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Cristina Gabetti: il futuro, "A passo leggero"

Strategie per salvaguardare la nostra identità di essere umano

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Cristina Gabetti – Credits: ufficio stampa

12.50_ Cristina Gabetti: "Con questo libro sostengo Wikipedia e questo perché in un mondo che nel giro di poco tempo dovrebbe essere interamente connesso con possibilità di interagire, e uno dei più importanti strumenti di conoscenza è proprio wikipedia, indipendente e gratuito, che vive grazie ai contributi. Spero che questa idea possa coinvolgere qualcun altro. Perché quello è proprio un caso in cui poco può fare molto...". A passo leggero...

h.12.44_ Si parla di obsolescenza programmata che è indice dello spreco... Cristina Gabetti: "Ormai fa parte del sistema e consente al progresso di manifestarsi".

h.12.37_Dal pubblico: "Non ho capito l'intento del libro". L'autrice: "Mi sono resa conto che è interessante sperimentare una trasformazione. Per me questo libro è un pezzo di percorso nel quale cambio prospettiva continuamente: un po' di introspezione e un po' di circospezione. E l'empatia ha un potenziale enorme, come conferma il neuroscienziato Giacomo Rizzolati nei suoi studi. Punto i riflettori su cose che appartengono alla vita di tutti, con l'obiettivo di stimolare gli altri alla riflessione, alla domanda, anche alla contraddizione".

h.12.35_Cristina Gabetti: "A cominciare da piccoli gesti, piccole soluzioni personali. Per esempio? Il frigorifero va svuotato prima di essere riempito di nuovo...".

h. 12.26_ Cristina Gabetti: "Ramuntcho Matta ha ereditato dal padre pittore surealista la capacità di unire mondi. In più è anche musicista: l'ultimo disco lo ha pubblicato solo in vinile per restituire alle nostre orecchie tutti quegli spettri di suono che stiamo dimenticando a causa della compressione imposta dal digitale. Per me, insegna a dialogare con l'impossibile. Ecco, secondo me la nostra più grande opportunità oggi non è quella di cercare certezze ma di cercare nuove ipotesi".

h.12.15_ Cristina Gabetti: "La nostra umanità va protetta, altrimenti perderemo quella elasticità mentale, la coscienza della nostra fisicità. In questo senso è importante la storia di Amanda di cui parlo nel libro, una persona che ho conosciuto alla Singularity. In seguito a un incidente sugli sci, dopo il quale le viene detto che non avrebbe mai più camminato, resta in sedia a rotelle. Al pubblico racconta due cose: di come abbia cambiato il proprio punto di vista sulla vita (improvvisamente dal basso) e della sua convinzione incrollabile sul fatto che un giorno sarebbe tornata a camminare. Ce l'ha fatta, grazie alla tecnologia. Ecco, questo dimostra che solo attraverso l'impollinazione tra i diversi saperi che si arriva a soluzioni così esponenziali".

h. 12.10_ Cristina Gabetti: "Ho conosciuto la Singularity University, che è una università dedita ad insegnare le tecnologie esponenziali, quelle cioè che sono in trasformazione continua. Sorge in uno dei campi della Nasa. Singularity significa singolarità tecnologica: si lavora pensando all'integrazione tra intelligenza artificiale e umana, al fine di non essere impreparati nel momento in cui l'inteligenza artificiale supererà quella umana".

h. 12.02_ Cristina Gabetti: "Il meccanismo specchio funziona così: alcune cellule del nostro cervello creano una sorta di realtà virtuale in quanto rispecchiano ciò che l'altro sta vivendo come se lo stessimo vivendo noi. Si tratta di un meccanismo sofisticatissimo perché capisce anche l'intenzione e la qualità del gesto. Allora mi sono chiesta se proprio questo meccanismo potesse essere un acceleratore del cambiamento, magari andando anche nella direzione opposta a quella biologica indicata da David".

h.11.50_ Cristina Gabetti: “Siamo in un tempo che non tollera più le certezze assolute. Il mio profondo desiderio è di ingaggiare emotivamente gli altri. Per esempio, dire,: "Io vado a piedi" e vedere che poi gli altri ti seguono".

h. 11.35_ David Orban: "Condivido con Cristina il Progetto Network Society: la domanda è se l'impatto sulla vita degli individui che ha l'organizzazione gerarchica della società in senso classico è tuttora valida. Le nuove tecnologie vedono la decentralizzazione della produzione delle energie, della produzione industriale, della salute, dell'agricoltura, dell'apprendimento. E attraverso queste è possibile creare pratiche quotidiane estremamente efficaci, creando comunità sulla base delle affinità. Si tratta di un'onda empatica globale che va sostenuta. I media sono occupati a mettere in luce gli aspetti negativi della cosa. C'è una ragione biologica in questo: l'evoluzione ci ha insegnato a reagire a notizie negative o pericoose in maniera molto più pronta rispetto alle cose piacevoli. Occorre un bilanciamento".

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Cristina Gabetti è giornalista e "A passo leggero" è il suo quarto libro, illustrato dal pittore e musicista Ramuntcho Matta. Edito da Bompiani, è stato presentato a Roma con un'ospite in collegamento streaming, David Orban, imprenditore, studioso, analista e visionario conoscitore delle nuove tecnologie. Per discutere con l'aurtrice a proposito del rapporto tra empatia e tecnologia. Qui il video dell'incontro romano.




 
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