George Orwell, 'La fattoria degli animali' e la Guerra Fredda

Dalla censura alla propaganda antisovietica, l’incredibile vicenda del romanzo dello scrittore inglese negli anni del confronto bipolare

george orwell ritratto

Ritratto di George Orwell, opera di Tommaso Pincio – Credits: ANSA

Filippo Ferrari

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Durante la Guerra Fredda le autorità americane ritenevano lecito qualsiasi mezzo pur di arginare il pericolo del “contagio rosso”. Non stupisce dunque che anche la letteratura venisse utilizzata come strumento di propaganda (ne abbiamo parlato a proposito del Dottor Zivago , proibito in URSS e viceversa ampiamente pubblicizzato dagli USA).

La sorte riservata alla Fattoria degli animali di George Orwell fu per certi aspetti ancora più sconcertante. Durante la Seconda Guerra Mondiale gli inglesi si guardarono bene dal far pubblicare questa rappresentazione satirica e irriverente del comunismo sovietico: la guerra contro la Germania infuriava e la potenza bellica dell’URSS si sarebbe rivelata indispensabile per la vittoria degli Alleati. Al contrario, non appena l’intesa con Stalin si fu incrinata, al romanzo vennero concessi gli onori della pubblicazione.

Nel 1954 dal libro di Orwell, nel frattempo divenuto un classico della letteratura anglosassone, venne tratto un lungometraggio animato. Ma forse non tutti sanno che il film, di produzione britannica, venne abbondantemente sovvenzionato dalla CIA, che sperava in questo modo di trasmettere alle nuove generazioni il disprezzo per l’ideologia comunista e per i suoi crimini.

Il cartone animato si conclude peraltro in modo assai differente rispetto al romanzo: dopo l’ennesimo sopruso, la dittatura dei maiali viene rovesciata da una rivolta. Come in ogni fiaba che si rispetti, il film si proponeva di rassicurare gli spettatori con un lieto fine, l’unico che potesse risultare gradito alle autorità americane: la sconfitta totale del “pericolo rosso”.

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