Cari elettori, prima di votare leggete 'Il Principe' di Machiavelli

Scritto cinque secoli fa, ancora oggi può servire a scegliere i candidati

Credits: Mondadori portfolio

Terry Marocco

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"Di tutti i politici, i peggiori sono i servi". Niccolò Machiavelli dalle pagine del suo capolavoro, Il Principe, scritto esattamente 5 secoli fa, dispensa ancora saggi suggerimenti. In cui ognuno, leggendo, potrà ritrovare vizi e difetti dei protagonisti delle elezioni imminenti: ci sono Beppe Grillo e Antonio Ingroia, Silvio Berlusconi e Pier Ferdinando Casini, Pier Luigi Bersani, Matteo Renzi, Mario Monti... E tutta la schiera delle loro corti. "Rispetto ai suoi tempi, d’altronde, nella sostanza la politica non è cambiata molto" commenta il politologo Maurizio Viroli, professore di teoria politica a Princeton, che ha appena pubblicato per la Laterza Scegliere il principe, i consigli di Machiavelli al cittadino elettore (108 pagine, 9 euro). Ecco allora 10 suggerimenti per chi deve votare e per chi deve governare, o almeno lo vorrebbe.

1. Prendere il manco triste per buono.
Ovvero: bisogna scegliere il meno peggio, ossia il meno dannoso. L’obiettivo è limitare i danni (un classico: turarsi il naso).

2. Giudica alle mani e non agli occhi.
Significa non guardate all’apparenza, alle cravatte firmate, all’aspetto, ma ai fatti. E, soprattutto, non si deve votare in base all’odio, perché ciò non può che "portare alla tirannide".

3. Chi non capisce i tempi e gli uomini è destinato a perdere.
È questo il principio machiavellico del riscontro: bisogna sapere adottare la condotta politica ai tempi. Non basta twittare, se non si conosce la storia.

4. Chi è al potere da molti anni è un pericolo per la repubblica.
Rottamatore ante litteram, e ispirandosi alla storia di Roma, offre il consiglio di non prolungare le cariche pubbliche e i comandi militari. Le carriere infinite furono quelle che con il tempo fecero serva Roma.

5. Sostenere uomini ricchi e potenti è da sciocchi.
Machiavelli sa che ci sono uomini ricchi che hanno fatto grande la storia di Firenze, ma è da ingenui pensare che siano meno corruttibili: "Coloro che hanno molto vogliono sempre di più" commenta Viroli.

6. Non seguire i demagoghi, che biasimano i conflitti sociali o ne esaltano le forme estreme.
La tirannide può essere dei ricchi o dei poveri, guardatevi da chi eccita gli animi e solletica i bassi istinti.

7. Non pagare le tasse è da folli, nonché da disonesti.
E il filosofo fiorentino porta l’esempio di Costantinopoli, che non pagò e si trovò impalata dai turchi, e quello delle città tedesche già perfettamente in regola con il fisco secoli fa. "Naturalmente" chiosa Viroli "lui pensava a tasse equamente distribuite, né ingiuste né arbitrarie".

8. È necessario imparare a potere essere non buono.
Ossia il politico può allontanarsi dalle virtù, ma solo in circostanze eccezionali. "È la sua lezione più controversa: chi governa può assumersi la responsabilità di scelte tragiche, non mantenere la parola data, essere ingiusto, non essere generoso". Un principe deve sapere "usar la bestia e lo uomo", essere "la volpe et il lione".

9. Per rinascere dalle ceneri ci vuole il redentore.
Nell’ultimo capitolo del Principe Machiavelli raggiunge l’apoteosi con il mito del salvatore della patria, un uomo "raro e meraviglioso", che non può arrivare se non "con l’aiuto del cielo".

10. Infine un consiglio che i politici dovrebbero tatuarsi sul cuore: si vota anche per il proprio interesse. Poiché "gli uomini dimenticano più facilmente la morte del padre che la perdita del patrimonio". Cinico, impietoso, attualissimo.

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