Dana Spiotta, 'Versioni di me'

Piccole Egan crescono. Identità e memoria, verità e finzione, musica e scrittura sono i temi intorno a cui ruota il terzo romanzo di una scrittrice emergente nella narrativa americana contemporanea

Versioni di me, particolare della copertina

Michele Lauro

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Vi siete mai chiesti quand'è che termina il diritto irresistibile alla sbadataggine e alla spensieratezza? Quando avete avvertito per la prima volta (ma in maniera definitiva) che i sogni di gioventù non si stavano avverando? Con spietata lucidità Dana Spiotta spalanca una porta sugli orrori della seconda metà della vita. L'infanzia selvaggia ai margini della scena rock di provincia ha lasciato fratello e sorella davanti al bivio dell'età matura: chi dei due ce la farà a invecchiare e a (stupidamente) sopravvivere, si vedrà presentare il conto per tutti i piaceri della prima metà.

Acclamato dalla critica statunitense come uno dei migliori romanzi dell'anno, Versioni di me ricostruisce in forma diaristica la vita di Denise e Nik Kranis, talentuoso chitarrista, personalità eccentrica e solitaria, narcisistica e autodistruttiva. Tira a campare come barista ma da 30 anni conduce una parallela esistenza da artista maudit e ossessivo archivista del proprio alter ego in faldoni chiamati Chronicles (come la monumentale autobiografia di Bob Dylan).

Quando Denise trova le Cronache, in profonda crisi di identità, decide di riscrivere in prima persona gli eventi che hanno segnato la vita della sua famiglia. Non solo il disfacimento di Nik ma anche l'affacciarsi della figlia all'età adulta e il suo bisogno di rileggere il passato, il galoppante Alzheimer della madre e soprattutto quella sgradevole sensazione, a quarantasette anni, di trovarsi sul punto di perdere da un momento all'altro la capacità di ricordare. Le Controcronache di Denise sono la versione dei fatti che contiene al suo interno la versione di Nik e degli altri. Cioè, con affascinante metalettura, sono questo libro.

Vite reali e vite immaginate udite scritte suonate e filmate si rincorrono nelle pagine di diario tenute insieme con una logica stramba e ferrea. Versioni di me è un libro dal cuore ferito. Ed è un cuore punk. "Io provo pena per tutti quegli adulti compromessi" che non sono mai onesti con se stessi sul ruolo che ciascuno ha avuto nello sviluppo della vicenda. Dana Spiotta interpreta con magistrale sensibilità e asciuttezza la crisi dei baby boomers di seconda generazione, quelli nati negli anni Sessanta e che stanno per compiere cinquant'anni. Quelli per cui la musica è stata un'Ontology, una colonna sonora esistenziale capace di adescarli come una sirena e di bloccarli a uno stadio da cui non tutti sono riusciti a uscire.

Diversamente dal ricordo falso della fotografia, mettere per iscritto gli eventi permette di recuperare un certo stato emotivo dell'esistenza. Il tempo che passa e la qualità della memoria sono, proustianamente, la griglia attraverso cui leggere le Versioni di me. Il tempo sequenziale però ha un limite. Il rimpianto e le emozioni corrompono la memoria, lo sforzo stesso di ricordare la distorce. Allora Denise, piena di sensi di colpa, offre al ricordo involontario l'ultima chance richiamando gli eventi di rottura che hanno fatto "colare l'esterno nell'interno": il rapimento di una piccola amish, le violenze di Abu Ghraib, la strage cecena.

Il malessere esistenziale della protagonista coincide con il sogno americano che si sfalda nel declino postindustriale, ormai quasi bucolico. La televisione, la rete e i media si prendono prepotentemente la scena in qualità di principali (ri)produttori di memoria collettiva, di ciò che ti resterà impigliato in mente una volta che vorrai ricordare. Un'epoca in cui personaggi e persone, corpo e mente, materia e immateriale, analogico e digitale, nomi e nickname si fronteggiano drammaticamente. "Era strano vedere Nik nel mondo reale", dice a un certo punto Denise a suo fratello. Il mondo reale di Internet.

Dana Spiotta aggiorna il manifesto del decadentismo nell'era tecnologica. Il suo diario è il ricordo del presente, il qui e ora del terzo millennio, anni ’20. Da consegnare ai posteri. Cosa succedeva quando il virtuale irruppe nell'antica dialettica tra arte e vita? Una, nessuna e centomila Versioni di me...

Dana Spiotta
Versioni di me
Minimum Fax
250 pp., 16 euro

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