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'Il guardiano del parco' di Franco Trentalance e Marco Limberti. La recensione

Dopo il recentissimo addio alle scene hard, Franco Trentalance conferma la sua passione… per la scrittura

Il guardiano del parco di Franco Trentalance e Marco Limberti

Valeria Merlini

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L’avevamo lasciato alle prese con il suo primo romanzo, un thriller con molta suspense, sangue, tensione e… cadaveri. In Tre giorni di buio (Ultra) Franco Trentalance si era messo alla prova. E ci aveva lasciati di stucco.
Un Trentalance inedito che, causa forza maggiore (leggi, un’eredità sulle spalle lunga 20 anni come protagonista nel mondo del porno) ribalta gli schemi (chiamateli anche preconcetti) e diventa una conferma. Scrive. Sa scrivere e si fa leggere, anche dannatamente bene.

Il guardiano del parco (Pendragon) è il suo ultimo libro. Leggendo questa storia, le immagini che si susseguono nella mente lasciano poco spazio alla fantasia e molto all’evidente dono che Marco Limberti, co-autore insieme a Franco, porta nella storia grazie alla sua professione di regista, sceneggiatore e autore televisivo. Le scene, soprattutto quelle di violenza estrema, sono così reali come se stessimo assistendo al tutto attraverso un vetro (si spera, antisfondamento).

Quando ho letto che si trattava di un romanzo horror non sapevo bene cosa aspettarmi. Ma sin da subito il livello di tensione in cui si viene catapultati non lascia dubbi sull’efferatezza e la crudeltà con cui il killer, The Butcher, compie i suoi gesti estremi.
Immediatamente sappiamo con chi abbiamo a che fare, chi è il colpevole. E non è il maggiordomo.

Non pensiate che i giochi siano già fatti, la storia delineata e scontata e che possa mancare l’inquietudine tipica di quei gialli o thriller in cui tutto si deve scoprire. Qui ad ogni nuovo capitolo, anzi no, in ogni nuova pagina non sai cosa aspettarti e cosa accadrà esattamente. La storia solo alla fine si scioglie, l’angoscia si dilegua, ma la sorpresa resta immutata.

Italia. Prati all’inglese, innaffiatori automatici, filippine e giardinieri che si danno da fare. E una giovane donna alle prese con il suo giardino. La prima vittima. Il killer riprende tutto: dall’avvistamento alla preparazione dei materiali che gli serviranno per il suo lavoro. I suoi clienti tengono molto a che tutto sia prima scintillante come solo l’acciaio più freddo e tagliente sa essere fino al dopo, a quando quel tutto si sporca di rosso. Il rosso del sangue.

Certo, la fragilità degli esseri umani è sorprendente: tutti i loro progetti, i loro sogni... e poi basta un niente perché si laceri la pelle, si fratturino le ossa, si squarcino i muscoli. Siamo davvero troppo delicati. L’acciaio invece è forte, quello sì, dura in eterno se lo si tratta con attenzione, per questo mi piace. Mi piace curarlo e mi piace usarlo, infierendo sulla carne! Infierendo sulla carne! Infierendo sulla carne!

Non esiste una logica. Esiste solo il fine: realizzare snuff movies che vengano pagati bene e che gli permettano di ampliare a dismisura la sua collezione di video. E di vittime. Anche il suo ego viene ricompensato ogni volta che realizza un taglio alla perfezione, quindi quando a predominare è la paura della vittima e a regnare il caos.

Il macellaio è un uomo lucido: ha una sua etica che lo spinge a difendere i deboli (come gli animali maltrattati da uomini - e donne - crudeli), a prendersi cura del bello e delle bellezze della natura. Meticoloso ordinato maniacale arriva dalla Legione Straniera dove non si conosce pietà. La sua formazione deriva da “un cocktail letale, una ricetta precisa: predisposizione genetica, disturbi della personalità, un mix tra odio e calma, rabbia e controllo, freddezza e metodo. Poca fiducia nella giustizia e nelle regole sociali. Nomadismo, assenza di legami familiari. Sfiducia nei rapporti col prossimo. Più il trauma delle atrocità viste in guerra”.

Non prova rimorso per chi viene punto dalla sua siringa e non prova alcuna pulsione sessuale. O forse riesce solo a controllarsi molto bene. Esisterà qualcuna in grado di farlo sciogliere? E quel momento segnerà la sua fine o semplicemente un avanzamento di livello?

Se un animale è abituato a stare all’erta e a dormire con un occhio aperto, è quasi impossibile coglierlo di sorpresa. Ma quando si raggiunge il limite, il corpo dice basta.

Contemporaneamente agli efferati crimini, Paul Ferrara, ex militare americano, si metterà sulle tracce di Alba, la figlia apparentemente scomparsa del suo ex capitano Scott. Da Los Angeles a Firenze fino a Mozzano, un paesino tra Modena e Firenze dove tutto si svolge. Il Parco del Fauno lo scenario perfetto per ambientare la caccia all’uomo.

Anche in questa occasione Trentalance si rivela un uomo dalle mille sfaccettature: ogni passione che tocca con mano si rivela quella che meglio si adatta alla sua personalità. La scrittura ne è solo un esempio, lo leggeremo ancora. E oltre a questa lo vedremo coinvolto in altro, per esempio nel teatro, nell’enogastronomia e con l’attività di coach. Insomma, Franco cambia panni, non pelle (per fortuna).

Il guardiano del parco
di Franco Trentalance e Marco Limberti
Pendragon, 2017

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