India. Cinque racconti, sei reportage, tre fumetti

Gli eroi ordinari dell'India urbana contemporanea fotografati da un gruppo di giovani scrittori, disegnatori e registi: il lato più oscuro della Shining India, quello lercio corrotto e nascosto sotto il tappeto della globalizzazione.

India. Cinque racconti, sei reportage, tre fumetti, particolare della copertina

Michele Lauro

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Gioia Guerzoni, scrittrice e traduttrice esperta delle vicende letterarie indiane, nel 2008 si traveste da talent scout e compila con passione un'antologia tesa a raccogliere le voci di autori e artisti di matrice angloindiana, tornati a vivere in patria ma non ancora approdati all'establishment. India. Cinque racconti, sei reportage, tre fumetti , nel frattempo pubblicata anche a Delhi, viene ora riproposta da Isbn nella collana Vinili, con la divertente copertina disegnata da Alice Beniero.

I tredici racconti brevi in forma di fiction, reportage e graphic novel offrono un flash su aspetti o personaggi chiave del nuovo inconscio collettivo indiano, del suo curioso miscuglio di nostalgia e desiderio di modernità. Intrallazzoni globali e uomini capaci di trovare "sermoni nelle pietre", infime dalit e colte viaggiatrici di prima classe, autisti-filosofi di risciò e aspiranti giornalisti in cerca di un tugurio in affitto. Giovani registi di pseudo-documentari e sceneggiatori di film porno. I misteriosi, potenti hijida (trans) di Mumbai e i giovani benestanti ossessionati da Bollywood e dal sesso, gli innamorati in jeans, gli indù e i musulmani, topi furtivi e mucche appisolate, uomini donne bambini e mendicanti con le loro brutte appendici storte.

Una sfilata di eroi ordinari, l'uomo comune capace di affrontare qualsiasi cosa: il nuovo consumatore abbindolato, come in tutto il mondo, dal bla bla televisivo. Questi racconti, spiega Guerzoni nella prefazione, cercano di scardinare il luogo comune sulle magnifiche sorti e progressive della nuova India e insieme di offrire un'immagine del paese meno patinata rispetto a quella traslitterata dagli aristofreak occidentali. L'India culla di grandi opportunità e fortune, ventre e tomba di vite miserabili. Vacca dissacrata da mungere prima che crolli stecchita.

All'interno della più popolosa democrazia mondiale le discrepanze sono in vistosa ascesa, e così fenomeni relativamente recenti come i suicidi dei contadini strangolati dai debiti o cacciati dalla loro terra per far posto alle famigerate SEZ (Special Economic Zones o zone franche per imprenditori senza scrupoli), che vanno ad aggiungersi alle antiche e sistematiche pratiche di maltrattamenti domestici, violenze sessuali (le stime parlano di uno stupro ogni 40 minuti) e sparizioni di bambini (quarantacinquemila all'anno, come testimonia il reportage Bambini di Annie Zaidi).

In ordine temporale, l'ultimo preoccupante fenomeno si chiama mobocracy, ovvero il potere della folla che si fa giustizia da sé, stufa di un sistema imperniato sugli abusi di potere, della polizia corrotta e connivente. Non sono passati molti mesi dall'aggressione selvaggia da parte di un gruppo di ragazzi ubriachi a una ragazza su un bus di Delhi, cui la folla ha risposto con la prima mobilitazione di massa nel cuore della città. I cartelli dicevano senza mezzi termini: "Delhi, capitale dello stupro".

Nel questionario che Gioia Guerzoni propone al gruppo di autori, i neologismi coniati per descrivere il "made in India" che avanza vengono visti con diffidenza e ostilità. In particolare Shining India, sinonimo di miraggio, e l'acronimo SEZ, liquidato da Tishani Doshi (che nel frattempo ha pubblicato il suo primo romanzo anche in Italia: Il piacere non può aspettare , tradotto dalla stessa Guerzoni) come una finta pacca sulla spalla: "in realtà sono un calcio in culo". Ma le risposte degli autori alla domanda su cosa associno l'Italia sono una conferma della teoria che la globalizzazione si nutre di stereotipi: calcio, Roma e Venezia, moda, spaghetti, belle donne. Tutto qui?

Le immagini anestetizzano, diceva Susan Sontag a proposito del rapporto tra uomo e fotografia. City of Photos di Smriti Nevatia, progetto di documentario sugli studi fotografici come luoghi simbolo del passaggio dal medioevo alla modernità, racconta il sogno urbano di Shining India: mettersi in posa. Capacità di adattamento e resistenza al cambiamento convivono in forme bizzarre, così "quando un modo di vivere scompare, la nostalgia diventa un modo di vivere". La distorsione temporale in città tentacolari come Kolkata, Delhi, Mumbai attrae il ceto medio nel nuovo mondo come volontà e rappresentazione. Volontà di essere per la prima volta al centro anziché ai margini. Rappresentazione come segno di vitalità e surrogato della realtà, mentre il panorama urbano soggiace alla decadenza tropicale e all'invasione degli ultracorpi negli slum.

Gli studi fotografici pullulano dovunque in India perché offrono i fondali su cui costruire il ricordo di se stessi: "un ricordo molto più soddisfacente di qualsiasi riflesso in uno specchio". Fondali dipinti a colori sgargianti, pittoreschi e drammatici, ambientazioni rimaste intatte dall'epoca del bianco e nero, scene di paradiso perduto e l'apoteosi della finzione (farsi fotografare ad Agra sullo sfondo finto del Taj Mahal), fino all'horror involontario e stravagante tipico dell'Indian style. Uno dei fondali che a Kolkata va per la maggiore ritrae le torri gemelle in fiamme e in primo piano un bungalow bianco circondato da un praticello con tavoli da giardino. La gente si fa fotografare su questo sfondo.

Non è solo kitsch estremo ma qualcosa che affascina e respinge noi occidentali sprovvisti degli occhiali per guardare. L'India è anche questa, la più colossale industria del riciclo mondiale. Datele tempo, e riciclerà anche i vostri sogni più brutti.

India. Cinque racconti, sei reportage, tre fumetti
a cura di Gioia Guerzoni
Isbn Edizioni
190 pp., 12 euro

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