Giornata della memoria: un classico rivisitato per grandi e piccoli

Se la fiaba di Rosaspina narra i fatti della Shoah

Jane Yolen, "Rosaspina", Leone editore – Credits: ufficio stampa

Micol De Pas

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C'era una volta una nonna che si chiamava Nana. O forse, Genevieve, o forse Geitl... Per le nipotine, era Nana, da sempre. Ma l'identità della donna era rimasta oscura a tutti, persino a sua figlia, che non conosceva veramente la storia della sua famiglia.

La scoprirà Rebecca, la nipote più vicina alla nonna, che poi si trova a custodirne le confidenze. Rebecca adorava farsi raccontare la storia di Rosaspina, nella versione però della nonna, che - a detta delle sue migliori amiche - era parecchio diversa da quella "ufficiale". Ma per Becca, come la chiamavano in famiglia, la fiaba era quella, e quella voleva ascoltare. Finché una volta la nonna ormai anziana fece un sogno mentre narrava la favola e al risveglio disse: «Rosaspina sono io». Poi chiese alla nipote di andare a cercare il castello nel quale tutti si addormentarono e soprattutto chi aveva lanciato il maleficio.

Ecco cosa succede in Rosaspina, una rivisitazione della favola classica da parte di Jane Yolen, ora in uscita per Leone Editore. La scrittrice americana, che dalla critica è considerata l’Hans Christian Andersen contemporaneo, riprende la fiaba per parlare della Shoah. Dalla dichiarazione fulminante della nonna di essere lei stessa Rosaspina, la nipote promette di non abbandonare il suo passato. E si mette sulle tracce della storia, in un'Europa tetra, fredda, chiusa nella morsa di una guerra terribile. Così si snoda il romanzo, tra fiaba e realtà. E a poco a poco si imparano a leggere i fatti, quelli veramente accaduti, dietro i dettagli di una fiaba senza tempo. Così, la parete di spine diventa un carcere di filo spinato, mentre la principessa addormentata è al tempo stesso vittima ed eroina...

Un romanzo per ragazzi, perfetto per lettori di ogni età, che ha il pregio di usare la metafora come strada della conoscenza. Infatti, le favole sono sempre connesse alla storia e «nascono da lotte specifiche con l’obiettivo di dare un aspetto umano al bestiale. Mirano a vincere questo terrore materiale attraverso la metafora». Lo ha scritto Jack Zipes in Spells of Enchantement, citato da Jane Yolen prima di dare voce al suo racconto. La strada è indicata, poi il cammino si trova leggendo.

Jane Yolen, Rosaspina, Leone Editore

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