‘Il grande Gatsby’: i motivi per rileggerlo

Protagonista al prossimo Festival di Cannes con il film di Baz Luhrmann e Leonardo Di Caprio, il capolavoro di Francis Scott Fitzgerald è un classico sempre di grande attualità

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Leonardo DiCaprio e Carey Mulligan in una scena del film Il grande Gatsby – Credits: 2012 - Warner Bros. Pictures

Andrea Bressa

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Il Festival di Cannes aprirà il prossimo 15 maggio con Il grande Gatsby , il kolossal di Baz Luhrmann (Moulin Rouge, Australia, Romeo + Giulietta), con Leonardo DiCaprio nei panni del mitico personaggio letterario.

Si tratta della quarta trasposizione cinematografica del famoso romanzo di Francis Scott Fitzgerald, l’intramontabile opera considerata un classico imprescindibile della letteratura statunitense del secolo scorso, da molti critici addirittura eletto il più importante romanzo americano di sempre, e ancora capace di appassionare milioni lettori. Ma perché sembra non passare mai di moda?

Il grande Gatsby venne pubblicato per la prima volta nel 1925, in realtà senza riscuotere un gran successo. Il romanzo vendette meno dei due precedenti libri di Fitzgerald, Di qua dal Paradiso e Belli e dannati , nonostante l’elogio fatto da T.S. Eliot che lo definì come “il primo passo in avanti fatto dalla narrativa americana dopo Henry James”.

Del resto la trama è nota, una tragica storia d’amore, come tante. Eppure ha qualcosa in più.

Il triangolo tra Jay Gatsby, Daisy Fay e il marito di questa Tom Buchanan, il tutto narrato dall’amico e testimone Nick Carraway, racchiude in sé un duplice specchio, che riflette in parte la vita stessa di Francis Scott Fitzgerald, ma anche e soprattutto lo spirito di un’epoca, quella appena precedente la Grande Depressione, fatta di sogni, feste, illusioni e disincanti che hanno modellato una nazione.

Ma è anche un romanzo che parla della solitudine dell’uomo, nonostante il suo ruolo di protagonista sociale di un'epoca, come ai grandi party organizzati da Gatsby per accreditarsi presso l'alta società e per riconquistare Daisy. Spesso sembra non esista comunicazione tra i personaggi, ma solo indifferenza e isolamento. In questa storia Fitzgerald prova a fare un ritratto a ciò che lui e quelli della sua generazione affrontarono, pervasi da un senso di abbandono di fronte al mito americano che si sgretola e all’incapacità di provare fino in fondo i sentimenti, che invece scivolano addosso a una corazza impermeabile fatta di indifferenza.

Esemplare in questo senso le parole che pronuncia Nick di fronte alla bara di Gatsby, mentre immagina di udire la voce dell’amico che gli chiede qualcuno che lo raggiunga nella sua solitudine:

“Ti farò venire qualcuno, Gatsby. Non preoccuparti. Fidati di me e ti farò venire qualcuno”

Oltre a un mood narrativo attualissimo che sa delineare con poche parole le origini e i lati oscuri della ricchezza, Il grande Gatsby ha infine un’altra peculiarità che pochi altri libri possiedono: molto del messaggio da afferrare sta in ciò che non viene detto. Per esempio nei dialoghi che sembrano parlare d’altro o nelle immagini e nelle situazioni descritte da Nick, testimone interno ma anche distaccato. Forse l’unico capace di cogliere il dramma esistenziale protagonista del capolavoro di Francis Scott Fitzgerald.

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- Il grande Gatsby - Francis Scott Fitzgerald (Mattioli 1885)
- Di qua dal Paradiso - Francis Scott Fitzgerald (Minimum Fax)
- Belli e dannati - Francis Scott Fitzgerald (Mondadori)

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