Giulio Giorello, 'Il fantasma e il desiderio' - La recensione

Una consapevole sospensione dell'incredulità: divagazioni fantasmatiche sotto forma di racconti

il fantasma e il desiderio

Il fantasma e il desiderio, particolare della copertina – Credits: lettering e illustrazione © Beppe del Greco

Michele Lauro

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Davvero ciò che è reale coincide con ciò che è attuale? Il filosofo e teologo irlandese George Berkeley (1685-1783), capostipite dell'empirismo, avrebbe risposto con un secco no. Principio fondamentale della sua metafisica immaterialista era infatti: esse est percipi. Non esistono oggetti corporei, fatti di materia, ma soltanto idee che ci facciamo su di essi (è Dio che ci fa percepire le idee sotto forma di cose), dunque l'"essere" coincide con l'"essere percepito". Tre secoli di paradigmi basati sul rigore degli assiomi matematici hanno relegato le teorie di Berkeley nel novero delle ipotesi indimostrabili, e quindi fuori dalla scienza, in nome di un politically correct spesso dogmatico. Ma...

...ma il mondo è pur sempre pieno di enigmi che nemmeno la scienza riesce a spiegare. Parola di Giulio Giorello, filosofo ed epistemologo di caratura internazionale, profondo indagatore dei rapporti tra etica e politica, scienza e libertà civile in numerosi saggi come Libertà, recentemente pubblicato da Bollati Boringhieri. Pensatore arguto, Giorello esordisce ora nella narrativa sotto il segno del divertissement con Il fantasma e il desiderio, riproponendo un interrogativo antico come la storia del pensiero: qual è il peso della finzione nella nostra rappresentazione del mondo?

"Il fatto che i morti non esistano più non significa che l'abbiano fatta finita con gli spettri", chiosa la citazione di Jacques Derrida nell'epilogo. Giorello approfitta della finzione letteraria per apparecchiare cinque brevi ghost stories, tributo all'opera dello scrittore inglese Montague Rhodes James (1862-1936), maestro di humour: quel che rende così verosimili i suoi racconti, e ciò vale naturalmente anche per il filosofo milanese, è il distacco ironico dalle sue creature, che "non esistono ma agiscono". Ecco allora apparizioni inquietanti o burlone, ossessioni iconografiche che erompono dalla tela, rompicapo subdoli e maligni, anime disincarnate che si manifestano negli interstizi tra veglia e sonno, percezioni, coincidenze, telepatie. Sono tutte proiezioni del nostro inconscio? Forse.

Con seducente leggerezza, Giorello introduce nel primo episodio un Baruch Spinoza alquanto diverso da quello che abbiamo studiato sui libri di testo. Il genio olandese riceve una serie di missive sul tema degli spiriti disincarnati da un oscuro funzionario che lo sfida sul suo terreno, quello culminato negli studi dell'Ethica e del Trattato teologico-politico. La dialettica spinoziana poggia su argomenti ineccepibili contro la superstizione, portando a sostegno la salda ontologia basata sull'eterna sostanza della Natura e la finitezza dell'anima individuale, ma anche il curioso argomento del pistolino: "Mi meraviglio che quanti hanno visto gli spettri nudi, non ne abbiano guardato i genitali". Un giorno poi le certezze si rarefanno dietro cumuli di nubi basse ammassate all'orizzonte.

La lettura di Il fantasma e il desiderio è l'occasione per un breve ripasso - molto alternativo - di storia della filosofia, o meglio di storia delle superstizioni. Giorello si prende qualche libertà ma insomma, fra uno spiritello e l'altro infila l'immortalità dell'anima di ascendenze platoniche e le imposture sull'Apocalisse delle teologie monoteiste, la fenomenologia di Husserl e l'idealismo postkantiano di Herbart, la Società per la Ricerca Psichica sponsorizzata da Henri Bergson e l'analisi hegeliana dell'Amleto di Shakespeare, e ancora la tragica fine del maestro di logica che ebbe la pretesa di domare matematicamente l'infinito: il tedesco Georg Cantor, padre della teoria degli insiemi.

Se gli spettri e le loro apparizioni rappresentano i tormenti del nostro animo che non si soddisfa della razionalità apparente del mondo, i miei fantasmi, conclude Giorello, sono libertini e libertari, creature di un desiderio perpetuamente insoddisfatto per le quali rivendicare uno spazio nel mondo dell'immaginazione. Uno spazio di libertà, anticonvenzionale, controcorrente, antidogmatico. Amleto, il primo scettico moderno, suggerisce al filosofo della scienza la calzante definizione di scettico spensierato. Perché il vero fantasma di ogni epoca (compresa la nostra) è l'intolleranza, la mancanza di libertà.

Giulio Giorello
Il fantasma e il desiderio
Mondadori
103 pp., 18 euro

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