Luca Crippa e Maurizio Omnis: Il fotografo di Auschwitz

La vera storia di un sopravvissuto al campo di sterminio che con le sue fotografie ha inchiodato i nazisti a Norimberga, tramandando una testimonianza visiva degli orrori vissuti

Marina Jonna

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“Ho guardato la morte negli occhi. L’ho fatto cinquantamila volte”.

Luca Crippa e Maurizio Omnis firmano questo libro toccante, Il fotografo di Auschwitz, edito da Piemme, che racconta la storia di un giovane austro-polacco Wilhem Brasse che rifiuta di giurare fedeltà a Hitler e di arruolarsi nella Wehrmacht per non tradire la sua patria, la Polonia.

Un anno dopo viene internato ad Auschwitz, matricola 3444.

I suoi compagni vengono inviati alla morte mentre lui, invece, si salva perché è un abile fotografo. E così assiste impotente a spettacoli raccapriccianti: come quello di Natale, dove decine di ebrei strangolati vengono disposti intorno all’albero allestito nel cortile, mentre intorno cantavano “Stille Nacht”.

Nei cinque anni successivi vive nel campo fotografa migliaia di prigionieri, di esecuzioni, e i terrificanti esperimenti su cavie umane del dottor Josef Mengele.

Oltre cinquantamila gli scatti che rappresentano una tragica documentazione di quell’abominio.

A poco a poco, Brasse decide che lo scopo della sua vita non può essere solo quello di sopravvivere. E agirà.

Nei mesi successivi, a rischio della vita, riuscirà a far pervenire alla resistenza una parte delle sue fotografie: perché attraverso di loro si conservi la memoria di Auschwitz e dei suoi orrori.

Perché il mondo doveva sapere ciò che lì stava accadendo.

E perché nessuno oggi possa mai dimenticare.

Attraverso gli occhi dei condannati affiancati al racconto dei suoi anni nel campo di concentramento esce una tragica fotografia di quei momenti che, ancora oggi, sembra impossibile siano accaduti.

Conclude il libro, l’elenco dei nazisti protagonisti di quegli anni e delle condanne a loro inferte dopo la guerra.

Questo libro è da leggere e da far leggere ai nostri figli. E, dopo averlo letto, chiudere gli occhi pregando per tutti quelli che, loro malgrado, sfilarono sotto la scritta Arbeit macht frei ( "Il lavoro rende liberi"). Con un biglietto di sola andata.

Lo troverete in vendita a partire dal 15 ottobre.

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