Emma Woolf, 'Alla fine di un lungo inverno': come l’amore mi ha liberata dalla prigione dell'anoressia

Con voce limpida ed emozionante, la pronipote di Virginia Woolf racconta la sua lotta contro il disturbo alimentare

Emma Woolf - Credits: Thomas Skovsende

Valeria Merlini

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Ricordate la frase di Kate Moss: “Nulla ha un sapore così buono come sentirsi magre”? Ebbene si sbagliava: il cioccolato è più buono.

Lei è la pronipote di Virginia Woolf . E ci racconta una storia vera, cruda, dolorosa, in salita. An apple a day è la rubrica che tiene sul Times, il suo diario personale con il quale ha deciso di rivelare al mondo il suo più intimo segreto, alla portata dei lettori, una testimonianza per altre persone, milioni, afflitte dalla stessa malattia: quella che la fa definire grasso-fobica e scansa-cibo.

Soffro di un disturbo del comportamento alimentare e posso “funzionare” perfettamente mangiando solo una mela al giorno. Ma questa situazione dura ormai da dieci anni…

L’anoressia raccontata da Emma Woolf nel suo primo romanzo, Alla fine di un lungo inverno (TEA ), è una dipendenza e una compulsione, un disturbo mentale e un espediente, la migliore amica e la peggior nemica, una lotta fra corpo e anima. L’anoressia è una malattia che prende vita propria e si nutre di se stesso fino a far morire di fame chi ne soffre.  

Sono stufa dell’anoressia. È spossante combattere contro se stessi ogni minuto del giorno, ogni giorno. Sono stufa della sua trappola.

Le sue pagine sono struggenti, la sua anima si mette a nudo per mostrare come si cade nella sua trappola (una dieta finita male, un cuore spezzato, l’eccessivo perfezionismo, l’insicurezza sull’aspetto fisico, un difetto di chimica cerebrale, la pressione sociale o, probabilmente, tutte queste ragioni e altre ancora messe insieme), come si realizza di essere giunti al limite (quando sei impegnato a sopravvivere praticamente senza mangiare, non ti resta energia per il mondo esterno, occorre quindi smettere di nutrirsi solo di frutta e di yogurt cominciando a mangiare cibo normale, come una persona normale, in modo normale), come sia basata su false idee (l’anoressia ha a che fare con un bell’aspetto fisico, basta perdere peso per giungere alla perfezione fisica quando in realtà non esiste nulla di meno attraente del deperimento fisico) e come se ne può uscire (non è mai troppo tardi per ricominciare, è una lotta durissima, ma occorre riunirsi alla razza umana e prendere parte alla vita).
Sono passaggi che richiedono tempo, anche molto, e una grande forza di volontà. Passaggi su cui Emma Woolf sta ancora lavorando.  

Mangiare non significa essere ingordi: mangiare è carburante, serve per i nostri progetti e i nostri sogni, per renderli possibili.

L’anoressia che racconta Emma Woolf è quella di una malattia interiore, una dissociazione profonda tra corpo e mente, una malattia nella testa, non nella taglia che porti, che fa dimenticare quanto era bello essere normali. Guarire dall’anoressia è difficile perché richiede un modo di pensare del tutto nuovo.

Il libro.
A 32 anni, dei quali gli ultimi dieci passati a nascondersi dalla verità, Emma Woolf ha finalmente deciso che era tempo di affrontare la sfida più importante della propria vita.
Assuefatta alla fame, all’esercizio e al controllo, conduceva un’esistenza in bilico tra un impegnativo disordine alimentare e una carriera di successo, sopravvivendo con soltanto un frutto al giorno o poco più. Dopo aver finalmente incontrato l’uomo giusto, e desiderando un futuro e un figlio con lui, ha iniziato la lotta più difficile: sconfiggere l’anoressia. Era tempo di affrontare i suoi demoni, di smettere di accanirsi sul suo corpo, gettare i vestiti taglia extra-extra-small e riscoprire la sua femminilità.
Come se questo non fosse abbastanza, Emma ha preso l’impegno di tenere un diario dei propri progressi su una colonna settimanale del Times. Presto la sua rubrica è diventata uno degli appuntamenti più seguiti dai lettori: il numero di email, commenti e messaggi ha superato ogni aspettativa. Da questa esperienza è nato Alla fine di un lungo inverno.
Sincero, doloroso ma anche colmo di speranza, questo libro è un racconto toccante e un messaggio per tutte le donne e gli uomini che credono che dalla trappola dell’anoressia non si possa uscire.

Alla fine di un lungo inverno. Come l’amore mi ha liberata dalla prigione dell’anoressia
di Emma Woolf
TEA, 2013
pagg. 254, 14 euro

@violablanca

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