"Uomini che pagano le donne" di Giorgia Serughetti

Dalla strada al web, i clienti nel mercato del sesso contemporaneo

Giorgia Serughetti, Uomini che pagano le donne (particolare della cover) - Credits: Ediesse

Valeria Merlini

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Negli ultimi anni in Italia seguendo l’esempio di altri paesi del Nord Europa si è andata affermando una politica proibizionista che ha preso di mira soprattutto i clienti delle prostitute (a partire dagli anni ’90 si susseguono infatti le ordinanze nelle varie città italiane punitive nei confronti dei clienti). Da qui prende spunto il libro Uomini che pagano le donne. Dalla strada al web, i clienti nel mercato del sesso contemporaneo (Ediesse ) di Giorgia Serughetti , studiosa di processi culturali e assistente di sociologia all’università Milano Bicocca.  

Uomini che pagano le donne è un libro che nel titolo parafrasa il romanzo di Stieg Larsson (Uomini che odiano le donne ) e affronta il tema della prostituzione da un punto di vista inusuale. Normalmente infatti la visione è focalizzata sulle prostitute, cioè sull’offerta di sesso a pagamento. Il libro invece si concentra sulla domanda, quindi sui clienti, e sembra porsi la questione in cui si ritrovò il femminismo negli anni ’70 quando la parte maschile fu costretta a riflettere sul proprio ruolo.

Il punto di partenza del libro è proprio quello dello spostamento di attenzione che negli ultimi 15 anni ha cominciato a emergere e ha focalizzato le attenzioni delle politiche sul cliente. Il che in Italia può suonare un po’ strano perché, a differenza di paesi come la Svezia, non c’è stata una legge di stampo neoproibizionista, cioè che targhettizzi i clienti come obiettivo per il contrasto della prostituzione, risparmiando invece le lavoratrici del sesso che non sono colpite dal reato. In Italia è accaduto che accanto ad elementi di assoluta non novità, cioè il contrasto repressivo della prostituzione di strada che continua a colpire le lavoratrici del sesso, sia emerso un elemento di novità che è quello per cui corresponsabile viene considerato chi acquista i servizi sessuali.
Se per certi versi questo elemento ci appare ovvio, è in realtà rivoluzionario perché colui che si avvaleva dei servizi sessuali delle sex wokers era considerato nel suo pieno diritto, ciò in un sistema di regolamentazione otto-novecentesco dei bordelli, ma anche poi nell’Italia abolizionista verso la prostituzione di strada. Ovviamente ricordando che in Italia non è reato la prostituzione e tuttavia la possibilità dal 2008 di emettere ordinanze a livello municipale ha fatto proliferare questo tipo di provvedimenti che hanno reso sempre più difficile la pratica del commercio sessuale in strada, insomma nei luoghi pubblici. Ciò pone subito un discrimine tra ciò che effettivamente sembra essere l’obiettivo delle politiche repressive e ciò che invece apparentemente è non solo tollerato, ma addirittura per certi versi favorito da queste politiche e cioè la proliferazione in altri luoghi, sempre meno visibili e sempre più differenziati dove ovviamente le nuove tecnologie, e il web in particolare, svolgono un ruolo di grandissima importanza.

Uomini che pagano le donne si pone il problema del modello sociale in cui sono inseriti i rapporti tra i sessi, cioè quello della crescita consumista che determina anche il fiorire del sesso come business nella cosiddetta sessualità ricreativa all’interno della quale si colloca la prostituzione.
Giorgia Serughetti sposta l’attenzione sul mercato del sesso che non è qualcosa di completamente separato, ma è integrato in vari e molteplici modi: c’è un uso semiotico dei corpi molto nuovo rispetto al passato (basti pensare all’uso della sessualità, del corpo delle donne, a scopi commerciali, per la vendita di prodotti, di servizi), che crea una continuità molto forte tra la prostituzione propriamente detta, dove c’è la prestazione sessuale in cambio di denaro, e la transazione commerciale. In questo senso è possibile comprendere perché la prostituzione in qualche modo sia sempre più normale e sempre meno un comportamento marginale o deviante. È come costituire una relazione a propria misura al di fuori della quale ognuno torna completamente libero.

Le politiche proibizioniste in realtà hanno semplicemente spostato il luogo della prostituzione e ciò investe il cambiamento del maschio a partire dagli anni Sessanta, dagli anni della rivoluzione sessuale, quindi dall’emancipazione delle donne. Quando sono cambiati i rapporti tra uomini e donne. Gli uomini sono confortati da una rappresentazione del loro ruolo che è sempre quello dominante, con i puntelli dell’identità maschile tradizionale, cioè il lavoro con un iter di carriera ragionevolmente sicuro, un reddito garantito, la paternità vissuta in maniera più distaccata, insomma una figura del passato che garantisce una certa solidità alla figura maschile. Tutte queste certezze vengono però meno. Perché al tempo stesso le richieste di relazione che provengono dalle donne sono di un nuovo tipo.
Gli uomini sono per la prima volta oggetti di stimolazione continua da parte del mercato, cosa che li mette in crescente insicurezza: una novità rispetto al passato in cui entra in gioco potentemente la sessualità che è da una parte il campo in cui si riconferma il proprio dominio (i modelli sono quelli, di potenza sessuale) e dall’altra parte mostra una mascolinità fragile che cerca rassicurazione dentro al mercato del sesso. Si vede allora questa continua ambiguità tra impotenza e potere in cui si gioca il bisogno, il desiderio degli uomini. Ciò spiegherebbe anche l’incrementarsi del femminicidio quando non si accetta di cambiare ruolo.

Il conseguente fenomeno di inasprimento delle politiche verso la prostituzione di strada l’autrice lo vede come l’ostilità nei confronti dell’alterità, fatta di corpi diversi, stranieri, poveri, perché in realtà il sistema delle ordinanze che ha colpito la prostituzione di strada ha colpito svariate popolazioni considerate scomode, indecorose, impure all’interno di città che dovevano essere votate alla purificazione dei centri urbani in funzione del consumo, quindi del passeggio sereno dei consumatori possibilmente, della classe media.
Quindi quello che viene più fortemente colpito dalle politiche pubbliche è il mercato del sesso povero, quello di strada, quello che mette a disagio la cittadinanza perché propone la nudità in pubblico o il sesso consumato in luoghi considerati non idonei. Mentre dove si va a nascondere questo mercato (anche se poi è visibilissimo sul web) è considerato più integrabile nella società rispettabile.

Come a voler dire “Vizi privati, pubbliche virtù”.

Uomini che pagano le donne. Dalla strada al web, i clienti nel mercato del sesso contemporaneo
di Giorgia Serughetti
Ediesse
(360 pagine)

@violablanca
   

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