È morto Gabriel García Márquez. Addio Gabo

L'autore di Cent'anni di solitudine è deceduto a Città del Messico. Aveva 87 anni

Gabriel García Márquez il 6 marzo 2014 davanti alla sua casa di Città del Messico – Credits: EPA/MARIO GUZMAN

È morto Gabriel García Márquez. Lo scrittore colombiano, autore di Cent'anni di solitudine, premio Nobel per la Letteratura nel 1982, era stato ricoverato in ospedale il 3 aprile scorso a Città del Messico. Aveva 87 anni.

"Per sempre Gabriel", sottolinea in un titolo a tutta pagina il quotidiano di Bogota El Espectador.

 

"Gabo", come era conosciuto, è morto nella sua casa nella capitale messicana con la moglie e i due figli al fianco. A confermare la notizia anticipata dai media messicani il presidente colombiano Juan Manuel Santos. Il 3 aprile era stato ricoverato per una polmonite e un'infezione delle vie urinarie in un'ospedale della capitale messicana, da cui era stato dimesso l'11 per tornare a casa.

-- GABRIEL GARCÍA MÁRQUEZ, LE FOTO DI UNA VITA

Con Gabriel García Márquez la letteratura sudamericana ha trovato la reale coscienza della propria identità, saldando la tradizione culturale europea con il mondo e la tradizione locale in modo nuovo, risolto.

Quel modo che sarà all'origine del boom dei narratori latinoamericani nel mondo negli anni '60. E l'emblema non puo' che essere l'esemplare realta' della sua fantastica Macondo, la provincia di fantasia creata dallo scrittore e in cui si svolgono quasi tutti i suoi racconti, riflettendo verita' e storia della Colombia d'oggi (l'abbandono e solitudine un po' di tutto il Sudamerica), dal cuore, dai riti, dal sentire così antico e magico.

 

Per anni giornalista di professione, Garcia Marquez è però con l'invenzione artistica, come sempre accade, che riesce davvero a rappresentare il senso di una condizione, di una realtà, verso la quale non e' mai venuto meno il suo impegno ideologico e civile. Nato a Aracataca nel 1928, Marquez ha frequentato a Bogotà la facolta' di giurisprudenza, gia' scrivendo e pubblicando su riviste i primi racconti, prima di arrivare al giornalismo, chiamato a Cartaghena per lavorare a 'El universal'. Nella capitale torna nel 1954 per collaborare a 'El Espectador' e l'anno dopo si reca in Europa, mentre esce il suo primo romanzo, 'Foglie morte'. Un viaggio importante e in cui nasce, tra l'altro il forte legame con l'Italia e il nostro cinema, amato da sempre con quello francese, in opposizione alle produzioni americane.

 

A Roma frequenta il Centro Sperimentale, conosce Zavattini e molti altri personaggi, come testimoniano le sue corrispondenze, ma anche un racconto intitolato 'La santa'. A Bogota' scriveva ''Una favola, girata pero' in un ambiente insolito, mescolando il reale e il fantastico in modo geniale, al punto che spesso non e' possibile sapere dove finisce l'uno e dove comincia l'altro'', non parlando, come potrebbe sembrare, della propria letteratura, ma recensendo 'Miracolo a Milano' di De Sica. Al suo ritorno, a cominciare dal 1961, escono i primi romanzi importanti, preparatori di 'Cent'anni di solitudine'.

 

La storia lunga un emblematico secolo della famiglia Buendia fatichera' a trovare un editore e uscira' in Argentina nel 1967, dopo ''Nessuno scrive al colonnello'', ''Il funerale della Mama Grande'' e ''La mala ora''. In essi, come poi ne 'L'autunno del patriarca' o il piu' apparentemente tradizionale 'Cronaca di una morte annunciata', appare evidente come la scrittura e la struttura del narrare di Marquez abbiano raggiunto una loro felice specificita', che si lega al contenuto stesso e alle sue fonti. Dietro restano tutte le grandi esperienze del romanzo americano e europeo del '900, da Faulkner, che con la sua Yoknapatawpha è il padrino di Macondo (oltre che di tutta la nuova letteratura latino americana), al monologo joyciano.

 

Ad essi si aggiunge la tradizione barocca dei colonizzatori spagnoli, ma fusa con la cultura indigena in un gioco continuo di dissoluzione e rigenerazione, in un senso di morte che si intreccia con la vita e va oltre in una dimensione magica che intride ogni momento quotidiano, rivelandone poi alla fine la verita' al di la' del tempo. La figura di Marquez non è però legata solo alla sua attivita' letteraria e la sua notorieta' la ha sempre usata anche quale megafono per un un impegno in nome della liberta' e giustizia, valori spesso dimenticati dalle dittature sudamericane ma anche dai paesi del ''socialismo reale'', oltre che internazionalmente contro la pena di morte o per il disarmo.

Amico di Fidel Castro, che ha definito ''uno dei grandi idealisti del nostro tempo'', ma cui ha sempre chiesto piu' democrazia, accanto a lui ha assistito all'Avana alla messa del Papa durante la storica visita pontificia del 1998. Anche per questo, tra tante polemiche, e' sempre vissuto piu' all'estero che nel proprio paese. Questo specie dopo che negli anni '80 fu pretestuosamente associato dai militari boliviani alle attività dei guerriglieri dell' M-19, voci riprese quando si adopero' attivamente per le trattative di pace, poi fallite, promosse dal presidente conservatore Betancur.

 

Certi suoi discorsi, davanti a alte assise internazionali, sono rimasti celebri, assieme alla precisazione che il suo nemico principale era l'imperialismo americano solo perche', da latino americano, e' con esso che aveva diretta e quotidiana lotta.

Proprio come il suo Arcadio Buendia a Macondo invasa da una grande piantagione di banane statunitense. E allora 'Gabo', come lo hanno chiamato fan e amici, ha usato la letteratura quale mezzo per rompere la solitudine della sua gente. (ANSA).

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