‘Il paese che amo’, un thriller sulla storia oscura d'Italia

Finalista al Premio Scerbanenco, l’avvincente romanzo di Simone Sarasso chiude la ‘Trilogia sporca dell’Italia’

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Un particolare della copertina de Il paese che amo di Simone Sarasso – Credits: Marsilio

Andrea Bressa

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Il paese che amo di Simone Sarasso, edito da Marsilio, ha tutte le carte in regola per entrare nella lista dei più riusciti thriller italiani dell’anno. Non è un caso, del resto, che sia nella cinquina dei finalisti del Premio Scerbanenco 2013 , il concorso dedicato ai migliori noir, gialli e polizieschi nostrani.

Azzardiamo un paragone: Simone Sarasso con Il paese che amo prova a fare il James Ellroy di American Tabloid in versione italiana. La premessa in fondo è la stessa: prendere la storia patria contemporanea e farne la base per un avvincente romanzo che fa divorare le pagine una dietro l’altra, un thriller costruito sugli intrecci tra poteri occulti e criminalità sullo sfondo dei grandi avvenimenti storici che hanno plasmato il paese.

Il risultato non è lo stesso, sia perché le dinamiche storiche, sociali, culturali e politiche di Italia e Stati Uniti sono diverse, sia perché lo stile dei due autori è decisamente differente. Sarasso non copia Ellroy, ma è anzi capace di dare una propria impronta molto originale.

Nel romanzo, ambientato negli anni Ottanta, troviamo le vicende di Ljuba Marekovna, ragazza polacca che prova a diventare la regina della nuova tv privata italiana, di proprietà di Mauro Fedele, magnate dell’edilizia che si sta facendo strada con il piccolo schermo. La carriera di Fedele ha bisogno però di importanti amicizie, come quella con Tito Cobra, il primo Presidente del Consiglio socialista dopo anni di supremazia democristiana, che deve tenere a bada la vecchia classe dirigente e gli alleati americani.

Accanto al premier c’è Andrea Sterling, capo dei servizi segreti, dal passato oscuro e macchiato di sangue, a sua volta molto vicino ai pezzi grossi (grossissimi) della mafia, intenzionata a mantenere forte il proprio potere dentro e fuori i confini della Penisola. In parallelo ci sono anche le quotidiane lotte di giudici incorruttibili come Domenico Incatenato, serio magistrato che sta per buttare il fiammifero acceso su un mare di maleodorante benzina.

I nomi sono inventati, così come i dialoghi e i piccoli episodi di vita quotidiana, ma i grandi avvenimenti sono tutti storia vera, negli anni che videro gli ultimi residui di Guerra Fredda, con i malaffari di Stato, le bombe e le mazzette di Tangentopoli.

Il paese che amo (proprio come per American Tabloid) fa parte della cosiddetta Trilogia sporca dell’Italia, composta dai romanzi Confine di Stato e Settanta , sempre per Marsilio, che ripercorrono uno gli anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ai Sessanta, l’altro il decennio dei Settanta.

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