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Ilaria Gaspari, 'Etica dell'acquario' - La recensione

L'Umanesimo triste della Normale di Pisa: amore e morte sulle rive dell'Arno

Etica dell'acquario

Etica dell'acquario, particolare della copertina – Credits: disegno di Pedro Scassa

Pisa in novembre soccombe a una pioggia disperata. Ilaria Gaspari personifica la città toscana in una fiaba plumbea piena di simbologie archetipiche, un romanzo d'esordio ricco di plancton letterario e psicanalitico. Lo stesso titolo, Etica dell'acquario, è misterioso e sfuggente come un inner speech, un atto linguistico inespresso, un'immagine in libera associazione con i pensieri oscuri e il vivere quotidiano. A Pisa si ritrovano dopo dieci anni Gaia e Marcello, Leo e Cecilia, ex compagni di università in un acquario di cervelloni: la Scuola Normale di Pisa. Sembrano felici, l'intesa di un tempo non ha perso vigore. Ma il motivo per cui sono di nuovo insieme nasconde il germe di un'angoscia che si scioglierà solo nell'ultima pagina.

Una piccola comunità in una città piccola può somigliare a un ghetto, una caserma. Dove implode la carica primordiale di cinquecento ventenni che vivono a stretto contatto in un vivaio di menti destinato a fornire la crème del futuro mondo accademico. È Gaia a raccontare, in prima persona. Nel lungo flusso di coscienza i suoi flashback sugli anni dell'università somigliano molto poco a quella festa non stop che molti coetanei nel frattempo avevano la fortuna di sperimentare. A Pisa c'era un atmosfera di violenza compressa frutto dell'isolamento e della convivenza forzata, dell'ambizione e competitività. Trasformati in branco, gli studenti inscenavano con il rito del processo alle matricole una parodia - insieme ridicola e feroce - delle gerarchie di gruppo.

Gaia usava la sua bellezza come scudo per proteggere un'identità ancora da sbozzare. Ma col passare del tempo il suo strumento di seduzione diviene prigione, esilio, colpa. In un ambiente dove avere vent'anni ed essere belli era considerato colpevole e volgare, la vanità di Gaia fa breccia un giorno tra gli scaffali della biblioteca nella contorta personalità di Virginia, che sviluppa per lei una ossessione dai tratti maniacali. Il narcisismo diventa una trappola, il bisogno di controllo si trasforma patologicamente in nostalgia preventiva dell'amore ideale. Il giorno della laurea abbandona Marcello, il ragazzo di cui è innamorata, e fugge verso una nuova vita fatta di rassegnazione e sigarette corrette.

La vena noir di questo romanzo non scorre nei delitti ma nel nervo scoperto della femminilità, che la narratrice consegna al lettore con qualche compiacimento morboso. La scrittura di Ilaria Gaspari è un suadente risucchio, fangoso come sabbia mobile. Un bambino mai nato è simbolo del passaggio drammaticamente "interrotto" di Gaia a un'affettività matura. Così, una volta nascoste nella fatuità le cicatrici dell'acquario, il ricatto perverso di Virginia consiste nel corrodere giorno per giorno la vita dell'ex vicina di stanza prestandole uno specchio molto riflettente: se stessa. La sua ossessione era la mia, conclude la protagonista, "vivere per appassire nel ricordo di un amore passato".

Etica dell'acquario e immoralità dei pesci. Un romanzo imperfetto, forse, ma opportunamente scomodo e pieno di scossoni. Un romanzo d'amore e morte al riparo dai luoghi comuni, e con una sceneggiatura molto poco "televisiva". Sulla paura di crescere e di farsi intrappolare nell'abitudine dei plurali, sulle angosce segrete celate nei ricordi e sulla perversione magnetica del futuro anteriore. Un romanzo anestetico, sulla solitudine che domina le persone.

Ilaria Gaspari
Etica dell'acquario
Voland
191 pp., 15 euro

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