'In via del Campo nascono i fiori' di Rossella Bianchi. Una storia vera

La storia di un uomo che voleva essere solo una donna

Rossella Bianchi, In via del Campo nascono i fiori (particolare della cover) – Credits: Imprimatur editore

Valeria Merlini

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Mario Bianchi. Il più comune dei nomi, quello che prendi ad esempio per tizio o caio. Invece in questo caso Mario Bianchi ha un’identità vera e propria, connotazioni definite e data di nascita. Tranne che per l’immagine…

Mi sono trovata coinvolta nelle pagine di In via del Campo nascono i fiori (Imprimatur ). Per varie ragioni. Perché ho letto di una Genova che da frequentatrice del Levante mi era sconosciuta. Perché ho letto di una storia che a tratti sembra inventata, ma poi con uno strattone vieni riportata alla realtà. Perché ho letto di una vita spesa a districarsi nel suo difficile cammino. Perché ho letto di persone realmente esistite che sembrano finte talmente assurde. Perché ho letto una storia vera e, si sa, le storie vere magari non ti convincono mai all’inizio per una scrittura che incespica come su tacchi a spillo, ma poi prende la giusta direzione e allora non ti fermi più.

Mario Bianchi non è più Mario, ma Rossella. È sbocciata sin da giovane, tra mille dubbi e indecisioni, poi è nata, anzi ri-nata. Io sono davvero grata a questa “Princesa” perché con la sua memoria ha reso davvero umane (nel senso di tangibili) a tutti delle persone da sempre o spesso ghettizzate.

“Molti dicono che vendere il proprio corpo sia la cosa più umiliante, ma quando hai conosciuto il dramma di non essere accettato dalla tua famiglia, dalla società, la frustrazione di vederti rifiutato un lavoro al quale avresti diritto, la persecuzione e la fame, la prostituzione è una via di uscita.se non obbligatoria, almeno la più indolore. Quando non hai più fame e puoi comprarti quello che ti piace ti accorgi che non te ne frega niente di chi non ti dà un lavoro, di chi non ti accetta, di chi ti deride, perché il lavoro te lo sei inventato e un po’ di dignità la recuperi senz’altro”.

Il ghetto. Il loro cumulo di vicoli nella Genova che non esiste più. Fatta di prostituzione, di malavita, di gay, di spacciatori e di trans. Di commercianti, di persone comuni, di parrucchiere e di tassisti. Di poliziotti e di gente di malaffare.
Questa è la Genova che ha vissuto dagli anni Sessanta Mario/Rossella.

“(…) dopo quasi cinquant’anni avrei talmente tante cose da raccontare che non potrebbero entrare tutte in un’autobiografia. Memorie belle e brutte, momenti di felicità (pochi) e disperazione (di più), fino al raggiungimento di un equilibrio conquistato attraverso disgrazie, malattie, carcere, amori bellissimi e amori naufragati miseramente, periodi di fame e periodi di “splendore”. Oggi mi dico che tutto valeva la pena di essere vissuto, perché ho amato, ho sofferto, ho fatto quello che volevo, ho vissuto come volevo e se guardo indietro, a torto o a ragione, sono fiero di me stesso”.

Ha avuto molti incontri Rossella, semplici amici e amori sconfinati, storielle di poco conto e persone incancellabili. Dalla mente e dal cuore. Il suo memoir scorre attraverso gli anni, dipinge un ritratto preciso e concreto di chi sono stati i primi trans e dei mali della società. Delle battaglie perse e di quelle vinte.

“Più che un’autobiografia, la mia potrebbe sembrare un elenco di sventure e disavventure”.

Coraggiosa e combattiva, Rossella ricorda gli eventi e le persone che hanno sfiorato e poi cambiato la sua vita. Indimenticabili Don Andrea Gallo e Fabrizio De André.

In via del Campo nascono i fiori
di Rossella Bianchi
Imprimatur, 2014

@violablanca

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