Libri

Il cibo secondo Jim Gaffigan

Una storia d’amore vera, comica e ipercalorica

Il cibo secondo Jim

Giulio Passerini

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È difficile per un italiano capire il rapporto che gli americani hanno col cibo. Questo perché nella cultura USA il protagonista è il cibo, non chi se lo mangia. Jim Gaffigan, l’autore di Il cibo secondo Jim (pubblicato da EDT), non è un cuoco, né un gourmet. È un comico, il suo mestiere è quello di far ridere la gente. Quali sono dunque le sue credenziali per scrivere un libro sul rapporto che gli americani hanno col cibo? Beh, tanto per cominciare non è magro, che è già un buon punto di partenza. Come dice giustamente il nostro Jim, chi accetterebbe opinioni culinarie da qualcuno che non è neanche un filino in sovrappeso? Jim ama il cibo, specialmente quello grasso, zuccheroso, salato, fritto e pericoloso per le arterie, perché Jim è un americano vero. Questo libro è la sua personale dichiarazione d’amore per lo stile alimentare meno sostenibile e più dannoso sulla faccia della terra.

Ode al pollo fritto
Proviamo per un attimo a mettere a sistema le pessime abitudini alimentari degli americani con i costi del loro esoso e difficilmente accessibile sistema sanitario. Com’è possibile che ci siano ancora così tanti americani vivi sulla faccia della terra? Devono avere una tempra eccezionale, questo è certo. D’altronde chi altro potrebbe scofanarsi mezzo chilo di ali di pollo fritto nel burro (e accidenti quanto sono buone) fra un pasto e l’altro? In questo Gaffigan si dimostra un perfetto patriota.

Mele sotto copertura
Una volta, racconta, ha visto una mela e non l’ha riconosciuta: erano secoli che non vedeva delle mele senza una torta intorno. La verdura? Va bene al massimo come spalla per aprire un concerto di costolette. L’insalata? È solo un modo economico per ricreare una scena di Sex and the city. L’unica verdura di cui fidarsi sono le patate fritte. Persino la frutta è traditrice. Prendiamo le fragole, per esempio: si sono rivolte a un ottimo ufficio stampa, non sono veramente buone. Molto meglio andarsene in giro bevendo un bicchiere di sugo d’arrosto. Che diamine, se uno deve morire almeno muore contento. E salato.

Contro i fasciosalutisti
Scherzi a parte, qualche ragione ce l’ha anche il nostro Gaffigan. Le mode salutiste, per esempio, cambiano davvero ogni sei mesi, come si fa a stare al passo? Ricordate? Negli anni ’90 i fiocchi di latte erano la pietra angolare delle diete da rivista. I fiocchi di latte! Dei grumi di formaggio! Neanche il pane si salva dagli attacchi degli integrali(sti): da un po' di tempo a questa parte non è più considerato sano se non è cruscato, terroso, verduroso, crudetto, molliccio e viscidino. Ma che vi ha fatto di male? Non so, vogliamo sgranocchiare direttamente spighe ancora sporche di terra? E parliamo dei negozi bio, sì parliamone, con i loro panini di truciolato di legno a dieci euro il pezzo. L’ultima bordata è per l’acqua minerale d’importazione: che senso ha bere acqua norvegese? “In Norvegia bevono acqua da molto più tempo di noi” scrive, “saranno più bravi per forza”.

America the beautiful
La verità è che in America mangiare è un’esperienza altamente gratificante. Puoi mangiare sempre, ovunque, qualunque cosa, a qualunque ora, quanto vuoi, e nessuno verrà mai a dirti che non si fa. Provaci soltanto in Italia a ordinare un cappuccino dopo pranzo. Certo, come in tutte le cose belle c’è un rovescio della medaglia, vale a dire che alla lunga ti uccide. Ma per una vacanza è senz’altro un bel vivere. La prossima volta che fate un salto negli USA, chiedete a Jim. Dal suo taccuino salterà sempre fuori un posto appetitoso. A meno che non vi troviate a Rapid City, South Dakota. Ma sarebbe troppo lungo spiegarvi perché.

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