"E se noi domani": bravo Walter (Veltroni), ripartiamo dalle aziende

Una grande intesa fra imprenditori e operai. E uno Stato meno invadente. La recensione di un autorevole dalemiano

di Nicola Latorre*

È una fortuna che la lunga stagione letteraria non abbia tolto a Walter Veltroni il gusto dell’analisi politica. E nel suo pamphlet E se noi domani  (Rizzoli, 144 pagine, 12 euro) ci offre elementi di riflessione e di discussione a proposito di cosa deve essere la sinistra oggi. Certo, la parte che più ha attratto l’attenzione, e su cui lo stesso autore ha insistito in ogni occasione, anche per l’attualità del tema, è stata quella sulle riforme costituzionali. Ma non vi è dubbio che l’analisi più stimolante sia quella che riguarda l’economia, l’industria, il lavoro.

Non è di poco peso l’affermazione che "il lavoro lo fa l’impresa" e colpisce con quanta convinzione Veltroni insista sulla necessità di una grande intesa tra "padroni e operai" perché uniti da un unico futuro. Intendiamoci, non pare che Veltroni aspiri a proporre nel dettaglio una nuova politica economica, ma certamente pensa a un nuovo rapporto tra politica ed economia, a uno Stato meno invasivo, assegnando un ruolo centrale all’impresa nelle politiche di sviluppo. Una diversa lettura rispetto a quelle che hanno tradizionalmente prevalso nella sinistra italiana.

Nelle pagine dedicate al Pd traspare, seppure velata di amarezza, l’intatta passione di chi ha creduto e per primo guidato quel partito. E ha certamente ragione Veltroni nel ricordare come il 34 per cento di voti raccolti alle politiche 2008, prima prova elettorale del Pd, fu poco valorizzato. In molti allora ci soffermammo più su quello che consideravamo l’errore dell’alleanza con l’Idv piuttosto che sulla straordinaria potenzialità di quel risultato. Quella sottovalutazione e il dibattito che ne seguì contribuirono non poco a condizionare le scelte politiche successive. E di fronte alle difficoltà del momento tornò a riaffiorare quel riflesso condizionato tipico della sinistra postcomunista e di quella cattolica: ritirarsi nei confini sicuri delle proprie certezze e del proprio accampamento piuttosto che accettare di misurarsi in mare aperto e senza paura con il nuovo. Fu forse anche questo il significato della campagna "salva l’Italia" dal regime.

La natura della crisi economico-sociale, la dimensione sovranazionale dei problemi e della loro soluzione ci mettono oggi di fronte a scenari inediti e a nuovi compiti. In primo luogo al bisogno di riorganizzare e riformare la democrazia nell’era della globalizzazione. Il recupero di credibilità della politica e una sua rinnovata centralità dipenderanno da come si affronterà questa nuova sfida. Il destino del Pd è inevitabilmente legato alla chiara indicazione di una rotta in questa difficile navigazione verso il futuro. 

* senatore del Pd, presidente della commissione Difesa

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