Giorgio Montefoschi e la grandezza della banalità

In libreria il nuovo romanzo, tra amore e vita quotidiana

Giorgio Montefoschi, "La fragile bellezza del giorno", Bompiani – Credits: ufficio stampa

Micol De Pas

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Un elogio della normalità, che ne svela, però, tutta la sua densa complessità. Il nuovo libro di Giorgio Montefoschi è soprattutto questo. Perché La fragile bellezza del giorno, appena uscito per Bompiani, racconta della grandezza dell'amore coniugale. La vita di Ernesto, padre, nonno e poi vedovo si sonda tra il suo lavoro di scrittore e le vicissitudini famigliari di figli e nipoti, nella città di Roma e in una casa nelle vicnanze di Sabaudia. Il lutto per la morte della moglie ha come congelato la sua esistenza, il suo cuore. Finché compare Carla e tutte le carte si scompigliano di nuovo. Allora la narrazione fa una virata decisa e il problema da risolvere diventa il rapporto tra passato e presente: vivere nel ricordo di un amore o lasciarsi andare alla travolgente necessità di amare?

In una Roma che sembra gelida, sfacciatamente imperturbabile, la vita del protagonista si arrotola in questo nuovo vortice vitale. I piani di lettura sono diversi, compreso quello legato alla professione di Ernesto, scrittore. L'uomo senza qualità di Robert Musil sembra fare da controcanto ai pensieri di Ernesto e Montefoschi si diverte a ribaltare i luoghi comuni, a affondare lo sguardo dentro al matrimonio, per presentare la sua fascinazione per la banalità più misteriosa.

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