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I libri del futuro saranno nel DNA

Il DNA diventa la nuova frontiera per conservare la letteratura

Una speciale ricostruzione della struttura del DNA, in formato cartaceo – Credits: Jorge Lucero

L’esperimento ha funzionato: il professor George Church, della Harvard Medical School , è riuscito ad immagazzinare un intero libro in una molecola di DNA. Il titolo dell’opera è Regenesis, come la biologia sintetica reinventerà la natura e noi stessi, scritto dallo stesso scienziato. Inizialmente aveva pensato a Moby Dick di Melville, ma non ha poi resistito a un lancio così eccezionale per la sua opera, oltre al fatto che nel saggio ci sono diversi tipi di formati (testo e immagini).

Il procedimento inizia con un chip di vetro su cui vengono spruzzate particelle di DNA. Si prende poi il file del libro, scomposto in codice binario, che viene quindi ricomposto in quaternario (che è la logica delle quattro basi del DNA). I dati vengono infine trasferiti sul chip precedentemente innaffiato, e ciò che ne risulta è un nuovo dispositivo di archiviazione digitale delle informazioni.

Secondo gli scienziati il DNA è un ottimo supporto di memorizzazione, grazie alle sue favorevoli caratteristiche, dalla densità alla struttura, che è volumetrica e non planare, fino alla grande stabilità e durabilità, stimata intorno ai 400mila anni. Un solo millimetro cubo può arrivare a contenere circa un milione di gigabit: per intenderci, con quattro grammi di DNA è teoricamente possibile stivare la produzione mondiale annuale di dati digitali.

Tutto ciò, applicato alla conservazione libraria, aggiungerà sicuramente nuovi argomenti al consueto scontro di fronti nell’ambiente dei lettori e addetti del settore, tra gli entusiasti sostenitori delle nuove tecnologie e i nostalgici che temono di veder sparire il caro vecchio formato cartaceo.

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