David Lynch, perdersi è meraviglioso: interviste al regista schivo

Nel libro curato da Richard A Barney il cineasta parla per la prima volta dei suoi film, dei metodi - finora mai rivelati - per creare i principali personaggi e della sua passione per la meditazione trascendentale

David Lynch

David Lynch – Credits: Ansa

Marida Caterini.

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Vincere la proverbiale ritrosia a parlare dei suoi film e di se stesso. Superare lo storico pudore che ne ha sempre caratterizzato i rapporti con i mass media. E svelare finalmente agli estimatori planetari delle sue pellicole l'altro aspetto della sua personalità. Un inedito David Lynch che spiega, racconta, svela, episodi inediti della sua professione gelosamente nascosti per decenni. Questa sterzata della filosofia lynciana verso la comprensione, è possibile grazie al libro David Lynch, perdersi è meraviglioso , sottotitolo Interviste sul cinema, a cura di Richard A Barney, edizioni Minumum fax. Si tratta di 24 interviste rilasciate dal regista che accetta di far luce su molti aspetti misteriosi e segreti della sua cinematografia.

Schivo, abituato a trincerarsi dietro silenzi inesauribili quando gli vengono poste domande sui suoi film, David Lynch, invece, nella vita comune è un gran comunicatore. Una volta, si racconta nel libro, Isabella Rossellini gli pose una domanda alla quale lui rispose emettendo solo dei sibili dalla bocca. Era una tattica per scoraggiare altri futuri tentativi. Lynch, voleva creare attorno alla sua cinematografia un alone di mistero che resistesse ad ogni barriera temporale e restasse inviolato anche per le generazioni future. Ad esempio, è dal 1977 che oppone un netto rifiuto a rivelare come è arrivato a creare il bambino di Erasehead.

Nel volume, attraverso le interviste, è spiegata un'altra grande caratteristica di Lynch: nel corso degli anni il regista ha inventato un suo singolare vocabolario, fatto di frasi e di termini speciali che utilizzava quando aveva bisogno di dire pure qualcosa attorno alle sue pellicole. Una delle frasi, tra il detto e il non detto, riportate nella prefazione e riferita ai suoi film, è del tipo: credo che siano bellissimi, fondati su principi di armonia, contrasto, equilibrio, grazie ai quali si può creare un mondo di cui ci si innamora e che può lasciare spazio ad un sogno. Ogni parola assume per lui un determinato significato a seconda del contesto nel quale viene inserita. Così gli amanti dei suoi film devono comprenderne il significato per via intuitiva e non analitica.

Dunque la natura enigmatica delle idee vale in misura eguale sia per il regista che per i suoi spettatori-lettori. Ma c'è un'altra ragione per la quale le interviste di Lynch sono state sempre misteriose: il gran numero di ruoli artistici ricoperti nei film. Oltre che regista era anche produttore, direttore della fotografia, cameraman, fonico, sceneggiatore, montatore, direttore del suono, solo per citarne alcuni. Era lui stesso a volersi cimentare in tali compiti grazie ai quali, senza accorgersene, stava diventando una delle personalità più complete del suo mondo, artista di spessore unico le cui passioni per la pittura, la musica e il canto hanno influenzato il modo di esprimersi al cinema.

Ed è questo l'altro scopo del libro: far conoscere un Lynch competente nella quasi totalità delle arti cinematografiche e non solo, e restituire al lettore tutta la sua carriera che comprende anche il successo planetario ottenuto con la serie televisiva I segreti di Twin Peaks, e la reazione fortemente negativa al prequel cinematografico di Fuoco cammina con me. In tale ottica nasce l'aggettivo lynchiano che racchiude il mondo personale e professionale del regista come andava delineandosi dagli anni Ottanta in poi.

Vengono poi spiegati l'interesse di Lynch per gli stati d'animo alterati, presenti nei personaggi di film divenuti cult come Velluto blu e la sua passione per la meditazione trascendentale di cui è stato quasi un portavoce fin dal 2005. Una passione che lo ha spinto  a creare la Fondazione David Lynch per l'istruzione basata sulla coscienza e la pace nel mondo. Attraverso un ciclo di conferenze da un capo all'altro degli USA ha fatto in modo di far capire che esiste anche una correlazione tra il mondo della meditazione e quello dei suoi film. E la si scopre solo leggendo.

David Lynch, perdersi è meraviglioso,
Interviste sul cinema
a cura di Richard A. Barney
edizioni Minimun Fax
pagine 433, 17 euro

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