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Gli artisti spregiudicati di Flavio Caroli

"Storia di artisti e di bastardi" racconta il mondo dell'arte degli anni sessanta, settanta e ottanta in modo spregiudicato e divertente

F. Caroli, Storia di artisti e di bastardi, Utet 2017

Matilde Quarti

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Com’era l’arte in Italia tra gli anni ’60 e gli anni ’80? Dove si respirava? Come la vivevano i suoi protagonisti? Flavio Caroli, storico dell’arte, ha appena pubblicato con i tipi di Utet Storia di artisti e di bastardi, un coloratissimo libro pieno di foto, ibrido tra il saggio e il memoir, che racconta in modo inedito e scanzonato i più importanti esponenti dell’arte del secondo novecento. A ciascuno è dedicato un breve capitoletto in forma di lettera a sua nipote, che studia arte e non ha ancora deciso se seguire le sue orme o diventare una gallerista.

Spregiudicata purezza
Come si intuisce dal titolo, i protagonisti del racconto di Caroli sono sregolati e geniali, intuitivi e capricciosi, spesso solo sfacciati, molto più spesso pieni di demoni che li divorano dall’interno. È un mondo in cui allo scintillio della tradizione si frappone in modo netto l’energia critica delle nuove generazioni. Le gallerie patinate vengono sfidate con l’arte povera: animali al posto di quadri, pezzi di oggetti di uso quotidiano per indagare le relazioni tra lo spazio e le cose, e le prime, provocatorie, performance di una giovane ma non meno tenace Marina Abramović.
È un mondo contraddittorio nella sua purezza, dove gli artisti si accompagnano a stilisti, registi, attori e attrici. Dove si passa dalla povertà ad avere a disposizione nel proprio salotto almeno un po’ di cocaina per ogni ospite.

Cinema e rivoluzione
Caroli scopre la magia che possono fare i colori giovanissimo, a diciotto anni, quando a Ravenna bigia la scuola per seguire le riprese di Deserto Rosso di Antonioni. Vede il regista, mai soddisfatto, rigirare per giorni la stessa scena con Monica Vitti: prima colorando di grigio le case, poi il selciato, dunque la frutta su un carretto accanto a cui si trovava Vitti, dunque il povero venditore di caldarroste all’altro lato del carretto. Il potere delle forme e dei colori: non è un caso se svariate inquadrature di Antonioni sono ispirate a celebri quadri.

Sono gli anni sessanta, anni di sommovimento e rivoluzione, a cui anche il mondo dell’arte non può che prendere parte. È il caso di un amico di Caroli, il cui nome non verrà svelato, che alla biennale di Venezia del ’64, per competere con il padiglione americano, così ricco di elementi che uscivano dall’angusto spazio dei quadri facendosi pubblicità, insegna, aggeggio di plastica, si fa dare da un veneziano una vecchia stufa per esporla accanto alle sue opere. L’oggetto, nel ’64, conquista lo spazio, pochi anni dopo l’uomo conquisterà la Luna.
E che dire di Jannis Kounellis, che in occasione dell’inaugurazione di una mostra si fa chiudere in un sacco collegato a una fiamma ossidrica. Se non soffoca è solo grazie al giovane Caroli, che in attesa dell’arrivo del pubblico gli passa mentine su mentine.

Di arte e di provocazioni
Ma non di sola arte moderna si parla, perché i capolavori, si sa, sono senza tempo. Veniamo così a sapere del fortuito ritrovamento di due affreschi del Guercino, scomparsi negli anni trenta e ritrovati per caso a Londra, dopo una cena, a casa di un’amica che li aveva ereditati.
Caroli chiude il suo libro con una provocatoria proposta, una grassa risata in faccia ai detrattori di ogni forma d’arte perché, come canta il coro del Falstaff: “Tutto nel mondo è burla”.
Insomma, Storia di artisti e di bastardi è sicuramente il libro adatto a chi è appassionato di arte, ma anche a tutti coloro che non sanno stare senza aneddoti fini e divertenti e piccoli pettegolezzi culturali.

Flavio Caroli
Storia di artisti e di bastardi
Utet, 2017
196 pp., 25 euro

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