Giuseppe Culicchia, 'Essere Nanni Moretti' - La recensione

Successo, diceva Flaiano, è il participio passato di succedere: l'industria dello star system in una parodia politicamente scorretta

Essere Nanni

Essere Nanni Moretti, particolare della copertina – Credits: illustrazione di Bocquet Nicolas

Michele Lauro

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Essere Nanni Moretti di Giuseppe Culicchia è un libro taumaturgico, non solo per i lettori ma per la stessa industria culturale italiana, abituata com'è a prendersi sul serio. Si ride di pancia, cercando un amico per declamargli subito i passaggi più irresistibili ("A parte il fatto che... Almacero non suona esattamente come Adelphi, dodici anni fa ho venduto quasi mille copie di Cestelli di rabbia, per la precisione settecentottantadue"), solo dopo si lascia spazio alla malinconia. Ma non facevano lo stesso i primi giovani spettatori di Ecce Bombo, il geniale secondo film di Nanni, ormai quasi quarant'anni fa (1978)? Come sapeva bene Andy Warhol, prendere il cliché e farlo diventare opera d'arte è l'unico vero modo per esorcizzare lo sconforto.

Culicchia in questo è diventato un maestro, tanto che Essere Nanni Moretti può considerarsi una sottospecie di sequel romanzato di E così vorresti fare lo scrittore e Mi sono perso in un luogo comune, le sue precedenti opere sullo stupidario contemporaneo. Cioè quello che gira sulla bocca di tutti, ma proprio tutti e soprattutto quelli che se ne sentono immuni. "Deprecare sempre. Poi farsene uno" recitava la voce Selfie del Dizionario, così non è una sorpresa se il nuovo romanzo dello scrittore torinese si apre sulle natiche di una donna armata di smartphone e debitamente smutandata. La sorpresa semmai è che stia insieme a uno scrittore in crisi di identità.

Qualsiasi schifezza uno abbia pubblicato, ammoniva Culicchia in E così vorresti fare lo scrittore, da quel momento può - anzi deve - tirarsela: "Ben presto imparerai a tue spese che solo e soltanto tirandotela verrai preso sul serio da critica, stampa, pubblico e dai famosi addetti ai lavori". È la prima regola cui contravviene lo stralunato protagonista di questo stralunato romanzo, per usare una aggettivazione da quarta di copertina. Bruno Berni è un traduttore depresso dalla pagina bianca che da anni attende di essere farcita con il Grande Romanzo Italiano. E con la pagina bianca ingaggia un duello verbale ricorrente, senza esclusione di colpi, che termina sempre con un "va a cagare" ben poco liberatorio.

Finché un giorno la scoperta casuale di avere una somiglianza con il celebre regista imprime una svolta alla vita precaria di questa precaria coppia (dal Dizionario: "Precari ormai lo siamo tutti. Scrivere libri sui precari o girare film sui precari garantisce un certo numero di lettori o di spettatori fra i precari"). Il finto Nanni in compagnia della fidanzata Selvaggia, pole-dancer disoccupata riconvertita ad assistente col nickname di Lilli Gruber, comincia a frequentare il jet set a sbafo girando l'Italia fino all'imprevedibile epilogo. La storia del sosia, ha raccontato Culicchia, gli è stata ispirata da un fatto vero riportato su un quotidiano inglese di parecchi anni fa: per anni un tizio si era fatto passare per Stanley Kubrick approfittando della riservatezza - per non dire pubblica ritrosia - di quest'ultimo.

Con una attitudine punk sconosciuta alla nostra narrativa, Culicchia smaschera il vizio della celebrità mescolando personaggi reali e di fantasia, in un amalgama che verrebbe continuamente da chiedersi se sia più assurdo o verosimile. Ma proprio questo è il suo bello: perfino i Sex Pistols, citati in esergo in un geniale trittico con Caro diario e Antonio Franchini, l'avevano detto chiaro e tondo: "You wanna be me. You wanna be me. You wanna be someone". Solo che ai loro tempi l'identità multipla era una perversione da circoli di autocoscienza, un affare da zero zero sette o al limite da strizzacervelli, mentre ora Internet e i social l'hanno sdoganata alla massa nel nome del famoso quarto d'ora di notorietà.

In Essere Nanni Moretti la parodia del successo, specie nel mondo editoriale, è abrasiva come quei vinili da 2'30 che ai giorni d'oro del punk sfociavano nell'autoparodia. Infatti gli scrittori più odiati e bersagliati dal protagonista del romanzo non sono Baricco né Gianluigi Ricuperati - pur entrambi bersagli di salaci refrain - ma si chiamano Porscia Creso e... Giuseppe Culicchia. Scrittore che non a caso era stato affettuosamente sbeffeggiato da Aldo Nove in un capitolo della sua Anteprima mondiale, Aldo Nove che non a caso compare anche qui in un paio di cameo e che è tra i pochi in Italia a condividere con Culicchia un'autentica matrice punk, non solo nella compulsione a fare nomi e cognomi ma soprattutto in quella a mettere a nudo i re dell'editoria italiana, "riempitivi della fine di una vita reale".

Il Grande Romanzo Italiano insomma è il protagonista-ombra di Essere Nanni Moretti, come lo era stato qualche anno fa di un altro romanzo sottovalutato, Atti mancati di Matteo Marchesini. Quel sogno è divenuto allucinazione generale negli anni Zero, ha spiegato qui lo scrittore-poeta-saggista bolognese, "quando i Traumi Collettivi hanno ridato fiato alla retorica su un realismo non più legato al dialettico storicismo moderno, ma al brutale storicismo dei media". Redditività al metro quadro, quantifica brutalmente Mordecai, l'agente di Bruno Berni: è il principio che vige nelle librerie, costrette ogni anno a ricevere l'assalto di sessantamila titoli di cui più della metà vendono tra zero e una copia...

Ma bisogna sapere che questo libro incorpora anche pagine sorprendenti di caustica, malinconica intensità. Come una specie di bonus track per il lettore che ha accettato la sfida della provocazione e della goliardia, lo riportano a una dimensione esistenziale improvvisamente intima, empatica. Tornato ai Murazzi da cinquantenne, il protagonista vede nello specchio della memoria involontaria la fine della giovinezza, confessando però poco più avanti di avere avuto sempre l'età sbagliata: "nel '68 avevo tre anni, nel '77 dodici, e all'epoca della Pantera ero fuori corso". Sono convinto che i nati negli anni Sessanta sottoscriveranno questa sensazione, alzando almeno il sopracciglio con un sussulto ribelle. E poi anche quell'altra: "La cosa strana è che dentro mi sento ancora come se fossi un ragazzino".

Giuseppe Culicchia
Essere Nanni Moretti
Mondadori
254 pp., 17,50 euro

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