Tra mostri e false verità: gli Esercizi di cronaca di Vincenzo Consolo

Sellerio manda in libreria un’antologia degli scritti del grande autore siciliano, pubblicati sul quotidiano L’Ora. Racconti sociali e di malagiustizia, che sembrano tratti dall’attualità

Vincenzo Consolo (Credits: Ansa)

Filippo Maria Battaglia

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Innanzitutto, raccontiamo il fatto, e facciamo sì che quel fatto emerga fuori in tutta la sua sinistra attualità: “Il 21 ottobre 1971, a Marsala, tre bambine, rispettivamente di nove, sette e cinque anni, vengono rapite. Sono bambine appartenenti a famiglie povere, una figlia di un lavaggista da poco emigrato in Germania e due figlie di un bottaio, e non si può pensare a un rapimento a scopo di lucro. L’ipotesi più immediata e logica è quindi quella del deviato sessuale”.

L’ipotesi più logica, leggiamo, ma non è affatto detto che sia anche quella più vicina alla verità. Sul banco degli imputati finisce Michele Vinci, un uomo imperturbabile, un signor nessuno che si affretta ad autoaccusarsi di un triplice omicidio, candidandosi al ruolo di “bestia assassina”.

La Sicilia rurale degli anni Settanta, l’omertà e il biasimo sociale, tre delitti efferati e un reo confesso con l’aria imbambolata e assente e lo sguardo perso dietro gli occhiali. Gli ingredienti per una cronaca genere pulp fiction ci sono tutti. E difatti il quotidiano siciliano “L’Ora”, enclave di altissima qualità narrativa del secondo dopoguerra, decide di far seguire il processo a un giornalista poco più quarantenne già noto per la sua bella scrittura. Si chiama Vincenzo Consolo , e non è ancora il Consolo del Sorriso dell’ignoto marinaio o di Retablo .

Il racconto di quel processo costituisce la prima parte di Esercizi di cronaca (Sellerio, a cura di Salvatore Grassia), un’antologia degli articoli scritti da Consolo pubblicati sul giornale isolano. Il libro, a prima vista, potrebbe essere la solita operazione di recupero affettuoso di un grande narratore del Novecento. E invece no. Per capirne i motivi, basta tornare a quel torno di anni e al racconto che ne fa lo scrittore siciliano.

L’affaire giudiziario che ruota intorno a Vinci sembrerebbe infatti destinato al racconto assertivo ed esclamativo. Non è un caso che  – come nota Salvatore Silvano Nigro nella Prefazione – “L’Ora” prova a subito a riecheggiare lo spartito del non fiction novel titolando una corrispondenza “A sangue freddo”, allusione nemmeno un po’ velata al grande romanzo di Capote.

Consolo, però, non la pensa così.  E – udienza dopo udienza – instilla perplessità, prova a smontare il domino complicato delle ricostruzioni, districandosi in una selva di perizie e controperizie in cui a risultare evidenti sono solo le contraddizioni.

Una battaglia sul dubbio combattuta in punta di penna, nonostante che all’immagine dell’assassinio efferato segua ormai, per gran parte dell’opinione pubblica, la figura dell’omicida reo confesso: modesto, umile, quasi alienato nel suo ruolo da carnefice. E tuttavia, man mano che la verità processuale va avanti, il racconto giudiziario di Consolo restituisce un contesto più alienante e degradante dove la realtà si fa sempre meno univoca e lampante.

La cronaca del Nostro diventa così dramma solitario e sembra finire col coincidere col calco di storie giudiziarie a noi contemporanee. Sentite: “C’è un uomo qui, Michele Vinci, l’imputato, che confessa e si dichiara responsabile del triplice omicidio, di nefandezze e oltraggi verso le bambine”, scrive lo scrittore, prima di aggiungere: “Vinci, al momento di spiegare la dinamica dei fatti, fa un racconto insostenibile, lacunoso e assurdo”. Quell’uomo, scrive Consolo, è sempre lì, bloccato e irremovibile nelle sue confessioni di ieri e nei suoi silenzi di oggi.

L’eco di certi processi di cronaca attuale è fortissima, il riferimento inconsapevole ma molto allusivo. Il resto la fa la scrittura di Consolo, già matura e ormai prossima alla stesura dei suoi più acclamati romanzi

Non stupisce allora che Sellerio abbia deciso di pubblicare quest’antologia di scritti giornalistici. Dietro al titolo garbato e quasi timido, Esercizi di cronaca raccoglie un’analisi e una scrittura di un’attualità e di un’evidenza impressionante, corredata da cronache e reportage d’antan di una Sicilia che sembra non esserci più, ma che si invera nel ricordo e nelle storture della nostra quotidianità.

@fmbattaglia

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