconosciuti agli stessi ragazzi. Questa esperienza del CET è a disposizione di tutti. Abbiamo infatti realizzato un volume, non pubblicato, ma consultabile in loco, nel quale sono raccolte tutte le opinioni e le esperienze degli studenti transitati da noi.

Quali sono, a suo parere, i giovani talenti musicali e canori di oggi?
Oltre ai cantautori della vecchia guardia, apprezzo molto Arisa, brava e preparata, e Giuseppe Anastasi che per lei ha scritto La Notte, un professionista dal talento destinato ad essere ricordato nel tempo. Apprezzo anche Raphael Gualazzi e Jovanotti. Ho molta stima per Gioni Barbera che dal 1996 è nostro docente al CET e dal 2000 anche coordinatore musicale dei corsi.

Lei, nel lontano 1975, ha fondato la Nazionale Italiana Cantanti che continua a disputare incontri di calcio a scopo benefico in tutt'Italia. Che rapporto ha con il calcio?
Intanto gioco la mia partita ogni domenica, faccio due allenamenti a settimana, tifo per la Ternana a livello locale, ma per tutte le squadre italiane quando sono impegnate in incontri internazionali. E ogni giorno faccio la mia piccola, salutare, corsa quotidiana.

Progetti futuri?
A livello immediato penso a tre concerti che avranno come filo conduttore "50 anni di capolavori" e che mi piacerebbe portare in tour attraverso l'Italia.

Quali sono le sue letture preferite?
Tra gli scrittori italiani, amo Piero Chiara, tra i classici, Flaubert, Tolstoj, Steinbeck, Hemingway.

Le ciliegie e le amarene: aforismi, pensieri, parole
di Giulio Rapetti
Minerva Editore
17 euro, pagg. 312

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