Il volontario di Auschwitz

Uno storia vera, tra le tante, che racconta di un uomo: l’unico a essere entrato volontario ad Auschwitz. Per organizzare la rivolta

– Credits: Ufficio stampa Piemme

Marina Jonna

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Ogni storia di quel periodo fa venire i brividi. Uomini normali con una vita regolare si scoprono eroi nel tentativo di salvare i propri simili dallo sterminio.

Di qualsiasi colore esso sia: lui combattè infatti sia contro i nazisti sia contro i sovietici. Rimettendoci la vita.

Tra questi spicca la storia del capitano Witold Pilecki, raccontata nel libro Il volontario di Auschwitz (edizioni Piemme), l’unico a essere entrato volontariamente nel campo di Auschwitz, per raccogliere informazioni sulla struttura del campo e organizzare una rivolta.

Come si legge nella presentazione: “Auschwitz è ancora in fase di costruzione, e i prigionieri che non vengono liquidati immediatamente sono costretti a turni di lavoro estenuanti, soggetti a punizioni crudeli, decimati dalle malattie. Witold subisce come tutti il freddo e la fame, assiste impotente a crudeltà inaudite, ma la sua forte fibra e la sua determinazione lo aiutano a sopravvivere. A poco a poco comincia a tessere la sua rete clandestina, “arruolando” compatrioti e organizzandoli in cellule indipendenti e sconosciute le une alle altre. Intanto Auschwitz continua a crescere, le camere a gas e i forni crematori lavorano a pieno ritmo, la terribile macchina del campo è sempre più organizzata, cominciano gli esperimenti medici. Per tre anni, Pilecki aspetta in quell’inferno il momento di dare il via alla rivolta, ma l’ordine non arriva mai. Nel 1943 decide che non può più fare nulla nel lager e, con l’aiuto dei suoi amici, riesce a scappare. Dopo una fuga rocambolesca ritrova la libertà e prosegue a lavorare per la resistenza”

“Il gioco che stavo giocando ora ad Auschwitz era pericoloso. Questa frase non rende a pieno la realtà: di fatto, io ero andato ben oltre ciò che la gente nel mondo reale consi- dererebbe pericoloso...” (capitano Witold Pilecki).

Il senso di questo libro risiede nelle parole scritte nell’introduzione di di Norman Davies: “Un altro equivoco comune riguarda la piaga dei campi di concentramento. Molti occidentali continuano a credere che i campi di concentramento fossero in qualche modo un monopolio dei nazisti; inoltre ignorano la differenza sostanziale fra campi di concentramento, come dachau o Majdanek, e campi di sterminio veri e propri, come tre- blinka. Pochi di loro sono consapevoli che i sovietici “liberatori di Auschwitz” erano impegnati a gestire a loro volta una massiccia rete di campi di concentramento. In effetti, l’acronimo russo gulag sta per “direzione statale dei campi di concentramento”. Tutto indica che gli strumenti di repressione sovietici distrussero più esseri umani dei loro omologhi nazisti”.

"Il terzo rapporto di Pilecki su Auschwitz fu scritto nel 1945, quando la sua lotta contro la tirannia tedesca era finita e la sua lotta contro la tirannia sovietica stava per cominciare. È una testimonianza pregnante della doppia minaccia che l’Europa affrontò a metà del XX secolo”. E ancora: “Ma l’incredibile carriera di Pilecki non finì con la dichiarazione di pace. Fu messo a morte con un atto di omicidio giudiziario, distrutto da un regime comunista che lavorava per gli interessi di Stalin e trattava tutti i non comunisti che combattevano per la resistenza come traditori e favorevoli al nazismo. Il nome di Pilecki rispecchia il tragico destino di milioni che l’occidente ha dimenticato. Solo cogliendo l’autentico orrore della sua sorte si può comprendere cosa sia stata veramente la seconda guerra mondiale in Europa”.

Finito in un campo di lavoro sovietico come prigioniero politico, fu scoperto, processato e giustiziato nel maggio del 1948. Fino al 1989 le informazioni riguardanti l’attività di Witold Pilecki furono censurate.

Il libro è anche corredato di tantissime immagini d’epoca: più eloquenti di mille parole. Da leggere.

Il volontario di Auschwitz

di Witold Pilecki (Piemme)

pag. 356 - 18,50 euro

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