Franco Arminio, ‘Resteranno i canti’

Illuminazioni dalla Casa della Paesologia: poesie, lettere, appunti

Resteranno i canti

Resteranno i canti, particolare della copertina – Credits: © Cedar Pole, 2012 © Brian Nash Gill

Michele Lauro

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Franco Arminio e la sua poesia gentile sono una proposta inattuale nel rancoroso baccano di questo tempo. Me ne rendo conto e forse proprio per questo la tentazione è irresistibile: allora capita di andare in libreria, aprire una pagina a caso e negli interstizi percepire un aroma, un indizio, un colore che ci parrà di riconoscere anche se non ne distinguiamo i contorni. Il “rosso di certe mele che nessuno raccoglie”, il bianco della neve “indisturbata nei vicoli deserti”, l’amore ai suoi primi vagiti. Basta così poco a volte, per rasserenare. A me è bastata questa immagine: la “serena democrazia delle foglie”.

Poesia del silenzio e dell’inquietudine

Resteranno i canti, annuncia il poeta di Bisaccia, condividendo un nucleo pubblico e privato di Intimità provvisorie: speranze e disperanze, slanci e debolezze, vaticini e paure. Gli effimeri istanti di bellezza all’incontro con la luce del primo mattino, la pietà per i vinti, l’anoressia demografica nel ricordo dei circa 12 milioni di emigranti che fra il 1892 e il 1954 abbandonarono l’Italia per l’America, la fratellanza coi paesi morenti e le comunità che stanno per scomparire. Ma lasciarsi vivere senza ardore quello no, dice Arminio: dal giorno in cui ho scoperto che la vita è un falso allarme “prendo a pugni ogni minuto”.  

Versi dopaminici, anche quando si tingono di malinconia. I pensieri sulla morte, le riflessioni sul dolore stimolano a una ribellione contro l’aridità del cuore e la ruggine della memoria, sono un argine allo stallo della coscienza. Nell’Elogio dell’inquietudine di Franco Arminio sembra di sentire un'eco dell’inquietudine pessoana, specie nel rapporto del poeta con la scrittura, con l’ossessione della scrittura. Mentre però Bernardo Soares diceva “se scrivo ciò che sento è perché così facendo abbasso la febbre di sentire”, Arminio affida alla pagina scritta la sua febbre, anzi la sua fosforescenza: “posso avere una scossa solamente quando sento qualche frase bella”.

Fare attenzione

È un codice che sembra semplice da decifrare, se solo i nostri occhi non fossero così assuefatti alla retroilluminazione. Cioè a restringere, catalogare, respingere, uno scroll spesso inconsapevole. Il suo neoplatonismo affettivo parte dalla Paesologia per rimettere la natura al centro del nostro molteplice impazzito, così come il poeta mette le dita nelle orme delle capre per ritrovare il solco che lega tutti i viventi. Nulla è separato, le persone si incontrano per rinascere. Andate sull’orlo, su una spiaggia rovinata suggerisce allora Arminio nella Lettera dedicata ai ribelli, perché “un pensiero che viene in un bosco / è diverso da un pensiero che viene in ascensore”. Un consiglio semplice, mite, alla portata: fare attenzione al luogo come fosse un serbatoio di pensieri.

“Fare attenzione anche a un semplice lampione, / a un muro scrostato”, diceva una poesia di Cedi la strada agli alberi. Della fortunata raccolta che per un breve istante un anno fa ha fatto tornare di moda la poesia, Resteranno i canti porta avanti il messaggio nella stessa forma ibrida. Poesie eterogenee come lunghezza, stile, atmosfera, alcune in parte rielaborate da versi già editi, e ogni tanto brani in prosa dal sapore diaristico o epistolare come la Lettera sulla fedeltà e il dolente Canto per l’uomo che sta morendo, o addirittura didattico come le divertenti Istruzioni per l’uso della poesia (“amare i versi tiene lontane le malattie”). 

L’insieme ha una musicalità rarefatta e riconoscibilissima, compresa la Poesia corale scritta direttamente su Facebook che Arminio usa come un setaccio per raccogliere “cose che non ci sono più”. È la stessa musicalità senza spartito dei canti che si improvvisano durante le presentazioni dei suoi libri. Ogni volta un azzardo, una scommessa, un rito di guarigione. E se insieme ai Canti resteranno soprattutto le nostre imprudenze, come sospetta il poeta, vale la pena infine seguire l’ultimo dei suoi Consigli sentimentali: “gli amori non corrisposti / sono da preferire ai non amori corrisposti, / oggi così frequenti”.

Franco Arminio
Resteranno i canti
Bompiani
160 pp., 15 euro

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