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Geoff Dyer, 'Un'altra formidabile giornata per mare' - La recensione

Cronaca da una portaerei: il formidabile diario di uno scrittore

Un'altra formidabile giornata per mare

Michele Lauro

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Chi ama i grandi reportage narrativi ha l'occasione di salpare per una traversata unica al mondo. Qualche anno fa Geoff Dyer ha trascorso un paio di settimane sulla portaerei americana Uss George Bush di stanza nel Golfo Persico, e questo è il suo diario di bordo. Personalmente non nutro alcuna passione per le navi, tantomeno da guerra, ma Un'altra formidabile giornata per mare appartiene a quel genere di opere abrasive e avvincenti, a prescindere dal contesto. 

Ironia e schiettezza: un ritmo narrativo travolgente

Quello che conta, come sempre, è il punto di vista. Dyer aveva bisogno di un'accensione, un cortocircuito, una scintilla. Cosa di meglio che rinchiudersi - lui alto, allampanato, goffo, pieno di fobie - nel claustrofobico ventre di una nave militare fatto di passaggi stretti, corridoi, portelli? Cosa di meglio che mettere a confronto l'aplomb di un intellettuale londinese - ironico, distaccato, schizzinoso - con l'orgia muscolare dei marinai, fra rumori insostenibili e ottimismi ingiustificati, con l'odore fisso di combustibile mescolato alle uova fritte e soprattutto la totale astinenza alcolica?

Viene da pensare, inevitabilmente, al David Foster Wallace di Una cosa divertente che non farò mai più. Con la differenza che lo scrittore americano si era imbarcato su una lussuosa nave da crociera per studiare dal vivo un divertimentificio di massa contemporaneo, mentre l'autore di Natura morta con custodia di sax finge di scegliere l'austera orizzontalità della portaerei come un'eccentrica forma di espiazione. Finendo per smarrire se stesso in una Death Valley intasata di petrolio (e di esseri umani in divisa).

Laddove Wallace la prendeva alla larga, confessando che questi reportage personali permettono di distrarsi annullando i "truci frangenti" come per esempio l'attesa pre-imbarco dell'hangar, Dyer si catapulta letteralmente e istantaneamente - e noi lettori con lui - in un altro mondo, indossando un craniale sul seggiolino di uno sgraziato turboelica pieno di chiodi metallici, tubi, cavi, con il solo conforto di una temibile assistente di volo in tenuta militare. Come passare d'improvviso, un giorno di gennaio, dal gelo londinese alla notte caldo-umida di Bombay: uno choc.

Entrare e uscire dalla gabbia

Dopo aver messo subito in chiaro le sue aspettative, battendosi strenuamente per una cabina singola ("un posto dove dedicarti solo soletto all'arte marittima della masturbazione"), Dyer si lancia nell'impresa di carpire i segreti di un mondo basato su regole, culture, convenzioni e scopi tutti suoi, dove convivono estrema solitudine ed estrema promiscuità, scandito da una routine di "lirismo e terrore", da rituali non per forza spiacevoli come il buongiorno del capitano che dà il titolo al libro. Il personale della George Bush è prodigo di storie, una diversa dall'altra. 

Lo scrittore pian piano si adatta, addirittura si affeziona. Perfino il sovrapporsi geometrico e angusto degli spazi diventa in qualche modo familiare. Solo la mensa rimane ostica ("a tavola sono uno schizzinoso della peggior specie"), finché sarà la cuoca del capitano a risollevare la reputazione gastronomica della portaerei. Alla fine, nella camera di un cinque stelle di Bahrain davanti allo schermo di un plasma e a una birra, ammette di essere stato contagiato dalla "paura di uscire dalla gabbia" che affliggeva il personale della portaerei, sorta di variante marittima della sindrome di Stoccolma. 

Ero un ostaggio che si era rapito da solo, dice Dyer, e avevo finito per sentirmi sempre meno sicuro del lavoro che dovevo fare. Ma è proprio questo che rende magistrale un libro come Un'altra formidabile giornata per mare. Tirar dentro i lettori nelle debolezze dell'uomo, nei dubbi, nei dilemmi sprigionati dalla nuova prospettiva. Una visione del mondo per niente piatta, malgrado provenga dal ponte di una portaerei. Semmai contraddittoria, sfocata eppure, quello che più importa, affettivamente ricca.

La coesistenza di tesi e antitesi

Ecco l'America appagata, disciplinata, industriosa convivere con la sua metà insoddisfatta, intossicata dal fanatismo religioso, dal razzismo e dall'aggressività, dalla deriva consumistica. Ecco la dedizione, l'entusiasmo, lo spirito comunitario rendere perfino apprezzabile il rigore imposto dalla marina militare. Ma d'altra parte la presenza di quell'enorme hangar in mezzo all'oceano è talmente insensata da provocare un mal di mare mentale. Non solo: l'F-18 è un uccello di morte capace però di trasformare il volo notturno in una esperienza lisergica come quella bramata da "mistici e sciamani, esploratori e consumatori di acidi".

La tesi e l'antitesi. Lo spirito e la materia. "Un improvviso amalgama di tecnologicamente progredito e di estremamente elementare". La replica della vita, insomma, in un ambiente dove anche il sesso, prevedibilmente, è vietato. O forse solo invisibile, ma solo agli occhi di chi non si è ancora abituato al buio, di chi non ha abbastanza immaginazione. Dyer ha il mal di terra, e riserva a se stesso l'ultima similitudine corrosiva: sembravo "l'avanzo di un romanzo che Graham Greene aveva deciso di non scrivere". 

Geoff Dyer
Un'altra formidabile giornata per mare
Einaudi
220 pp., 18 euro

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