Costanza Savini, Gianfranco Di Nino, 'La Stanza Indaco'

C'è ancora vita quando la vita sta per finire: una storia d'amore intensa come un trillo di violino, ispirata a una storia vera

La Stanza Indaco

La Stanza Indaco, particolare della copertina – Credits: La Stanza Indaco di Matilde Bellini

Michele Lauro

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La malattia, il fine vita, la libertà di scegliere una morte dignitosa: temi finalmente alla ribalta anche sul piano etico, politico, legislativo aprono la strada a una narrativa - fino a ieri scomoda o infruttuosa, secondo il luogo comune editoriale - che si fa coraggio a raccontare storie intime in bilico su un crinale misterioso e pauroso. Quando il corpo cede ma il cervello è lucido, l'anima ipersensibile. Forse non è che un modo di guardare in faccia la paura più grande: più ancora di morire, di perdere le persone che amiamo. Di scoperchiare il tempo che arriva prima o poi per tutti, quello in cui ogni istante diventa una prova d'amore, "una gratuità a cui attingere a piene mani".

Il tempo della perdita che ci cambia per sempre prova a raccontarlo un romanzo breve e delicato, che Costanza Savini e Gianfranco Di Nino ambientano in un reparto di terapia intensiva: una camera d'ospedale all'ultimo piano ribattezzata La Stanza Indaco. Dentro quella terra di nessuno da cui si gode una vista sul bosco, perfino romantica, si sta "con un piede nel mondo fisico e l'altro piede poggiato sull'infinito". Dentro quel colore-stato d'animo percorso da un tremito interiore, sboccia l'amore fra India e Romeo. Lei, la narratrice, ricoverata per asma bronchiale cronica. Lui affetto da una non operabile neoplasia del cavo orale.

Un bacio che sa di medicina buona

L'asimmetria del loro destino circoscrive la relazione al mondo fantasmatico della Stanza Indaco, piena di monitor siringhe aspiratori tubicini ma anche di odori colori luci suoni e respiri. Un Oltremai filtrato attraverso lo sguardo ma soprattutto il sogno, l'immaginazione, l'allucinazione. India e Romeo comunicano attraverso un codice segreto. Il loro linguaggio è un mormorio oscuro legato alle qualità emotive delle vibrazioni. Il loro tempo un tempo ritrovato che emerge dai ricordi fra memoria e oblio, realtà e sogno, luce e ombra, fra percezioni tattili e sinestesie olfattive.

Romeo è un'anima inquieta. Sul suo comodino riposa un violino, di cui vorrebbe regalare la voce a India. Allena la sensibilità a intuire la vibrazione delle piante, seleziona gli odori delle persone, rivive le sensazioni archiviate nella memoria del suo cervello. Ma non basta, Romeo sente che il tempo si restringe e ha bisogno di agire. Cerca complicità per un'evasione. Progetta la fuga nell'alveo domestico affacciato sulle colline. Un sogno di reinfetazione per ascoltare l'Andante di Vivaldi dalla poltrona di casa: "un sogno lucido dove tutto era possibile".

India rimane ad aspettarlo con la testa appoggiata sul violino, custode del patto segreto. Ne vale sempre la pena, ha spiegato il dottor Momcilo Jankovic nel suo reportage sui bambini leucemici, portando il sorriso nelle corsie dell'oncologia pediatrica. L'abitudine alla vita si annida dove meno te lo aspetti. In un bacio che sa di medicina buona. In un violino lasciato in pegno come promessa di un "tempo che non passa mai". In una storia da raccontare: questa.

L'amore e il rispetto della libertà personale

Nel caso di Fabiano Antoniani e Valeria Imbrogno la prova d’amore si è tradotta nel rispetto della volontà di chi si ama fino all'ultimo passo. Prometto di perderti, scritto assieme alla giornalista Simona Voglino Levy, racconta l'amore tra Valeria e Dj Fabo, culminato nella promessa di raccontare che la morte non può spezzare "la vita più bella del mondo". Mi vivi dentro, confessa in un libro fresco di stampa Alessandro Mian a sua moglie Francesca, giornalista e scrittrice con cui ha condiviso il tempo di una lunga malattia, mentre lei coinvolgeva nella sua battaglia i numerosi seguaci del suo blog su Vanity Fair.

Tanti struggenti congedi si consumano ogni giorno tra le pareti della Stanza Indaco, il luogo simbolico dove il non senso e la fatica quotidiana, la paura della morte, il dolore della perdita vengono annientati dalla dolcezza degli ultimi "momenti d'amore muto, disarmato, silenzioso". Momenti che non si possono dire ma neppure dimenticare, come ha sintetizzato Pierluigi Cappello nei bellissimi versi di Anello: "Quando sto con il mio silenzio nel tuo / il mio silenzio splende di giovinezza / e un mondo - che era nascosto - riappare".

Costanza Savini, Gianfranco Di Nino
La stanza indaco
Il Ciliegio edizioni
74 pp., 10 euro

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