Helen Fielding, Bridget Jones, Un amore di ragazzo

Dove l’avevamo lasciata, come la ritroviamo. L’eroina più disastrata di tutti i tempi ha un nuovo amore, un amore di ragazzo

Helen Fielding, Bridget Jones, Un amore di ragazzo (particolare della cover) – Credits: Rizzoli

Valeria Merlini

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Bridget Jones è diventata grande. Anzi no, diciamo pure che è diventata vecchia.
Ossessionata dai chili (presi e perduti), dai follower su Twitter (inesistenti), circondata dagli amici di sempre (Tom, Jude e Talitha), ha con sé due novità, anzi tre. Mabel e Billy, i suoi figli, e un toy boy, Roxster. Giovane, molto più giovane di Bridget. Ecco perché bisogna leggere Bridget Jones, Un amore di ragazzo (Rizzoli ).

“Forse sto usando questa relazione per soffocare la disperazione esistenziale della vecchiaia…”.

Terzo libro della serie ideata da Helen Fielding dedicato alla più strampalata delle protagoniste mai lette, potremmo a ragion veduta considerare il primo (Il diario di Bridget Jones , 1995) come il capostipite della chick lit . L’enorme e indiscusso successo riscosso alla sua pubblicazione hanno poi indotto la Fielding a proseguire la vicenda con Che pasticcio Bridget Jones (1999), altrettanto fortunato. Quando tutte pensavamo che Bridget sarebbe vissuta felice e contenta per tutta la vita.

Sebbene infarcito di disastri e di avventure più o meno tragicomiche, Bridget Jones è stata lo specchio dei tempi. Tanto che, trascorsi più di 10 anni la Fielding ha ripreso sì dove ci eravamo interrotti, ma arricchendo la vicenda con tutto quanto circonda la nostra attualità.

“Il problema del mondo contemporaneo è che siamo continuamente bombardati da immagini di sesso e sessualità – una mano sul culo su un cartellone, le coppie che si sbaciucchiano sulla spiaggia nelle pubblicità delle riviste, le coppie vere avvinghiate al parco, i preservativi accanto alla cassa in farmacia -, un intero e meraviglioso mondo di sesso, di cui non faccio e non farò mai più parte”.   

L’avevamo lasciata felice e innamorata fra le braccia del suo Darcy, lontana dal rischio di morire zitella ed essere divorata dagli ormai mitici pastori alsaziani. Ma dopo tredici anni, Bridget Jones è di nuovo sola. E mamma di due figli: il saggio Billy, un compassato e tenerissimo Mark Darcy in miniatura, e la incantevole, diabolica Mabel, che non perde occasione per svergognarla rivelando pubblicamente scomode verità che Bridget preferirebbe tacere persino a se stessa. Una su tutte: la sua età. Eh già, perché lungi dall’avere i 35 anni che sfacciatamente dichiara, la single più amata del mondo ha ormai raggiunto i cinquanta.

“Mi rifiuto di credere di avere l’età che ho. Per dirla con Oscar Wilde, trentacinque sono gli anni perfetti per una donna, tanto che molte di noi hanno deciso di averli per il resto della vita”.

E, come molte sue coetanee, è costretta a destreggiarsi – goffa e irresistibile più che mai - tra responsabilità famigliari e (improbabili) occasioni di lavoro, epidemie di pidocchi e tornei scolastici, teleconferenze e consolatorie bevute con gli amici di sempre. Che, ancora una volta, tramano per aiutarla a trovare, se non proprio l’amore, almeno uno straccio d’uomo buono per una notte di sesso decente – allontanando da lei lo spauracchio di una umiliante “verginità di ritorno”.
Quindi ecco che il suo barcamenarsi nel mondo della tecnologia le consegnerà cinguettando un uomo in carne e ossa, il suo amore di ragazzo.

“L’età di Roxster è davvero più vicina a quella di Mabel che alla mia? No, ma a quella di Billy probabilmente sì. Oddio. come ho fatto a non pensarci prima?”

Ma chi è il padre dei figli di Bridget? Che fine ha fatto Mr Darcy? E il pessimo Daniel Cleaver? La risposta a queste e ad altre domande nel nuovo, sorprendente capitolo del “diario” più spassionato, irriverente ed esilarante che vi possa capitare di leggere.

Bridget Jones, Un amore di ragazzo
di Helen Fielding
Rizzoli, 2013
(470 pagine)

@violablanca

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