Oh ghetto amore mio, di Eduardo Halfon
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Eduardo Halfon, Oh ghetto amore mio

Uno scrittore ripercorre la storia del nonno, scampato allo sterminio nazista, per le strade del ghetto di Lodz, in Polonia

Oh ghetto amore mio di Eduardo Halfon (La Giuntina, 2017) è un breve memoir che racconta il viaggio a Lodz dello stesso Halfon, sulle tracce del nonno, ebreo polacco, emigrato in Guatemala al termine della guerra dopo essere sopravvissuto a uno dei peggiori ghetti polacchi e alla detenzione in vari campi di concentramento.

Il nonno di Halfon ha perso il resto della famiglia, sterminata dai nazisti, e fino agli ultimi istanti della sua vita ha provato a impedire al nipote questo viaggio della memoria: in Polonia, gli diceva con rabbia, gli ebrei non devono mettere piede, perché è luogo non solo di dolore, ma soprattutto di tradimento.

Come spesso accade in testi molto brevi, che richiedono particolare attenzione nella scelta delle parole, una cesellatura del testo in piccole immagini dotate però di grande potenza evocativa, Oh ghetto amore mio (il titolo deriva da una delle canzoni che cantavano gli ebrei di Lodz per farsi coraggio) racchiude in poche pagine differenti suggestioni.

Attraverso racconti e incontri, viene tracciata un’immagine semplice e a fuoco della complessità della storia del territorio polacco, dal dominio prussiano all’invasione nazista. In particolare appare chiaro il rapporto complesso tra Polonia ed eredità ebraica, che Hamon non discute mai direttamente, ma lascia emergere da piccoli particolari, come l’unico ristorante ebraico di Lodz, che ci sembra quasi un baraccone per turisti, e la confusa storia familiare della Madame che lo sta aiutando a ripercorrere i passi del nonno.

Principale è – chiaramente – la tematica della memoria, una memoria sofferta che l’autore spesso fatica a inquadrare del tutto, una necessità emotiva, più che razionale. Una volta varcata la soglia di quella che è stata la casa del nonno, Halfon si trova davanti una realtà che sembra quasi finzione romanzesca, si trova davanti alla desacralizzazione dei ricordi, da imputare – come sempre accade – allo scorrere del tempo.

Halfon aggiunge un tassello alla drammatica storia che conosciamo tutti, e lo fa con inaspettata lievità, tratteggiando personaggi destinati a venire facilmente ricordati, e ripetendo ancora una volta l’importanza del racconto scritto, tangibile, unica arma con cui la memoria può davvero difendersi dai continui attacchi del tempo.

Eduardo Halfon
Oh ghetto amore mio
La Giuntina, 2017
52 pp., 8 euro

Per saperne di più:

Lichtblau, I nazisti della porta accanto

I figli dei nazisti: storie degli eredi dei gerarchi del Terzo Reich

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