Il mommissario Soneri e la legge del Corano
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'Il commissario Soneri e la legge del Corano': l'intervista

A colloquio con Valerio Varesi, l'autore di un noir 'sociale' serrato e coinvolgente

Il commissario Soneri e la legge del Corano è il titolo dell’ultimo romanzo di Valerio Varesi, tra i più apprezzati ed amati scrittori di noir italiani, che affronta il tema, sempre più attuale, dell’immigrazione islamica. Il romanzo prende le mosse dall’omicidio di un immigrato islamico, e l’indagine porterà Soneri a scoprire una dimensione, culturale, ma anche fisica, della sua città (Parma, come sempre), che non conosceva.

Lei è uno dei più importanti esponenti italiani di quello che possiamo definire come “noir sociale”. Per quale motivo, a suo avviso, il romanzo di genere si rivela oggi così adatto, per certi versi anche più della saggistica, a raccontare i cambiamenti politici e sociali?

“In un Paese dove le sentenze sulle stragi, quando arrivano, giungono a distanza di oltre quarant’anni dai fatti, vedi piazza della Loggia a Brescia, la narrativa noir acquisisce un ruolo sussidiario. Diventa così attualissimo l’”io so” di Pasolini. Tutti sanno il retroscena di certe vicende, ma i depistaggi di alcuni settori deviati dello Stato, le inchieste volutamente lacunose e l’inerzia di quello che viene chiamato l’”apparato”, la somma di decine di piccole-grandi inefficienze o omertà, fanno sì che non si possa arrivare alle prove per attribuire precise colpe. Il narratore non ha l’onere della prova e per questo, costruendo un racconto metaforico e allusivo, può arrivare a mostrare al lettore le vere responsabilità”.

Veniamo ora allo specifico de Il commissario Soneri e la legge del Corano. Il titolo sembra suggerire il fatto che Soneri si trovi, in questa indagine, a dover fare i conti con una sorta di “doppia legge”: quella istituzionale, dello Stato italiano, e quella invece religiosa delle comunità islamiche. È così?

“Il romanzo è una sorta di provocazione. Intende mettere in risalto lo scontro tra due visioni del mondo giungendo a quello che è il nocciolo della questione: i valori che per noi occidentali sono irrinunciabili e non negoziabili, ma che una parte del mondo musulmano mette in discussione. Parlo della laicità dello Stato, della sovranità delle leggi positive rispetto a quelle religiose, della condizione femminile, del diritto all’apostasia, vale a dire la possibilità di poter scegliere una condizione diversa al di fuori dei dettami della religione. Tutto ciò rappresenta un mondo di conquiste post rivoluzione francese messo in discussione da chi non ha avuto un’evoluzione storica come la nostra e vive ancora immerso in una forma moderna di teocrazia. La politica dovrebbe occuparsi di tutto ciò, ma si limita a ripetere il mantra dell’integrazione senza agire o a ostentare xenofobie.”

Uno dei personaggi più importanti del romanzo, Gilberto Forlai, è cieco, e la sua figura a noi è parsa metaforica dello spaesamento, di fronte ai cambiamenti, sociali, ma anche fisici, avvenuti nelle città italiane negli ultimi anni. Spaesamento che sembra cogliere anche Soneri man mano che si addentra nell’indagine. Le sembra un’interpretazione valida?

“Validissima. Forlai è la metafora di tutto ciò. E’ diventato cieco a quarant’anni, ricorda la città com’era e oggi tenta di attraversarla contando passi e misurandola col bastone sulla base di quei ricordi. Ma è come se uno si muovesse sulla base di vecchie mappe in una geografia del tutto mutata con la conseguenza che non si raccapezza più. Parimenti, Soneri, che a Pama è come un animale nel suo habitat, non riconosce più quel pezzo di città, il quartiere San Leonardo ex industriale e operaio, trasformato in una babele di lingue e in un fortilizio della malavita dello spaccio. Noi tutti viviamo il disagio di cambiamenti troppo rapidi dettati dalla tecnologia il cui metabolismo è così accelerato da generare costante straniamento, disagio e inadeguatezza”.

Lei è noto per essere uno scrittore e un intellettuale di sinistra. Ritiene che da parte della sinistra “istituzionale” ci sia stata una sottovalutazione del problema dell’immigrazione islamica, e che si possa quindi mettere in discussione la politica dell’accoglienza senza essere necessariamente tacciati di xenofobia?

“Non credo di essere lontano dal vero quando faccio dire nel libro a un intellettuale di destra che i comunisti di qualche decennio fa avrebbero reagito piuttosto male di fronte all’Islam integralista. Mangiapreti com’erano sarebbero stati certo anche mangia-imam. Detto questo, credo che occorra molta più attenzione verso la minoranza integralista musulmana perché non intende affatto integrarsi, bensì incunearsi e mettere in dubbio se non abbattere il nostro mondo. Tutto ciò è sempre stato sottovalutato dalla sinistra così come altri temi. Occorre ricordare che se il mondo musulmano che vive da noi è nella maggioranza pacifico, non per questo ci ama. E una minoranza di agitatori potrebbe tirarsi dietro una maggioranza di persone spesso in condizioni di precariato o frustrate nelle loro aspettative. Ricordiamoci che le rivoluzioni o le rivolte, sono sempre arrivate da minoranze capaci di fare da detonatore”.

Il dialogo tra Soneri e l’intellettuale di estrema destra lascia il commissario – uomo di sinistra – almeno in parte spiazzato, come se avvertisse che la sinistra oggi fatica ad affermare valori che tempo fa erano invece sentiti come fondativi, come la libertà religiosa, la laicità dello Stato, l’emancipazione della donna. Concorda con questa nostra interpretazione? E se sì, ritiene che questo sia dovuto al fatto che si considera più importante l’accoglienza rispetto alla difesa appunto di alcuni valori politici tradizionali?

“E’ il riflesso della nostra debolezza culturale. Non siamo capaci di affermare i nostri valori e nemmeno le nostre leggi. Questo perché non abbiamo più un progetto sociale, il compito che dovrebbe spettare alla politica. Ma io credo che la politica non esista più. Al suo posto c’è una servetta deferente che aggiusta le cose dopo le modificazioni alle nostre vite apportate dall’economia e dai grandi potentati finanziari o industriali. La politica è quella del “partito di Davos”, della Trilateral o del Bilderberg. Quella che noi chiamiamo Politica è un lavoro diplomatico per far accettare ai popoli ciò che è deciso dai potentati economici”.

Nel ringraziarla, un’ultima domanda: Soneri continuerà, attraverso le sue indagini, a raccontarci l’Italia di oggi?

“Lo spero. Credo che il noir sia uno strumento molto efficace per raccontare l’attualità. Il meccanismo dell’indagine che parte da un omicidio, si allarga fino a tentare di capire ciò che l’ha provocato e pertanto l’indagine stessa, più che su una morte violenta, si diffonde sull’intero contesto sociale. Come un medico che di fronte al sintomo va a cercare la causa, la malattia che lo ha provocato”.


Valerio Varesi

Il commissario Soneri e la legge del Corano

Frassinelli, 2017

326 p.


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