Franco Califano e i libri: grande poeta popolare

Quando il Califfo parlava alle donne. Di sesso

Franco Califano nelle cover dei suoi libri - Credits: Castelvecchi e Mondadori

Valeria Merlini

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“Sarò vecchio cinque minuti prima di morire”. Franco Califano

Riconsegnato da Fiorello alla nuova generazione (con lo show “Stasera pago io ”), portò sempre i segni degli errori in cui inciampò suo malgrado, restando uomo dei night e dalle amicizie pericolose (per esempio con il boss Francis Turatello ), uomo semplice, ma pur sempre un protagonista, conosciuto e apprezzato per le sue canzoni in romanesco, con una vera e propria fissazione per le donne (raccontava di aver avuto almeno 1500 amanti). Libero, poeta e maledetto, con una romanità eccessiva, ma pur sempre genuina e melanconica. Una malinconia che manifestava nei suoi testi e che le molte storie d’amore, alcune più importanti di altre, l’hanno sicuramente ispirato.
Questo e molto altro è Franco Califano .

Musica, poesia e letteratura. A modo suo, con le sue parole. Dal celebre pezzo Tutto il resto è noia che lo ha incastonato nella discografia italiana, alla sua personale rivisitazione del Kamasutra.
L’editore Alberto Castelvecchi in una recentissima intervista lo ricorda così:
(…) il Maestro era uno che entrava direttamente in contatto con le viscere dell'esistenza, con i desideri più inconfessabili, era il corteggiatore focoso e l'amante «di una botta sola, ma data cattivamente e a mestiere: inutile farne tante, la seconda è già da facchino. Se sai fare quello che devi fare, te se ricordano per sempre»”. Un Casanova della Dolce Vita.

Se è stato il cantore della vita vera, ha scritto parole di una vita vissuta. Vogliamo ricordarlo quindi anche per i suoi romanzi, in cui ha messo sempre e comunque sé stesso.

Il cuore nel sesso (Castelvecchi , 2000)
Libro sull’erotismo, il corteggiamento e l’amore scritto da uno «pratico».
Dall’introduzione: “Sapete perché ho scritto un libro sul sesso? Perché me l’hanno chiesto. E hanno fatto bene.
Sono anni, infatti, che continuo a leggere e ad ascoltare una serie di cazzate proposte proprio da quelli che ne dovrebbero sapere di più: sessuologi, psicologi e intellettuali vari. Una delusione!
La mia laurea è la pratica, migliorata da anni di guerra sul campo. (…)
Questo libro è un prontuario pratico sulla conquista, senza tutti i giri di parole di cui sopra. Esploreremo le svariate isole dell’arcipelago sesso: da come comportarsi al primo appuntamento all’uso del preservativo (il maledetto); dal bacio in bocca, che oggi sembra essere diventato un dettaglio (mentre è importantissimo), all’oggettistica sessuale.”

Calisutra (Castelvecchi , 2006)
Storie di vita e casi dell’amore raccontati dal Maestro.
Nell’introduzione al libro di Antonello Mazzeo, batterista nonché amico di lunga data del Califfo, scopriamo la Roma degli anni che furono, quella che non esiste più. “Quella che abbiamo conosciuto allora era un’altra Roma rispetto ad oggi, era una città prevalentemente di quartiere, con una distanza incredibile fra centro e periferia: andare a bere un caffè a Via Veneto era come andare all’estero.”
Ricorda anche il periodo nero del Maestro, le paure, le debolezze, ma soprattutto le sue prodezze amorose: “Da diversi anni lui era già «il Califfo», proprio per la quantità di ragazze che aveva, e la sua abilità nell’acchiapparle migliorava di anno in anno. Oddio, capitava che qualcuno si approfittasse dei suoi scarti – è successo anche a me – ma il fuoriclasse del gruppo era assolutamente lui. Era molto bello, generoso, elegante, e soprattutto un gran signore: era difficile che ci raccontasse le sue prodezze, e quando lo faceva non entrava mai in particolari intimi. Ha sempre avuto un grandissimo rispetto per le donne che frequentava.”
L’immagine dell’artista accompagnò il Maestro accanto a quella di paladino della trasgressione, di personaggio ai limiti della legalità. E spesso la seconda finiva per offuscare la prima. Ne esce un’autobiografia che lo dipinge come uomo vulcanico, sensibile e affamato di vita.

Senza manette (Mondadori, 2008)
Non si diventa il Califfo per caso. E neanche per un’astuta operazione di marketing. Tra Franco Califano e tanti sedicenti maledetti c’è una vita di mezzo. Una vita a scappare dai collegi che sanno di cipolla e medicinali scaduti, e poi tra risse, bische e avventurieri, a battere le terrazze delle case  popolari per racimolare un po’ di sesso. Per diventare il Califfo bisogna muovere i primi passi dormendo nella macchina di un amico, passare mesi in ospedale a guardare la morte negli occhi e poi riderle in faccia. Bisogna finire in galera senza capire bene il perché e combattere per non rischiare di impazzire come succedeva ad alcuni compagni di cella, fra cui Pietro Valpreda. Bisogna avere la forza di riemergere dopo le accuse infamanti, l’ostracismo generalizzato, certi amici che fanno finta di non conoscerti. Bisogna scrivere capolavori come Tutto il resto è noia, E la chiamano estate, Un amore così grande, La musica è finita, Una ragione di più.
Il “Maestro”, come lo chiamano i suoi tanti fan, racconta per la prima volta senza filtri tutti gli  aspetti della sua vita maledetta e straordinaria. Racconta le donne, le tante avute e le poche amate davvero. Il sesso fatto per dare piacere o per scacciare il dolore, come quella volta durante il funerale del padre. I compagni di viaggio come Luigi Tenco, Gino Paoli, Marcello Mastroianni, Diego Armando Maradona e gli “amici di Villa Solitudine”. Più qualche curiosità inaspettata, come il mistero nascosto dietro la sua voce inconfondibile. Califano, con la sponda di Pierluigi Diaco, mette su pagina i suoi primi settant’anni con una voce lirica e ruvida che raschia la vita e ce la  consegna.

@violablanca

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