'Il fiordo dell'eternità', Kim Leine

In Groenlandia a fine Settecento, tra istinti primordiali e degradazione fisica e mentale

Simona Santoni

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La bella copertina di Guido Scarabottolo, essenziale ed evocativa, si apre su Il fiordo dell'eternità di Kim Leine (edito da Guanda), romanzo di una nuova voce nordica, che non si allinea alle tendenze letterarie degli ultimi anni. E già dal titolo e dal grigio-bianco-nero dell'illustrazione sembra di respirare gli spazi vasti e freddi del Nord Europa.

Leine, cinquantaduenne norvegese trasferitosi in Danimarca, con alle spalle quindici anni di infermiere in Groenlandia, ha consacrato il suo mestiere di scrittore proprio a questa isola affascinante e fredda e agli straordinari incontri umani che lì è ancora possibile effettuare.

Ambientato nella seconda metà del Settecento, protagonista del libro è Morten Pedersen Falck, un norvegese che si trasferisce a Copenaghen per studiare teologia. Una volta diventato pastore, richiede di essere inviato nella colonia danese in Groenlandia. "Gli spazi sconfinati e vergini dell'isola, promessa di libertà e futuro, si trasformano in una prigione claustrofobica e intollerabile", si legge nel risvolto di copertina.

Partito per convertire gli inuit, il popolo dell'Artico, e redimere gli eretici del Fiordo dell'Eternità, cadrà invece preda del loro incantesimo, affascinato da una religiosità primordiale e pagana, promiscua e allucinata.

Da pag. 215 estrapolo: "Fanno un giro della colonia insieme. Bertel gli parla della loro posizione nella parte meridionale di un'isola che si estende due miglia verso nord, indica le vette delle montagne e menziona i loro nomi danesi, lo porta in cima a uno scoglio da dove si gode la vista del mare e della terraferma, con le catene montuose seghettate coperte di neve. Falck emette brevi esclamazioni di entusiasmo. Fa un sacco di domande che divertono Bertel per la loro ingenuità, sul freddo, sul buio in inverno, sui mezzi di trasporto, sulle attività dei nativi, ma il catechista risponde di buon grado. E Falck è euforico".

Da pag. 407: "Morten Falck è il mio nome / E il mio buco del culo è un furbacchione / Escono dolci salmi in quantità / E scorregge a volontà / Cantare di Gesù il valore / Con del buco del culo il fragore".

Da pag. 421: "La profetessa MM mi onora con le sue piacevoli visite. È una nemica mia e dell'intera presenza danese qui nel paese. Me lo dice del tutto apertamente. Cristo le parla la notte attraverso i sogni, dice - si presume! - che questo paese appartiene ai groenlandesi, pagani e battezzati, e che loro dovrebbero riprenderselo portandolo via al ladro".

Leggendo le quasi seicento pagine di Leine si passa attraverso gli istinti primordiali, la degradazione fisica e mentale, l'incendio che distrusse Copenaghen nel 1795. E intanto viene smontato il mito moderno della ragione...

Il fiordo dell'eternità
di Kim Leine
Guanda
pagg. 580, 20 euro

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