'Pani d’Oro della Vecchina' e 'L’anatra, la morte e il tulipano': il linguaggio della fiaba per raccontare il mistero più grande della vita, la sua fine

Un’anatra curiosa e una vecchina deliziosa sfidano la Morte: dolcezza e poesia, ironia e leggerezza, amore e malinconia in due albi illustrati deliziosi

I pani d'oro della vecchia, Annamaria Gozzi, Violeta Lopiz, Topippittori

– Credits: I Pani d'Oro della Vecchina, Annamaria Gozzi, Violeta Lopiz, Topippittori

Ilaria Cairoli

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Difficile parlare ai bambini di un argomento che anche gli adulti faticano ad affrontare: la morte. Eppure il bisogno di spiegare un evento tanto naturale quanto doloroso e misterioso è connaturato a tutti noi, grandi e piccoli.
I pani d’oro della Vecchina , di Annamaria Gozzi,Topipittori editore, e L’anatra, la morte e il tulipano del grandissimo Wolf Erlbruch, edizioni e/o , provano a raccontarlo nella modalità più antica del mondo: la fiaba.

Ormai era talmente vecchia da aver perso il conto dei suoi anni.
Tanti nuovi segni disegnavano la sua pelle attorno agli occhi o lungo la bocca sottile da tartaruga, ma di certo non la tormentava il pensiero che un giorno, anche lei, avrebbe dovuto andarsene:
“La Morte si è dimenticata di me”, ripeteva mescolando uova e farina.

Un'adorabile vecchina prepara deliziosi dolci tutto il giorno. Non sa che si sta avvicinando una figura oscura: la Morte sta andando a prenderla. La Morte è sicura di sé e ben decisa a portasi via la vecchina, ma non sa, che questa volta, si troverà in grosse difficoltà.
Non conosce il potere magico del Pane Dolce di Natale, preparato dalle abili mani della vecchina.

Inizia così una sfida singolare: la vecchina contro la Morte che vuole portarla con sé.
Con la potente arma dei dolci fatti con amore, la vecchina riesce in un’impresa titanica: intontire la Morte, facendola aspettare per la prima volta.

La Morte se ne andò rabbiosa: per la prima volta non aveva fatto il suo dovere. Ma non sarebbe certo finita così e siccome amava cogliere la gente di sorpresa, non aspettò una settimana.
Dopo solo tre giorni, era di nuovo davanti alla casa bislacca. Questa volta prima di bussare, sbirciò dai vetri appannati: la vecchina sfornava pani tondi di biscotto dal cuore dolce e morbido e li faceva scomparire in una nuvola bianca di zucchero a velo.

La gentilezza della vecchina smuove qualcosa nell’animo della temutissima Morte, che inizia a sentirsi scaldare il cuore e si convince ad aspettare fino a Natale per portare con sé la deliziosa signora.
Riuscirà la Morte a portare a termine il suo compito? La chiusura originale di questa fiaba vi lascerà con un dolce sorriso.

I pani d’oro della vecchina racconta la vita e la morte con la naturalezza che solo le fiabe riescono ad avere. Il ciclo della vita si apre e si chiude, sono le cose che lasciamo a quelli che restano a fare la differenza. Una storia delicata e dolce come i biscotti preparati dalla vecchina, illustrata con poesia e leggerezza da Violeta Lopiz.

I Pani d’Oro della Vecchina , Annamaria Gozzi, Violeta Lopiz, Topipittori, 2012

Era da un po’ che l’anatra aveva una strana sensazione.
“Chi sei, e perché mi strisci alle spalle?” domandò.
“Finalmente te ne sei accorta” disse la Morte.
“Io sono la Morte”

Chi non si sentirebbe il sangue gelare nelle vene dopo un incontro simile? L’anatra non è da meno: il terrore la assale, che la sua fine sia vicina?
La Morte però ha solo deciso di starle vicino per qualche tempo, giusto nel caso le capiti qualcosa: non è lei a deciderlo, ma la vita.

La Morte le sorrise in modo amichevole.
In fondo era gentile, anzi molto gentile, se si esclude che era quello che era.
“Andiamo allo stagno?” domandò l’anatra.
Era ciò che la Morte temeva.

È così che scopriamo che la Morte non ama l’acqua e l’umidità. Sarà l’anatra a riscaldarla con le sue piume. Nessuno aveva mai fatto una cosa simile per lei, l’odiata Morte.
L’anatra e la Morte dormono, chiacchierano, si avventurano sulle chiome degli alberi e parlano anche di cosa sarà dopo.

“Certe anatre dicono che si diventa angeli e si sta seduti sulle nuvole e si può guardare la terra dall’alto”.
“Possibile” disse la Morte, e si mise seduta.
“In ogni caso le ali ce le hai già”.

Arriverà il freddo e capiterà così quel “qualcosa” che l’anatra tanto aveva temuto, ma non se ne accorgerà nemmeno, perché sarà la Morte a scaldarla questa volta. E  la accompagnerà al fiume per il suo ultimo viaggio.
L’anatra, la morte e il tulipano racconta con poche semplici parole la morte parlando della vita, senza censure, con la leggerezza e l’inesorabilità proprie solo dei cicli della natura. Wolf Erlbruch scrive e illustra un piccolo capolavoro, destinato a rimanere un grande classico moderno della letteratura per l’infanzia. Il libro, pubblicato per la prima volta nel 2007, è stato ripubblicato da poco in edizione economica da e/o.

L’anatra, la morte e il tulipano , Wolf Erlbruch, Edizioni E/O, 2012

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