Eduardo Galeano, 'I figli dei giorni'

Un libro dei giorni narrati, 366 storie come nel calendario bisestile, uno zibaldone alternativo alla Storia ufficiale in cui trovano voce tutti gli "inascoltati che hanno qualcosa da dire"

I figli dei giorni, l'illustrazione di copertina © Coco Cano

Michele Lauro

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Nel 1937 morì John D. Rockefeller, padrone del mondo, re del petrolio, fondatore della Standard Oil Company.
Aveva vissuto quasi un secolo.
Durante l'autopsia non si trovò nessuno scrupolo.

C'è l'eco di un haiku giapponese in questo apologo che accompagna il giorno 23 maggio. La folgorante essenzialità, inconfondibile cifra stilistica di Eduardo Galeano, raggiunge ne I figli dei giorni una sublime rarefazione: asciuttissima e sferzante, elegiaca e ironica, politica e caustica, indignata e poetica. Come si legge di Anton Cechov, 29 gennaio: "Scrisse come se non dicesse niente. E disse tutto."

Nell'aprile scorso alla presentazione di Los hijios de los dias a Buenos Aires c'erano migliaia di persone, alcune giunte da molto lontano. Nella sua terra il settantaduenne Galeano è oggi, suo malgrado, una star ritrosa e impacciata. La gente lo ama perché della sua terra è coscienza limpida e inquieta fin dal 1971, quando il primo romanzo Le vene aperte dell'America Latina lo costrinse all'esilio, portandolo alla ribalta mondiale. Tornato in patria nel 1985 alla caduta della dittatura militare, ha continuato a raccontare le storie, i miti, la poesia e le ingiustizie del continente americano, metà Omero e metà Cassandra, come nella seminale trilogia La memoria del fuoco .

Ora nel solco di quel capolavoro e della tradizione Maya ("come i maya, credo che siamo figli dei giorni, e in quanto tali sono fatti di atomi ma anche di storie"), Galeano allarga lo sguardo alla storia del mondo facendosi nuovamente "voce di voci". La formula narrativa gioca con i concetti di spazio e tempo, fuga e presenza, linearità e circolarità. È un gioco che ghermisce il tempo e lo costringe in un'ampolla. Da Lucy a Barack Obama, in un'illusione di simultaneità.

Proprio le convenzioni (il calendario, le ore, il giorno e la notte, le stagioni, l'anno) permettono qui allo scrittore il sogno di coprire il tempo, narrandolo. Di legare con un filo invisibile la cultura Maya e lo zen di Matsuo Basho, le parabole popolari degli indios e le contraddizioni del Vaticano, il dramma dei desaparecidos e le rivendicazioni degli indignados, le catastrofi ambientali e la Primavera araba, Michelangelo e Che Guevara, Hitler e Frida Khalo, Bob Marley e i Beatles, Pinocchio e Pinochet, Maradona e Mata Hari. Memoria e profezia convergono miracolosamente nell'istante perfetto del narrare.

"Se la natura fosse una banca, l'avrebbero già salvata". Fra le tante letture trasversali che offre I figli dei giorni c'è naturalmente quella politica e sociale. Galeano non le manda a dire al potere in ogni sua incarnazione, scagliando strali acuminati contro i ministeri della guerra e contro le tecniche di manipolazione collettiva, che spingono la gente a comprare un sapone o una guerra, o magari un titolo spazzatura. I guasti del proibizionismo ricorrono con ironia celebrando i successi di Al Capone e della regina Vittoria quando aprì le porte dell'oppio nella Cina che vietava le droghe, deridendo gli estirpatori dell'idolatria pagana nel Messico atzeco e i moralizzatori che nel Brasile della dittatura proibirono i baci in pubblico (ma non furono mica i soli).

Tanti sono i momenti che strappano un sorriso, le battute che rivoltano le premesse di una storia. Curiosamente, il diritto di ridere senza peccato non si trova nella Bibbia ma fu sdoganato da Francesco d'Assisi come si legge il 5 luglio, giorno della nascita del Santo. "Cercate di non sembrare tristi, imbronciati, ipocriti... diceva ai suoi frati discepoli". Ecco allora il clitoride di Juana Aguilar e la permanente negata ai calvi, la dieta di Noè e la miopia di Keplero, Dracula presidente del Fondo Monetario. E una specie di mini inserto dedicato al futbol, quattro giorni di fila a luglio nella settimana dei mondiali. Lo sapevate che la Juventus pagava Boniperti una vacca per ogni gol?

I figli dei giorni è un libro da tenere sul comodino per quando sembra che non ci sia più tempo neanche per leggere. "Lei ha tempo per la bellezza?" domanda Galeano. La sua allegria del dire (il dire esatto, senza trucchi né orpelli), cioè la gioia di scrivere, è "come partorire, far nascere, concepire il mondo".

Eduardo Galeano
I figli dei giorni
Sperling & Kupfer
pp. 434, 19,50 euro

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