La fragilità secondo Eugenio Borgna

Breve glossario delle parole di oggi, da un dialogo con lo psichiatra piemontese

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– Credits: (Getty Images)

Micol De Pas

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Scrivere un libro sulla fragilità oggi è un gesto molto forte. Non è un ossimoro, ma esattamente quanto ha fatto lo psichiatra Eugenio Borgna. Che poi parla anche di parole. Quelle che vanno di moda, quelle destinate a una stagione breve e quelle che non potranno mai tramontare perché fanno parte integrante del Dna umano. Come, appunto, fragilità. Ecco un piccolo glossario costruito in compagnia dello psichiatra piemontese.

Fragilità. L'epoca storica in cui viviamo la rifiuta: è un handicap perché comporta un cammino misterioso verso l'interno che fa perdere tempo. A meno che non venga interpretata in senso aristocratico: allora è una parola di moda, di cui si sente parlare spesso. Ma insieme all’angoscia, alla tristezza, all'inquietudine, fragilità sarà sempre in voga perché corrisponde alla vita.

Velocità. "Non c'è tempo" è l'espressione più comune. Ma la velocità è propria delle macchine, in ogni caso è qualcosa di fisico. L'aspetto psichico è cancellato e intuizione ed empatia vanno perse. Questo ha ricadute a tutti i livelli, politiche, sociali, valoriali, personali. Un esempio su tutti: il rispetto degli altri. Pazienza se uno non si sa ascoltare. Ma se non è attento agli altri, il suo atteggiamento si ripercuote sulla società. E negli adolescenti si vede molto bene. Li si accusa di indifferenza, ma non è altro che quello che ricevono dall'esterno. Credo che questa parola passerà di moda, diversamente dallo stantuffo semantico di fragilità che ha proprio una radice antropologica.

Cinismo. Cinico è chi è completamente estraneo alla vita sociale. Un cieco, qualcuno che non vede. Nel cinismo, tutto è incentrato sul presente, mentre la fragilità guarda a un presente che è aperto al futuro, oopure, la nostalgia, lo stato d'animo che guarda al passato. Il cinismo si contrappone al buonismo, ma in realtà le due cose si pongono sullo stesso piano, quello dell'esteriorità.

Gioia e felicità. La gioia è un sentimento che nasce e si esaurisce in un istante, che riempie completamente, mentre la felicità è gioia progettata: si proietta nel futuro. La differenza riguarda una diversa impostazione del tempo interiore. Addirittura, il poeta Rainer Maria Rilke parla di pre-gioia. Come dire che c'è un attimo in cui si avverte l'arrivo della gioia, perché viene da dentro, è spontaneo e immediato. C'è un cammino verso la gioia, mentre alla felicità si arriva a balzi.

Creatività. Parola orribile, perché troppo di moda. Meglio spinta creatrice, che si fonda sulla fragilità, sul dolore, sulla nostalgia. L'energia del dolore apre le cateratte della creazione: ci fa conoscere l'effimero delle cose e ci spinge al tentativo disperato di creare qualcosa che tenda all'infinito.

Precisione. Il mio libro è pieno di distinzioni semantiche perché è solo distinguendo che riusciamo a dire qualcosa di sensato, altrimenti tutto risulta opaco. E questa parola non è per niente di moda: non c'è tempo. Né per pensare, né per scegliere le parole.

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Eugenio Borgna, "La fragilità che è in noi", Einaudi 2014



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