Guia Soncini, 'I mariti delle altre': una perfida storia sociale del tradimento

Dai piatti che volano fino agli sms cancellati e ai finti profili di Facebook. Ovvero: 'Tutto quel che so delle relazioni, l’ho imparato da una che non ha voluto sposare mio padre'

Guia Soncini, I mariti delle altre (particolare della cover) - Credits: Rizzoli

Valeria Merlini

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È stato divertente leggere le nuove pagine di Guia Soncini , I mariti delle altre (Rizzoli ). Divertente, ma anche istruttivo.
No, non temete mogliettine impaurite da quello sguardo audace sui pantaloni di vostro marito: non contiene il segreto per far sì che l’oggetto in questione perda il senno e voli via rapito da una prorompente passione.
Ma non temete (o bramate) pure voi, dongiovanni impenitenti troppo occupati a rimandare il rientro al focolare domestico nella speranza che tutta la vostra numerosa tribù (suocera che vive con voi annessa e connessa) sia già tutta bella dormiente. Il caldo abbraccio famigliare è lì che vi aspetta.
E nemmeno tu, l’Altra (altrimenti detta la Bollitrice di Conigli), la scopatrice seriale di mariti altrui: abbiamo letto il tuo fine ultimo, esci pure allo scoperto, perché ormai è risaputo che mica vuoi rovinare la sua vita coniugale, bensì lamentarti della tua vita da zitella.

Attraverso canzoni remote, testi poi non tanto dimenticati, vita vera raccontata o ascoltata o letta sui muri di una città, ma soprattutto attraverso la storia della cinematografia dell’adulterio, la Soncini ci spiega che con un tradimento di mezzo, i mariti non se ne vanno di certo, perché gli uomini non abbandonano una tana se non ne vengono cacciati.
Anche perché, parliamoci chiaro, chi vuole togliere la soddisfazione ad una moglie tradita di riavere tra le grinfie (ops, tra le braccia) quel marito fedifrago? Ad attenderlo la forma di crudeltà suprema: "Torna a casa tua, c’è ancora il letto come lo hai lasciato tu, e decenni, davanti a noi, in cui te la farò pagare ogni giorno".

Le divagazioni dell’autrice sul tradimento all’italiana, nota per le sue rubriche acute (su Vanity Fair , Io donna , D – la Repubblica , Gioia ), scavano anche nei suoi ricordi famigliari: “Quello che mio padre era troppo tonno per capire era che non tutte le donne che intraprendono una relazione con un marito altrui lo fanno perché sperano che diventi il proprio. Per la precisione, quasi nessuna”.

Impareremo (se non lo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle) che le corna non sono esteticamente meritocratiche. “La bellezza non ti garantisce un ruolo da traditrice, né ti metterà al riparo dal rischio di venire tradita. Lo farà l’intelletto? Figuriamoci”.

I matrimoni non sono sempre tutti rose e fiori, alla faccia della fiera delle banalità. Ma che il matrimonio sia un contratto sociale è un grado elementare di verità. Non è stata del resto Virginia Woolf (nel suo La signora Dalloway ) a scrivere che “parlavano sempre del matrimonio come di una catastrofe”?

I mariti delle altre è uno spaccato pungente della nostra società che ci viene servito come spunto di riflessione, da cui scaturisce un ritratto impietoso in cui i protagonisti sono tutti perdenti perché vittime e carnefici. Il solo vincitore, l’eroe che ne risulta, “il più grande teorico del tradimento è stato Hannibal Lecter: si desidera quello che si vede”.

I mariti delle altre
di Guia Soncini
Rizzoli, 2013
12 euro, pagg. 176

@violablanca

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