Compri un libro e vinci un viaggio

Per ingolosire i possibili acquirenti gli editori puntano sulle fascette. Che promettono di tutto. E talvolta delirano

Stefania Vitulli

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"Tieni questo libro vicino a te anche quando avrai voltato l’ultima pagina": come una copertina di Linus, ti proteggerà dal male e ti farà sentire al sicuro. "Nelle storie della filosofia del Novecento manca un pensatore imprescindibile": chissà di chi si saranno dimenticati nell’ennesimo approfondimento su Søren Kierkegaard, Friedrich Nietzsche o Benedetto Croce. "Una scrittrice, ecco, non solo una narratrice. Thank you, madam": qui siamo nel campo delle intercettazioni telefoniche, senz’altro la frase è stata carpita in segreto nella hall di un hotel cinque stelle in Costa Azzurra o, alla peggio, in una sala da tè. "Un autore molto, molto amato": accidenti, che precisione, impossibile sbagliare, sta proprio parlando di... ma di chi? Gli autori molto, molto amati quanti saranno? Un milione? Quelle appena citate sono alcune tra le frasi considerate "vincenti" da editori, esperti di comunicazione e scrittori. Le frasi che dovrebbero convincere chi entra in libreria a comprare. Ovvero le frasi che compaiono sulle fascette che avvolgono i volumi, quei pezzetti di carta colorati che, oltre a nascondere la copertina, dovrebbero contenere un messaggio imprescindibile e urgente, da leggere prima di tutto, al limite anche prima di titolo e autore.

Il gioco è bello e va consigliato. La prossima volta che entrate in libreria, passate in rassegna soltanto le fascette. Scoprirete che la Feltrinelli vuole farvi sapere assolutamente che Di tutto resta un poco di Antonio Tabucchi non è stato messo insieme con manoscritti ritrovati all’insaputa dello scomparso, ma è "l’ultimo libro consegnato alle stampe dall’autore". Proprio da lui, personalmente di persona. Scoprirete che ci sono fascette così ambigue che richiedono un bel ragionamento per non farsi ingannare: "L’ultimo amore di Kafka" recita quella che avvolge il romanzo La meraviglia della vita di Michael Kumpfmuller (Neri Pozza). Che significa? Franz Kafka amava Kumpfmuller? Kafka aveva letto La meraviglia della vita e quel libro è stato il suo ultimo amore?

Scoprirete che la frase "un autore molto, molto amato" è stata pronunciata (e riportata sulla fascetta) nientemeno che da Fabio Fazio a Che tempo che fa: si sa, basta una sua parola a far vendere libri, così ce la ritroviamo sulla fascetta di Galeotto fu il collier (Garzanti) di Andrea Vitali. Come se fosse, appunto, il frutto della mente di un "pensatore imprescindibile" (a proposito, quello di prima era Topolino, di cui Giulio Giorello racconta la filosofia per la Guanda). Scoprirete che esistono anche fascette più esplicite, forse anche troppo: "Avventuroso come i romanzi di Valerio Massimo Manfredi, spettacolare come Trecento, appassionante come Il gladiatore, un nuovo romanzo di esordio". Sembra il trailer di un kolossal e invece si tratta de Il lupo di Sparta di Antonis Antoniadis (Longanesi): basterà a garantire vendite da kolossal? C’è anche chi va direttamente al sodo, come la Sperling&Kupfer per Il mercante di stoffe con l’irresistibile: "Vinci un weekend a Barcellona".

Meno male che esistono professionisti della fascetta, nomi che fanno del genere un’arte. Niccolò Ammaniti, Alessandro Baricco, Natalia Aspesi e naturalmente Fazio sono le firme più inflazionate. Una loro frase, poco importa di quale spessore, abbraccia un libro e questo vola in classifica. O almeno così sperano gli editori, visto che alcuni, come Aspesi nel caso della Bollati Boringhieri, compaiono in fascetta su ogni nuovo titolo del catalogo con virgolettati ipnotici come "incantevole", "corro a comprarlo", "un piccolo romanzo bellissimo che non ci si stanca mai di rileggere"...

Le fascette dovrebbero essere la motivazione di vendita, il fiore all’occhiello del titolo e del suo autore. E invece sembrano il bigliettino sul regalo di compleanno, quello che di solito viene improvvisato in auto un secondo prima di salire dal festeggiato, con una frase irrimediabilmente sventata cui di sincero rimane solo la firma.

Se un giornalista e scrittore, Alberto Forni, sul tema ha aperto persino un blog, Fascetta nera, che colleziona, oltre agli incarti, i tweet di antifascettisti ("Stanno al libro come le tette al silicone su una donna: seduce invogliante il lettore influenzabile con numeri finti"), vuol dire che lo slogan che copre la copertina non è solo "la prima cosa che si butta".

È tale l’invasione e il condizionamento da fascettomania che nel cercare di rispondere al quesito: "Cos’è un figlio? Cos’è l’affetto per un figlio?", strillato dalla fascetta di Sei tornato di Christopher Coake (Guanda), è inevitabile chiedersi se chi arriva per primo alla soluzione vince un weekend a Barcellona.

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