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I libri più belli del 2013, economia

Julian Guthrie, Gregory Zuckerman, ma anche Federico Rampini, Enrico Moretti e tanti altri, per parlare etica, successo, e crisi

– Credits: Christopher Furlong/Getty Images

Se il 2012 è stato l'anno in cui la crisi economica è entrata pesantemente nella vita di tutti, riempiendo giornali, aule universitarie e librerie di approfondimenti su spread, Eurobond e Tobin tax, nel 2013 l'attenzione si è spostata sui problemi concreti innescati dalla crisi. Per le aziende, per i lavoratori, per le famiglie e anche per gli imprenditori. Con tanti, tantissimi libri che hanno cercato di offrire soluzioni alternative a tutti colori che faticano a rimanere a galla.

Nella selezione dei libri di economia più belli dell'anno, però, non possono non essere inseriti quelli più innovativi e stimolanti, perché l'intento di un saggio, in particolare quando economico, non può essere solo quello di offrire soluzioni alternative, ma deve anche offrire a chi legge uno spazio per confrontare le proprie idee con nozioni chiare ed autorevoli, anche quando completamente opposte alle proprie. Senza dimenticare i libri economici di intrattenimento, vale a dire quelli che, pur parlando di numeri, riescono a raccontare storie travolgenti in grado di tenere il lettore con il fiato sospeso fino all'ultima riga.

-Julian Guthrie, The Billionaire and the Mechanic: How Larry Ellison and a Car Mechanic Teamed Up to Win Sailing’s Greatest Race, the America’s Cup, twice (Grove Press). Testo divertente e istruttivo, che ripercorre la storia di Larry Ellison e del suo team Oracle all'American Cup, spiegando che cosa significhi davvero affrontare un obiettivo con determinazione facendo riferimento, tra gli altri, all'improbabile legame tra Ellison e un immigrato croato proprietario di un negozio di termosifoni.

-Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, Se muore il Sud (Feltrinelli). Un libro-inchiesta che, finalmente, dopo anni di retorica meridionalista e anti-meridionalista, denuncia con chiarezza le responsabilità della classe politica del Sud, o almeno di una parte di essa, nell'aver rovinato l'Italia meridionale. Un testo che descrive situazioni allarmanti, che tanti credono di conoscere da sempre, ma che ha anche il merito di non dimenticare che, anche al Sud, le eccezioni, basate su modernità e innovazione, per fortuna, esistono.

-Federico Rampini, Banchieri. Storie del nuovo banditismo globale (Mondadori). Con il suo inconfondibile stile che gli permette di essere accessibile a tutti, Rampini torna a parlare di argomenti cari, e complicati, per tanti. Dal suo osservatorio privilegiato di New York, il cuore pulsante della finanza mondiale, Rampini indaga sulle malefatte di quelli che ci ostiniamo a credere garanti di una stabilità che invece sono essi stessi a minare per primi, e sciorina sotto i nostri occhi un repertorio di nefandezze. Nella speranza che le sue parole riescano a scuotere un po' di coscienze, Rampini identifica nei superbanchieri i nuovi gattopardi, in quanto talmente potenti e determinati a mantenere il proprio potere da riuscire a dettare l'agenda anche a quei politici che dovrebbero limitarne la vis predatoria.

-Gregory Zuckerman, The Frackers: The Outrageous Inside Story of the New Billionaire Wildcatters (Portfolio). E' la storia avvincente di George Mitchell, Harold Hamm e Mark Papa e del modo in cui ambizione, capricci, fissazioni e determinazione, mischiati al petrolio, abbiano finito con lo stravolgere gli assetti economici, ambientali e geopolitici del pianeta. 

-Angus Deaton, The Great Escape: Health, Wealth, and the Origins of Inequality (Princeton University Press). Un libro coraggioso, che dopo aver spiegato per quale ragione alcune regioni del mondo si siano ritrovate ad essere, economicamente e socialmente parlando, più avanzate di altre, afferma che il progresso sia oggi alla portata di tutti. A patto che le "grandi potenze" la smettano di approvare continuamente nuovi "aiuti per lo sviluppo".

-Enrico Moretti, La nuova geografia del lavoro (Mondadori). Un libro molto interessante, che spiega gli effetti della crisi economica (e non solo) sul riassestamento sociale e finanziario globale. Un volume che traccia una mappa dettagliata di città in ascesa e in declino, di metropoli sorprendentemente povere alle spalle delle quali possono nascondersi centri di eccellenza e di innovazione impensabili. 

-Michael J. Sandel, in Quello che i soldi non possono comprare. I limiti morali del mercato (Feltrinelli), affronta, più o meno direttamente, il problema del legame tra soldi, felicità e appagamento, mettendo in luce le differenze tra vivere in un'economia di mercato e essere parte di una società di mercato. Nel tentativo (impossibile) di rispondere a questa domanda: qual è il giusto ruolo dei mercati in una società democratica e come si fa a tutelare i beni morali e civili che i mercati non rispettano e che i soldi non possono comprare?

Infine, un paio di spunti relativi a testi che parlano dell'Italia e dei suoi problemi contemporanei, dalla finanza al lavoro: Luca Ciarrocca, I padroni del mondo. Come la cupola della finanza mondiale decide il destino dei governi e delle popolazioni (Chiarelettere); Luciano Gallino, Il colpo di Stato di banche e governi. L'attacco alla democrazia in Europa (Einaudi); Alberto Bagnani, Il tramonto dell'euro. Come e perché la fine della moneta unica salverebbe democrazia e benessere in Europa (Imprimatur); Davide Giacalone, Rimettiamo in moto l'Italia (Rubettino); Yoram Gutgeld, Più uguali più ricchi (Rizzoli).  

 

 

  

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