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"Galetti, un portento": storia di un campione (nascosto) del ciclismo eroico

Milanese, vincitore di tre Giri d'Italia consecutivi dal 1910 al 1912, ha ora il giusto riconoscimento da una biografia a firma di tre suoi conterranei

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Sergio Meda

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All’inizio del Novecento, quando le strade non conoscevano l’asfalto e le corse partivano alla luce delle fiaccole, il ciclismo vedeva spingere sui pedali un personaggio particolare: Carlo Galetti. Il campione di Corsico, alle porte di Milano, dovette però cogliere molte vittorie prima che il pubblico e la stampa dell'epoca riconoscessero il suo talento, anche perché in corsa non compiva fughe dissennate, che colpivano la fantasia dei tifosi, ma dosava le energie e dopo l’arrivo era solito fare dichiarazioni prudenti, senza goliardie o spiritosaggini. In altre parole: non era un personaggio.

Era un campione di sostanza, pratico nelle corse come nella vita, che si guadagnò la vita per anni facendo prima il tipografo e poi, nella maturità, l’imprenditore. Lo chiamavano "lo scoiattolo dei Navigli", perché era nato e cresciuto nella periferia milanese solcata da quei canali e per la naturalezza con cui affrontava le salite, svelto e leggero. Era piccolo, forte e furbo, tenace come pochi e mai domo: un fuoriclasse di valore assoluto, spesso vincitore a spese di avversari leggendari quali Luigi Ganna, Giovanni Gerbi, Giovanni Rossignoli, Eberardo Pavesi, Lucien Petit Breton. Vinse con merito tre Giri d’Italia consecutivi tra il 1910 e il 1912, di cui l’ultimo nell’unica edizione in cui la "Corsa Rosa" fu assegnato a squadre. Nel caso all’Atala, di cui Galetti era il capitano e anche il trascinatore (se avessero scelto la formula a tempo individuale, sarebbe risultato comunque il migliore).

Sinora un solo libro gli era stato dedicato: lo scrisse un grande giornalista dei primi del secolo come Emilio Colombo e lo stampò lo stesso Galetti, nella tipografia di proprietà, nel 1911. Era a metà della sua carriera, iniziata nel 1900 e conclusa nel 1922, salvo poi ricomparire in due successive edizioni della Milano-Sanremo, cui partecipò per nostalgia alla soglia dei cinquant’anni: in entrambe le occasioni si classificò a un’ora dal vincitore, ma seppe confinare non pochi avversari a distacchi di oltre un’ora.

In libreria compare ora la biografia completa del Galetti pubblico e privato, voluta da tre suoi conterranei che lo celebrano e lo collocano, a giusto titolo, nella storia dei "Grandi dello sport": gli autori sono Paolo Migliavacca, storico dello sport e non solo, Lorenzo Papetti, fantastico "topo di bilioteca", e Adelelmo Portioli, collezionista di cartoline e figurine ciclistiche, che ha contribuito con poche imagini ad arricchire il volume dedicato a uno splendido campione da riscoprire. Meglio, a un vero portento.

"Galetti, un portento" di Paolo Migliavacca, Lorenzo Papetti e Adelelmo Portioli. Sport & Passione Editore (208 pagine, 113 illustrazioni, documenti inediti), € 15. 


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