Elena Attala Perazzini: "Perché gli italiani scappano a Manhattan"

Una scrittrice racconta di chi come lei ha lasciato l'Italia per un sogno a stelle e strisce

Marco Pedersini

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"Come hai potuto lasciare le meraviglie dell’Italia? Io e i miei amici sogniamo di andare a viverci e tu sei venuta negli Stati Uniti...". È questa domanda di uno studente di architettura, a Long Island, che ha spinto Elena Attala Perazzini a scrivere il suo terzo libro, Via da noi (Barbera editore). La sua risposta ha il volto di 16 italiani emigrati in America come lei: alcuni sono scappati, come Angela B., moglie in carriera in cerca di una nuova vita; per altri è semplicemente andata così, come per la scienziata Giovannella Moscovici, che fa ricerca negli Stati Uniti dal 1953. Alcuni avevano già successo, come lo chef romagnolo Gino Angelini, trapiantato a Hollywood. Altri l’hanno trovato, come Mario Fratti, che si è affermato come drammaturgo a Broadway dopo anni di gavetta e pregiudizi (gli italiani, negli anni 60, erano considerati esuli fascisti da alcuni e comunisti da altri).

Sono storie di riscatti, di memoria e cambiamento. Elena Attala Perazzini le conosce bene: in 16 anni di vita a Manhattan è stata danzatrice, segretaria di Oriana Fallaci, giornalista free-lance, ristoratrice e, ora, scrittrice. Sono vite diverse, che si incontrano sempre in un punto: la fuga da un certo modo di essere italiani. "Sono scappati dalla mancanza di meritocrazia, da una vita in cui ci si aspetta che le cose arrivino sempre dall’alto" dice l’autrice a Panorama. "È la prima cosa che mi hanno confessato in ogni incontro: qui ho imparato a riguadagnarmi tutto ogni giorno". Non è gente che tornerebbe a lavorare in Italia volentieri: "Dopo aver sperimentato la cultura del lavoro americana, mi dicono, temono che non riuscirebbero ad adattarsi a quella italiana".

Qualcosa del Paese che hanno lasciato, però, gli resta. Si vede dalle amicizie che stringono ("Quasi sempre con altri espatriati"), da cosa scelgono per i figli: "Molti li portano in Italia ogni estate perché non vogliono che crescano nella cultura americana" dice l’autrice. "Hanno incontrato gente più aperta e curiosa, ma con cui alla lunga è difficile mantenere rapporti che non siano in qualche modo programmati, legati a un interesse comune".

Le interviste dimostrano anche un cambio di tendenza importante: da alcuni anni gli italiani che arrivano in America da soli, per "fare fortuna", sono sempre meno. "Incontro molte coppie che espatriano dopo la laurea" dice "non provano nemmeno a cercare lavoro in Italia, vengono subito qui». Non se ne vanno da noi perché sono stati respinti, ma perché "non hanno speranze per l’Italia. Semplicemente, non ci credono più". 

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