Eva Kant, femminista a sua insaputa
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Eva Kant, femminista a sua insaputa

L'amore di Diabolik compie 50 anni e non li dimostra. Perché, in chiave dark, ha precorso i tempi

"Come hai detto che si chiama quel filosofo tedesco?". "Kent". "Tipo le sigarette?". "No, come la fidanzata di Diabolik". "Chissà, forse sono parenti: mi pare che lei sia figlia d’un lord". Avevamo le idee confuse, noi ragazzini degli anni Sessanta. Al punto di imparentare Immanuel Kant con Eva Kant, confondendoli entrambi con una marca di sigarette. Pronunciare erroneamente Kent invece di Kant ci faceva sentire molto Swinging London, ma il vero brivido "up to date" ce lo dava quel fumetto peccaminoso, Diabolik, che sfogliavamo con dita fremebonde nella cantina del nostro amico Umberto F., sempre all’erta nel timore che i suoi genitori ci scoprissero. Oggi può far sorridere, dopo tanto noir e splatter, la preoccupazione degli eterni pedagoghi per il cattivo influsso esercitato sugli adolescenti d’allora dai crimini sanguinosi e dai monogamici amplessi fra il Re del Terrore e la sua compagna di mille spericolate avventure. Ma pochi di noi sarebbero disposti a giurare di non avere provato il primo frisson erotico per quella bionda aristocratica e bellissima, un misto di Grace Kelly e Kim Novak, che le sorelle Angela e Luciana Giussani ebbero il fiuto di affiancare al loro personaggio fin dal terzo albo della saga: L’arresto di Diabolik, mandato in edicola ai primi di marzo del 1963.

Eva Kant ha dunque appena compiuto 50 anni, festeggiati con una mostra itinerante (Albisola dal 4 maggio, Rimini dal 31 maggio, Lecce dal 30 agosto). Cinquant’anni di furti e delitti che non hanno lasciato neppure una ruga sulla pelle cartacea di questa affascinante dark lady del crimine, partner paritetica del suo amato Re del Terrore. All’inizio non fu proprio così: Lady Kant aveva un ruolo parecchio subalterno, eppure costituiva già un grosso passo in avanti rispetto alle stereotipate fanciulle nei guai salvate dal Phantom o dal Superman di turno. Ben presto Eva abbandonò il ruolo di eroina passiva, diventando un’efficace collaboratrice di Diabolik, in grado di fiancheggiarlo in tutte le sue imprese e, all’occorrenza, di salvarlo nelle situazioni più intricate. Eva è stata la capofila d’una schiera di emancipate femmine criminose, dall’efferata Satanik alle vampire come Zora e Sukia, che, fra gli anni 60 e 70, colonizzarono la storia peccaminosa del fumetto italiano. Ma quelle figure appartengono ormai all’archeologia, Lady Kant è ben viva e lotta insieme a lui: l’imprendibile Diabolik.

È quasi un’ovvietà sociologica scorgere in Eva la versione dark di 50 anni di evoluzione femminile nel nostro Paese. Ma basta guardare un po’ indietro per accorgersi che il suo modello, come l’intera tipologia narrativa delle sorelle Giussani, si colloca all’insegna del feuilleton d’un secolo fa. Se Diabolik è una versione aggiornata del Fantômas ideato nel 1911 da Pierre Souvestre e Marcel Allain, Eva Kant è la sua Lady Bentham, la donna che lo salva dalla ghigliottina. Ma lo schema, adattato ai tempi, funziona ancora egregiamente. E tanto peggio per l’ispettore Ginko, vicario della "legge morale dentro di noi" postulata da quel certo filosofo tedesco omonimo di Lady Kant.

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Roberto Barbolini