Cercasi exit strategy per Walter Siti

È davvero arduo trovare una via d’uscita per comprendere le frasi nel nuovo romanzo del premio Strega 2013.

Walter Siti – Credits: Ansa

Pippo Russo

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Ma quanto è magnetica la scrittura di Walter Siti. Ti avvince con il fascino delle cose imperscrutabili, esattamente come accade con i dogmi della fede e i geroglifici. Capisci una cippa e perciò deponi prontamente l’ansia di interpretare. Tuttavia rimani rapito almeno fino all’ora della prossima pastiglia. Il miracolo si ripete con Exit strategy (Rizzoli, 222 pagine, 18 euro), dove capita di rimanere folgorati da periodi come quelli disseminati a pagina 16: "Non mi manca il suo corpo, ma la certezza della sua visitazione (...) Il lessico religioso usurato germoglia sempre più fiacco e la schiavitù impallidisce. (...) Tutto fila liscio fin che funziona la collaudata macchina gnostica". Ma quanto ti stimola la prosa di Walter Siti. Quanto meno a cercare il motivo dell’ebetaggine che ti rende incapace di star dietro a frammenti da apnea.

Un buon esempio è quello che si legge a pagina 44: "Quando strati diversi di desiderio frizionano senza chiarirsi reciprocamente, non aumenta la luce ma il buio; l’incarnazione sta passando di mano e nel passare diminuisce il voltaggio. La mia ossessione, anchilosandosi alle giunture come succede ai vecchi, lascia trasparire la sordidezza della dipendenza sotto il velo cangiante della divina mania – sotto la giaculatoria affiora la bovina ottusità del gioco d’azzardo; gli slanci verso l’Assoluto non sono (non erano?) che puntate in un casinò da cui presto mi cacceranno perché sto esaurendo le fiches".

Ma quanto è eroico Walter Siti, nel pretendere che l’editore inserisca pure un’appendice in extremis dove si può godere un passaggio memorabile come quello di pagina 214: "Una di quelle serenità orizzontali che devi solo sperare non arrivino sussulti, perché non hai a disposizione ridondanze di ritorno".

È pure funambolico Walter Siti, come dimostra nel frammento a pagina 20: "La violenza e l’ingiustizia incarnate nei suoi quadricipiti gonfi come tascapani di nuvole, erotomania quale superamento dell’umano; ma l’incarnazione sempre più irrancidita e risaputa in una tavola d’equivalenze lacunosa (...)".

Impossibile resistere a tutto ciò. Ce lo insegna egli stesso che non serve a niente. Ed ecco altre due pillole su cui riflettere: "La convergente certezza che un tintinnio di miasmi scuotesse il pendolo dei destini ciechi". Oppure: "Consultando le effemeridi colgo l’enzima del desiderio calato dentro un esperimento d’agorafobia, e scopro che l’onanismo è epico edificare muri a secco dell’Ego". Vi state chiedendo quali sono i numeri di pagina degli ultimi due frammenti? Non esistono. Li ho inventati e scritti io, e mi sembrano soltanto delle tonitruanti minchiate. Ma ciò non toglie che Walter Siti sia troppo forte.

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