'E sempre allegri bisogna stare'. Libri e iniziative per ricordare Dario Fo

È passato un anno dalla scomparsa del Nobel italiano che raccontò il mistero buffo della nostra esistenza

Dario Fo

E sempre allegri bisogna stare, particolare della foto di copertina – Credits: Guido Harari/Contrasto

Michele Lauro

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Il 13 ottobre di un anno fa moriva a Milano Dario Fo, "il comico più geniale del Novecento dopo Charlot" secondo una definizione della stampa francese nel lontano 1963, all'indomani della presentazione della sua Comica finale. Dieci anni fa, ottobre 1997, il Premio Nobel per la letteratura sancì la statura mondiale di questo intellettuale eterodosso - scrittore, attore, commediografo, pittore, musicista e giullare - capace di personalizzare, rivitalizzandola, la tradizione popolare sulla scia di Ruzzante e poi Molière. Scomodo, soprattutto in patria, per l'intransigenza con cui ha sempre posto l'arte al servizio dell'impegno politico e sociale. 

Fra le iniziative che lo ricordano, segnalo l'Omaggio a Dario e Franca presso il teatro Carignano di Torino, con la partecipazione fra gli altri di Jacopo Fo e Carlo Petrini che già un anno fa durante il funerale laico in piazza Duomo a Milano commossero la folla con il loro ultimo saluto. Sempre a Torino, fino al 9 novembre, sono allestite due mostre fotografiche in piazza San Carlo e in piazza Vittorio con immagini tratte dall'Archivio Rame-Fo. Milano gli ha appena intitolato la Palazzina Liberty di largo Marinai d'Italia, già sede del Collettivo Teatrale La Comune fondato dalla coppia nel 1958, dove questa sera verranno proiettati spezzoni di video provenienti dagli archivi di famiglia e dalle teche Rai.

La biografia in musica di Giangilberto Monti

Per ripercorrere la storia di Dario Fo in piena sintonia con il personaggio, una lettura suggerita è la biografia in musica di Giangilberto Monti, ispirata nel titolo al celebre ritornello di Ho visto un re: E sempre allegri bisogna stare. Chansonnier milanese legato al mondo del teatro e del cabaret, collaboratore di Fo negli anni Ottanta, Monti racconta la carriera del maestro come un romanzo d'avventure. Nella sua sceneggiatura, documentatissima, inserta perfino dialoghi veri o verosimili, coccolando il lettore subito nella prima pagina con una chiacchierata andata in scena nel 1952 tra il giovane Dario e la receptionist della sede Rai di corso Sempione, dove era atteso dall'attore Franco Parenti.

La musica dunque come bussola per seguire una vicenda umana e artistica fuori dal comune. Sì perché di fatto è stato Dario Fo, una decina d'anni prima di Dylan, il primo cantautore a vincere il Nobel. Dalle prime note scritte con il cantante-pianista Vittorio Paltrinieri al sodalizio con il compositore Fiorenzo Carpi, autore delle colonne sonore di molti spettacoli teatrali. Dal repertorio melodico degli esordi televisivi a quello militante sfociato nelle tre edizioni di Ci ragiono e canto, con Giovanna Marini, Ivan Della Mea e la chitarra di Paolo Ciarchi. Dal cantastorie di successo con Enzo Jannacci fino alle ballate firmate con i napoletani delle Nacchere Rosse nel terzo millennio, Dario Fo non ha mai smessi di scrivere (anche) canzoni.

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Fa piacere tornare alla genesi di alcuni caposaldi della canzone d'autore come Vengo anch'io di Jannacci, le prime versioni "barricadere" scritte da Fo ispirandosi a fatti di cronaca del tempo e poi "censurate". Solo con l'aiuto di Fiorenzo Fiorentini, autore e sceneggiatore romano, il testo diventerà quello che tutti conoscono. Come ammise lo stesso Dario, "io la buttavo in politica e la facevo calare, lui l'ha portata ovunque". Ma fa piacere anche riscoprire figure poco note come le attrici Nicoletta Ramorino e Graziella Galvani, che furono testimoni degli esordi di Fo e ne ricordano i primi esprimenti di grammelot, uno degli esercizi scenici preferiti dal loro maestro mimico Jacques Lecoq.

C'è spazio per un cenno ai capolavori teatrali come Mistero Buffo e Morte accidentale di un anarchico, nel clima arroventato una Milano troppo diversa da quella di oggi. Già negli anni Sessanta la scelta poliglotta ed esperantista di Fo, le sue farse fedeli alla "rappresentazione di temi principalmente sacri in chiave grottesca e satirica", per usare le parole del regista Vito Molinari, in tutta Europa erano considerate un classico. Già dal 1962, ha raccontato Chiara Valentini nella sua Storia di Dario Fo, il nostro giullare compare nella rassegna dei migliori testi del teatro europeo, pubblicata a Oslo ogni cinque anni, accanto ai maestri del teatro dell'assurdo, Beckett e Jonesco.

Ho visto un Fo di Giuseppina Manin

Ho visto un re ha ispirato il titolo anche di un altro libro appena uscito: Ho visto un Fo di Giuseppina Manin, che già qualche anno fa ne aveva raccolto le meditazioni in Dario e Dio. Inviata nel 1997 dal Corriere della Sera a Stoccolma per seguire la cerimonia del Premio Nobel, la giornalista racconta nella sua storia vera e immaginaria la fabulazione di un evento che Fo riuscì a rovesciare in esibizione, da grande drammaturgo qual è stato. Sbeffeggiare l'ipocrisia e la spocchia dei potenti, smascherare le ingiustizie e i soprusi. Ma facendo ridere, fino all'ultimo, con parole da masticare. Perché da sempre "il riso non piace al potere". 

I libri di cui si parla

Giangilberto Monti
E sempre allegri bisogna stare
Giunti
160 pp., 15 euro

Giuseppina Manin
Ho visto un Fo
Guanda
168 pp., 16 euro 

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