Fausto Brizzi, 'Se mi vuoi bene' - La recensione

Tutto passa, dicevano Eraclito e poi George Harrison. Anche la depressione, che conserva nel proprio fondo oscuro un inatteso brivido di vita

se mi vuoi bene

Se mi vuoi bene, particolare della copertina – Credits: @ Tetra Images/Getty Images

Michele Lauro

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Da una ciambella morsicata a una ciambella-salvagente: con fantasia, coerenza e ironia l'art director di Einaudi Stile Libero Riccardo Falcinelli ha idealmente "rilegato" i primi due romanzi di Fausto Brizzi, affermato regista, sceneggiatore e produttore cinematografico. In effetti Cento giorni di felicità (2013) e Se mi vuoi bene (2015) sembrano il frutto della medesima ispirazione creativa briosa e intelligente, nostalgica e dissacrante. Vitale, virale, contagiosa.

La malattia nell'opera prima e, nel nuovo romanzo, la depressione sono i detonatori di fiabe ambientate nella modernità. Il male di vivere per Diego, voce narrante di Se mi vuoi bene, non ha l'aura baudeleriana di un letterario spleen ma la sintomatologia della subdola malattia che colpisce oggi circa il venti per cento della popolazione mondiale. Nel diario di questo avvocato in crisi di mezz'età le fasi si susseguono con cadenza inesorabile: riconoscimento e accettazione del malessere dopo averlo scambiato per banale tristezza, progressivo abbruttimento fisico-mentale, terapia farmacologica con supporto dello strizzacervelli, distacco dalle cose materiali e attrazione per il suicidio.

Tutti amano i vincenti, nella società del benessere. Brizzi ribalta il cliché con leggerezza, portando in auge una combriccola di cospiratori il cui quartier generale si chiama Negozio di chiacchiere. Non lo troverete su Internet tra gli indirizzi in di Roma, eppure è un concentrato di umanità. Un tavolo e quattro sedie, un tè caldo e orecchie disposte ad ascoltare. Pazienza se da qui in poi la fiaba vira dall'esistenziale al surreale, bordeggiando i campi arati dai buoni sentimenti. Ci sono tanti modi per farsi strappare un sorriso. Per voler bene a questo libro e ai suoi comprimari.

Prima di tutto le divagazioni a suon di musica, fumetti, sport, televisione. In una scena memorabile Diego si accanisce sulla sua collezione di vinili, al principio di un progetto autolesionistico da completare sulle note di All Things Must Pass di George Harrison, simbolica colonna sonora. Sarà una questione generazionale, probabilmente, a legare al cappio dei ricordi i nativi degli anni Sessanta. Ma la camminata su quel tappeto di capolavori pop art come la mucca di Animals, le strisce pedonali di Abbey Road, il neonato sott'acqua di Nevermind mi è sembrato un momento sublime: il soggiorno di Diego era "ridotto come il pratone di Woodstock dopo tre giorni di musica e baccanali".

Poi le liste. Espediente narrativo non originale, però le classifiche di Se mi vuoi bene sono biscotti ripieni di ironia e tenerezza, madeleines dal gusto bizzarro e a volte commovente. La prima che si incontra è quella tra primisti, durantisti e dopisti nel breve e folgorante capitoletto intitolato Intervallo, come il vecchio intermezzo Rai accompagnato dalla musichetta d'arpa (solo gli over quaranta l'hanno stampata nella memoria). L'ultima compendia le definizioni di amico. In mezzo ci sono elenchi di tutti i tipi, dagli odori buoni ai metodi per suicidarsi presi da Google, dalle cose che fa il computer ai motivi per cui il bambino è il più bel mestiere del mondo, dalle frasi vietate da dire a un depresso ai telefilm chiave degli anni Ottanta, dalle 10 cose di cui non si può fare a meno ai tipi di sere (sociali virtuali, sociali reali e asociali). Un mélange che rasserena.

Chi ha avuto la fortuna di dividere un pezzo della propria vita coi nonni apprezzerà il meritato onore tributato loro dallo scrittore. Nel disastro di relazioni familiari cui Diego cerca di mettere una pezza nella parte "terapeutica" del romanzo, l'unico legame affettivamente sano è quello con i nonni Franco e Betta, due persone normali quando ancora questa parola era considerata un complimento. Se è vero che "i nonni non dovrebbero morire mai", nella vita spesso il primo lutto da superare è proprio la morte di un nonno. Nell'istante in cui morì mio nonno, conclude Diego, "io smisi di credere alle favole". Succede così, davvero. Che ingiustizia.

Fausto Brizzi
Se mi vuoi bene
Einaudi
256 pp., 18 euro

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