Edward Carey, lo scrittore vittoriano di oggi

L'autore racconta "I segreti di Heap House", primo volume di una trilogia per ragazzi, ma perfetta per gli adulti.

Carey,_Edward

Lo scrittore Edward Carey – Credits: ufficio stampa

Micol De Pas

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I segreti di Heap House è un libro-mondo. Ambientato nell'Inghilterra di epoca vittoriana, parla di oggi. Presenta una famiglia ottocentesca, ma racconta di ragazzi e bambini contemporanei. Parla dell'epoca d'oro dell'impero britannico, ma narra di una discarica. E del nostro rapporto con gli oggetti che ci circondano e di cui amiamo circondarci continuamente. Ne abbiamo parlato con l'autore, Edward Carey, pubblicato in Italia da Bompiani.

Come è nata l'idea di questo libro? "Ho iniziato a disegnare a matita un ragazzo con la testa grossa, un'aria triste e vestito in abiti scuri. Allora ho cominciato a chiedermi chi fosse. Così è nata l'intera storia. Il disegno era molto simile a un dagherrotipo e quindi l'epoca giusta era quella vittoriana".


 

Quello del disegno è un procedimento che aveva già sperimentato con i suoi titoli precedenti? "Si, comincio sempre disegnando un personaggio che poi mi conduce alla storia da raccontare. Però questa volta ho disegnato tutto ciò di cui avevo bisogno, non solo un personaggio. Vivevo in Texas quando ho iniziato a scrivere... Beh, vivo in Texas, dove tutti sorridono sempre e avevo bisogno di tornare in Inghilterra con quel suo alone di tristezza".

Nella scelta dell'epoca vittoriana c'è anche una critica alla società inglese contemporanea, ancora legata ad antichi stereotipi? "Credo che gli inglesi, in fondo, abbiano nostalgia dell'impero. Ma la nazione nella sua epoca d'oro e durante la sua ascesa ha fatto cose orribili e, fuori dai propri confini, addirittura disgustose. Così ho scelto come set una discarica".

Quasi un emblema degli scenari dickensiani. "Esattamente. Amo Dickens e a leggerlo ci si accorge che è musica: i suoi libri parlano di bellezza terribile".

La scelta della discarica sembra voler stabilire una chiara connessione con l'attualità. "Una distopia, certo. Non ho voluto inserire un messaggio nel libro, ma suggerire una riflessione sul nostro rapporto con gli oggetti: viviamo circondati dalle cose, ma siamo crudeli verso di loro perché le buttiamo via. Come fossimo irriconoscenti verso ciò che ci avvicina di più all'immortalità".

Perché un libro per ragazzi? "Leggo la letteratura per ragazzi esattamente come quella per adulti e ritengo che la distinzione tra generi sia assurda. Negli ultimi sette anni ho letto fiabe per insegnare ai miei studenti a scrivere tornando al nucleo originario della narrazione. E le fiabe sono il modo con cui l'essere umano esprime il suo bisogno di trovare spiegazioni su chi sia. Ecco perché sono universali".

Come la paura? "Ingrediente fondamentale nei racconti per bambini, la paura serve a crescere. Sai che non devi andare nel bosco ed è proprio per questo che ci vai. Dunque la paura è il motore essenziale della conoscenza. Le storie sono terrificanti e solo per questo così esaltanti. Detesto quei nonsense sdolcinati targati Disney...".

Ritmo, struttura e dialoghi di questo libro sono molto cinematografici, perché? "Ho illustrato ogni elemento della storia proprio perché volevo essere in grado di visualizzarlo. Per me la tensione tra scrittura e disegno è inscindibile".

A ribaltare la vita della famiglia Iremonger è una giovane donna. Come già nei suoi libri precedenti, questo compito è affidato al genere femminile. "Per me era naturale che fosse Lucy a capovolgere lo status quo. Nella mia personale esperienza è sempre stato così: sono le donne ad avere una forza trascinatrice e ad essere decisamente più intelligenti di noi".

Il suo lavoro è stato paragonato a una musica di Eric Satie e ai film di Tim Burton. Si ritrova in questi due artisti? "Beh, sarebbe meraviglioso... e ne sono molto lusiongato. Certo, forse la voce rauca di Tom Waits non ci starebbe male nello scenario di Heap House...".

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Edward Carey, "I segreti di Heap House", Bompiani (primo volume di una trilogia)

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