Figuracce: 8 scrittori raccontano "quella volta che..."

A cura di Niccolò Ammaniti, un contemporaneo Decameron al quale 8 scrittori contribuiscono con una novella basata su un episodio realmente accaduto: la figura di merda in cui, come tutti, prima o poi sono cascati.

Figuracce, particolare della copertina

Michele Lauro

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Le antologie di racconti a tema costituiscono una delle novità più significative del recente panorama editoriale. Le case editrici fanno squadra, chiamando a raccolta le penne d'autore per ridare fiato a un genere letterario come il racconto breve, ora tornato a bazzicare le classifiche di vendita. A Sellerio che con il suo Vacanze in giallo bissa il successo dell'inverno 2012 (Natale in giallo) della scorsa estate (Ferragosto in giallo), Einaudi risponde con un nuovo asso nella manica, dopo i fortunati Scena padre e Sei per la Sardegna: Figuracce .

È Niccolò Ammaniti il deus ex machina del progetto, o almeno così ce la racconta nel brano introduttivo che somiglia anch'esso a una piccola fiaba: una calda serata d'estate romana, un bar di Campo de' Fiori a Roma, un gruppo di scrittori che sorprendentemente fa gruppo e si diverte, sfatando il luogo comune secondo cui gli scrittori non amano la compagnia degli altri scrittori. Bicchiere dopo bicchiere, parte la gara degli aneddoti più imbarazzanti. Ciascuno ha la sua cospicua dote perché, spiega Ammaniti, questo mestiere per sua natura è "cosparso, come un würstel di senape, di figure di merda".

Che vantaggi evolutivi porta la figura di merda al genere umano? Forse svolge una funzione sociale simile a quella degli antichi riti collettivi, ipotizza l'autore di Io non ho paura, rinforzando la coesione di gruppo ("Se sei solo le figuracce non esistono"). Specie all'epoca delle prime armi, le figuracce sono per gli scrittori una conferma del ruolo gregario che rivestono nella cerchia degli iniziati al mondo della letteratura. E, per estensione, una conferma del ruolo subalterno della letteratura nei confronti della vita. Come a dire, guardatevi (guardateli). Quel coacervo di debolezze e manie, tic e ossessioni, meschinità e paure, euforie e depressioni: siete voi. Ce l'avete fatta, forse, a diventare scrittori. Ma a che prezzo.

Quando l'onta sparisce, della figuraccia restano il lato comico e lo snodo esistenziale. Uno spunto letterario perfetto. Le novelle interpretano lo spirito umanistico-edonistico del nostro tempo: precarietà, incertezza, vanità. Una goliardata divertente e forse anche un po' furba, ma gli otto scrittori sono bravissimi a tener viva la fiamma della narrazione orale con un linguaggio leggero e ironico, brillante e "scorretto", spesso calcolatamente sopra le righe. A sottolineare quella "forma passeggera di follia" che accompagna - o precede - l'attimo fatale della grezza.

Talvolta la figuraccia è romanzata al punto da diventare periferia del racconto, mentre il centro è occupato da memorabili personaggi come il professor Pullone nel contributo di Emanuele Trevi, prototipo del tronfio faccendiere della pseudocultura, un niente impennacchiato di pretese che somigliava a "un grande cazzo ambulante". L'onta si staglia invece al culmine di un irresistibile climax nella testimonianza di Christian Raimo che racconta di sè come "il prescelto": ovvero come diventò scrittore dopo un'imprevedibile performance nei re-cessi della Grande Mela al cospetto di Jonathan Frenzen e David Foster Wallace.

Alcuni racconti sono scatole cinesi come Cappelli di Elena Stancanelli, in cui la biografia si mischia felicemente con digressioni-riflessioni sul rapporto tra la vita, il personaggio-da-romanzo e il personaggio-scrittore, un triangolo sentimentale sempre a rischio di deflagrazione. Altri sono divertenti inciampi quotidiani come Suv di Paolo Giordano o clamorosi flop a sfondo vagamente erotico come Il testimone silenzioso di Antonio Pascale e You and me alone di Diego De Silva, con la magistrale dissonanza di un look sadomaso a una cena formale.

Niccolò Ammaniti sbraca infine con l'ultimo racconto intitolato Marco Risi contro la Maga della Maglianella, rielaborazione di un testo già apparso su XL nel 2009. La verosimiglianza è andata a pallino ma ci si diverte lo stesso. Vedete, è possibile rialzarsi da qualsiasi disgrazia, chiosava Giovanni Boccaccio nel Decameron a beneficio dei fiorentini vittima della peste. Non dissimile è la morale di Figuracce, con Ammaniti che insaporisce Boccaccio con un pizzico del suo humour nero: "Non sapevo che pensare, ma ero cosciente che il destino ti dà sempre una seconda possibilità per fallire".

Niccolò Ammaniti, Diego De Silva, Paolo Giordano, Antonio Pascale, Francesco Piccolo, Christian Raimo, Elena Stancanelli, Emanuele Trevi
Figuracce
Einaudi
pp. 264, 17,50 euro

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