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Il primo inverno, Philipp Blom

Un saggio che racconta la piccola era glaciale che ha dato inizio alla modernità e riflette sui cambiamenti climatici

Il primo inverno Philip Blom

Matilde Quarti

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A fronte del cambiamento climatico che il mondo si sta trovando ad affrontare, e che da qui ai prossimi vent’anni metterà l’umanità intera – e non certo le singole nazioni – davanti a delle scelte inderogabili, il saggio di Philipp Blom, Il primo inverno (Marsilio, 2018) è particolarmente interessante, perché descrive le conseguenze di un altro cambiamento di clima (di natura molto diversa) che ha investito la Terra tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Settecento.
Viene chiamata “piccola era glaciale”, ed è tra i motori dell’Illuminismo.

Cambiamenti climatici e trasformazioni sociali

Grandinate estive e piogge torrenziali, si alternano ad anni di siccità, le stagioni sembrano sconvolte e gli inverni, precoci e rigidissimi, impongono di cambiare piccole e grandi abitudini quotidiane e sprofondano la popolazione europea nello sconforto (benché il cambiamento sia percepito a livello globale, Blom sceglie di concentrarsi sulla situazione dell’Europa).
Sulle cause di questo improvviso e persistente rigore – gli estremi dati dal libro sono 1570-1700 – gli studiosi non sono ancora concordi, ma poco importa ai fini della trattazione di Blom, che non ambisce a un posto nella vasta letteratura scientifica che già esiste sull’argomento, ma vuole analizzare da una prospettiva sociologica gli effetti della piccola era glaciale sulla politica e sulla società dell’epoca.

Forse un assestamento dell’asse di rotazione della terra, forse una ridotta attività solare, quello che è certo è che il brusco cambiamento di temperatura (accompagnato, tra le altre cose, da un’elevata attività sismica ed eruzioni vulcaniche) ha interessato le società cinque-secentesche anche sul piano culturale.
La correlazione tra eventi climatici e avvenimenti umani, è esplicitata da Blom attraverso un’accurata ricerca storica, che si snoda attraverso diari d’epoca, annali municipali, testimonianze di storici ed ecclesiastici, testi di filosofi come Spinoza e De Mandeville. Da Shakespeare (il celebre “inverno del nostro scontento” di Riccardo III è del 1595), all’introspezione solitaria dei Saggi di Montaigne, Bloom analizza la produzione culturale dell’epoca mostrando come l’improvvisa precarietà della realtà circostante abbia avuto un impatto significativo anche sull’evoluzione del pensiero scientifico, letterario e filosofico.

Anche fenomeni dalla diffusione massiccia, come la sciagurata caccia alle streghe, possono in parte essere ricondotti alla stessa matrice della piccola era glaciale: una delle accuse più comune alle sciagurate che venivano processate per stregoneria, in decenni in cui i raccolti erano profondamente minacciati da piogge devastanti e siccità imprevedibili, era proprio quello di aver contribuito con le loro arti magiche a sconvolgere gli elementi per provocare carestie.
Queste complesse dinamiche sono sicuramente l’aspetto più interessante per un lettore contemporaneo, a fronte dei cambiamenti che noi stessi ci apprestiamo ad affrontare nei prossimi decenni (e che vedranno probabilmente massicce migrazioni dalle aree più calde del pianeta). La riflessione sull’influsso che le situazioni climatiche hanno sull’evoluzione delle società umane, e anche sul declino di intere civiltà, come specifica l’autore nel prologo, può e deve anche passare dalla conoscenza della storia passata. E da questo punto di vista La piccola era glaciale ci è di grande aiuto.

Philipp Blom
Il primo inverno
Marsilio, 2018
286 pp., 18 euro

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